Idee chiare

Enrico Berlinguer

Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano (PCI) durante gli anni di piombo, adottò una linea di netta condanna, fermezza e contrapposizione contro le Brigate Rosse (BR) e il terrorismo di sinistra. Egli considerava le BR non come compagni deviati, ma come nemici della democrazia e del movimento operaio, arrivando a definire il terrorismo una provocazione volta a sovvertire l’ordine costituzionale
Ecco i punti chiave del comportamento di Berlinguer con le BR:
Linea della “Fermezza” nel Caso Moro: Durante il rapimento di Aldo Moro nel 1978, Berlinguer fu tra i principali sostenitori della “linea della fermezza”. Il PCI si oppose fermamente a qualsiasi trattativa o scambio di prigionieri con i terroristi, ritenendo che cedere avrebbe minato lo Stato e legittimato la violenza politica.
Contrasto Sociale e Politico: Berlinguer lavorò per isolare i terroristi all’interno delle fabbriche e nelle piazze, spingendo il PCI e i sindacati (CGIL) a difendere le istituzioni democratiche e a denunciare apertamente i brigatisti, contrastando la loro narrazione “rivoluzionaria”.

Attacchi alle BR come “Provocatori”: Berlinguer e il PCI descrivevano le BR come “pseudo-rivoluzionari” che in realtà favorivano la destra reazionaria, definendoli strumenti di una strategia della tensione volta a colpire il compromesso storico e la democrazia italiana.
Pericolo Personale: Berlinguer stesso fu un obiettivo delle BR, che lo consideravano un traditore della causa comunista. È stato riportato che il leader comunista subì pedinamenti da parte dei brigatisti, tanto da dover aumentare la sicurezza attorno alla sua persona.

Brigate Rosse e Antagonisti a Torino

Ho fatto questo lungo preambolo in quanto sabato a Torino si è verificato un fatto gravissimo alcuni facinorosi hanno aggredito un poliziotto nell’esercizio delle sue funzioni durante la manifestazione.

Altro fatto sconcertante è stato da parte delle destre l’attacco improvviso e sbagliato a tutte le opposizioni in merito alla presenza di alcuno alla manifestazione.
Ministro Crosetto
“Gli antagonisti di Torino? Vanno combattuti come le Brigate rosse”
Non ha esitato mezzo secondo a sciacallare politicamente sui fatti di Torino per trasformarla in un’occasione di militarizzazione e repressione in questo Paese.
Ancora più di quanto già non sia.

Chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità”. Parole accolte da applausi tra i parlamentari del centrodestra, che si sono alzati in piedi, mentre dall’opposizione sono arrivate una serie di critiche. “Trovo gravissima la strumentalizzazione che è stata fatta da parte della destra e oggi anche dal ministro Piantedosi contro le opposizioni e contro i giudici per quello che accade” dice in serata la segretaria del Pd Elly Schlein.

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Ho studiato a fondo la storia repubblicana di questo paese e una sola volta si è visto in ministro degli interni che attizza il fuoco dello scontro si chiamava Scelba ministro degli interni del governo Il governo Tambroni (26 marzo – 27 luglio 1960) è stato il 15° esecutivo della Repubblica Italiana, noto per essere stato l’unico della storia repubblicana a ottenere la fiducia con i voti determinanti del Movimento Sociale Italiano (MSI), partito di ispirazione neofascista, sostenuto dalla Democrazia Cristiana. Il governo, durato soli 123 giorni, scatenò duri scontri e manifestazioni di piazza – con 12 morti tra i manifestanti a causa della repressione poliziesca, specialmente a Genova e Reggio Emilia – portando alle dimissioni del Presidente del Consiglio Fernando Tambroni e alla fine dell’esperimento di centro-destra, spostando la politica italiana verso il centro-sinistra.
La mia domanda è semplice la sinistra attuale è in grado di costruire una contrapposizione seria alle destre?
Notizia di pochi giorni fa Vannacci ha fondato un partito che si colloca a destra della Meloni come dire al peggio non c’è mai fine.
Il Partito Comunista Italiano (PCI) ha storicamente ottenuto consensi molto alti, talvolta vincendo in zone tradizionalmente considerate conservatrici o in comuni con un forte voto di destra/centro-destra (specialmente nel dopoguerra e nelle zone rurali o del centro Italia), grazie a una combinazione di fattori organizzativi, socio-economici e politici.
I principali motivi della trasversalità del voto PCI includono:

Subcultura politica radicata: Nelle “zone rosse” (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche), il PCI non era solo un partito, ma una rete capillare di organizzazioni (cooperative, case del popolo, associazioni contadine) che garantiva servizi, solidarietà e amministrazione efficiente, guadagnando la fiducia anche di elettori non ideologicamente comunisti.
Identità tra partito e territorio: In molte realtà locali, il PCI era percepito come il partito “della gente”, capace di difendere gli interessi locali e di sviluppare l’economia cooperativa, a prescindere dalle logiche nazionali di guerra fredda.
Se si vuole risposte e soluzioni si deve studiare la storia il PCI era il partito della povera gente dei lavoratori,che si sentivano pienamente rappresentati.
Oggi la sinistra a parole dice di difendere i più deboli ma nei fatti non lo fa mai.
Anzi durante i tanti governi tecnici di cui ha fatto parte era un partito con chiara ispirazione padronale.
Faccio questa considerazione perché il disagio sociale, abbandonato a stesso spesso diventa terreno di conquista della reazione.
Il fascismo in Italia (1919-1922) è stato causato da una profonda crisi post-bellica, caratterizzata da un’instabilità politica, un’elevata disoccupazione, il malcontento per la “Vittoria mutilata” e la paura di una rivoluzione socialista durante il “Biennio Rosso”. La debolezza dei governi liberali e l’uso della violenza squadrista hanno favorito l’ascesa di Mussolini.
Non c’è più tempo è venuto il momento di abbandonare posizioni veleitarie tornare a stare in mezzo alla gente e costruire in tempi rapidi un cantiere politico democratico, liberale, riformista federalista che ritorni a parlare con i cittadini.
Ormai il tempo è poco e il rischio che si saldi  un patto sociale con una destra eservisa e forcaiola è ad alto rischio.
Fermare il fascismo e le ideologie autoritarie richiede vigilanza, cultura e il coraggio di difendere i valori democratici.
“Il modo migliore per fermare il fascismo è l’istruzione, la cultura e il pensiero critico.”

Roberto Paolino

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