Garlasco… forever. Della serie: “Esco anch’io?” — No, tu no!!!

La rubrica firmata da Alberto Bonvicini, già comandante della Polizia Postale di Savona,  ci accompagnerà con riflessioni dedicate all’impatto dei social network, di internet e delle nuove tecnologie sulla nostra società.
Con lo sguardo esperto di chi ha vissuto in prima linea l’evoluzione (e le derive) del mondo digitale, Bonvicini ci offrirà analisi lucide e senza filtri su temi che toccano da vicino il nostro quotidiano: dalle devianze giovanili alla cultura dell’emulazione, dal web come strumento educativo o distruttivo fino al lento smarrirsi del senso critico.
Uno spazio di pensiero libero, per leggere con occhi diversi quello che ci succede intorno.

Garlasco… forever. Della serie: “Esco anch’io?” — No, tu no!!!

Febbraio 2025… o forse fine gennaio… Rete4 per prima dava la notizia: i carabinieri, con un decreto del magistrato, si erano recati presso l’abitazione della povera Chiara e avevano provveduto al sequestro dei rifiuti di casa Poggi.

Quel giorno ho pensato: c’è qualcosa che non torna. Oppure è la fine dell’inizio, che col senno di poi riconduce a quello che spesso accade nei gialli, nei film di paura se non horror: la soluzione è sempre all’inizio, cioè nelle prime fasi.

C’è da prendere ad esempio il film cult Profondo Rosso: all’inizio c’è un attore tra i protagonisti, una bella casa con una serie di quadri stupendi ma spaventosi… a un certo punto non c’è un quadro, ma uno specchio, e all’interno dello stesso c’è l’immagine di Clara Calamai, attrice che interpreta il ruolo dell’assassina.

E Garlasco non è differente.

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Nei primi giorni dopo il delitto c’è tutta una serie di cose che quadrerebbero più che a meraviglia per risolvere il caso. Ma è chiaro che sarebbe solo un indirizzo familiare, completamente crudele e sconvolgente per i Poggi, e anche — diciamolo bene — per scoprire chi, da subito (Moschitta docet), avrebbe portato dietro alle sbarre chi era impossibile da mandare.

Ricordiamoci di notizie che oggi sembrano quasi più facili di un gol sbagliato da David o da Openda della Juve: la cappa intercettata a dire “ho paura che abbiamo incastrato il signor Stasi”, i messaggi e le telefonate del signor Sempio, il biglietto al cimitero trovato dalla signora Rita Preda, la mamma di Chiara, in cui c’era scritto “è stato Marco”.

Ebbene, avevano tutti questi indizi già nel 2007. Ma si andò a manetta contro Alberto Stasi: faccia un po’ da nerd col grano, non un fulmine di guerra in prontezza, un po’ viziato e forse troppo protetto dal padre.

Ma si sa: in questo Paese puoi essere un leone — e chi scrive lo sa bene — ma se vieni attaccato in massa tra invidia, cattiveria e intrallazzo, perdi. O lotti come puoi, o soccombi.

E allora anche giudici onesti votano per ragion di Stato e confezionano una pena che lascia molti interrogativi. Sedici anni per un omicidio così grave restano un punto su cui in tanti continuano a discutere.

Se il giudice Vitelli lo aveva assolto prima, lo si farà passare subito all’anonimato. E sfido a sapere se qualche lettore lo avesse mai sentito nominare prima del 2025, quando nei programmi TV, con umiltà, diceva di aver fatto solo il suo dovere, applicando la formula del ragionevole dubbio. E non può dire neanche ora la verità.

Eppure è così.

L’avvocato Giada Bccelari e la criminologa Bruzzone

All’epoca dei fatti l’avvocato Giada Bocellari, se la senti parlare di legge a ruota libera, sembra avere una padronanza notevole. Eppure non la considerava quasi nessuno: bocciavano qualsiasi cosa, tutto era “no”, “no” e “no”, oppure “richiesta inammissibile”. E con la Bruzzone che diventava ogni giorno più aggressiva, perché Bocellari — sia a lei che a Contemarzotto e Garofano — in qualsiasi TV o giornale dava lezioni tipo il Milan di Capello al Barcellona nel 1994.

Poi, da febbraio 2025, spunta De Rensis che la fa conoscere al mondo, esaltandone preparazione, onestà intellettuale e capacità di intravedere i buchi e gli errori anche nel lavoro tecnico dei consulenti.

Da lì in poi esce di tutto: trasmissioni a raffica, si scomoda anche Bruno Vespa, poi una sequenza infinita di programmi TV. Arrivano consulenti, criminologi, opinionisti: per mesi il caso diventa un palcoscenico continuo.

Si prova a tirare dentro di tutto: il romeno, il santuario delle Bozzole, piste che spaziano dalla criminalità organizzata ad altri scenari. Una moltiplicazione di ipotesi che finisce per alimentare ancora di più la confusione.

E con il passare del tempo, il caso diventa sempre più mediatico.

L’avvocato Cataliotti  col caso Sempio  è  in TV, con l’avvocato Taccia, tre volte a settimana, ed è piombato dentro la storia.

L’avvocato Cataliotti con l’avvocato Taccia

La fine è forse vicina? Forse sì. Ma è da pensare che ci sarà ancora qualche colpo di scena.

La pista e le conclusioni dell’indagine contro il signor Sempio portano verso un possibile processo, ma restano ancora molti interrogativi. E non va dimenticato come altre persone e famiglie siano finite, nel tempo, dentro il vortice dei sospetti.

Ed è proprio questo uno dei punti più delicati: chi finisce dentro questa storia rischia di restarci, a prescindere da come andrà a finire.

Mentre per Alberto Stasi, l’eventuale uscita con una piena riabilitazione resta tutta da verificare.

Alla fine, oltre alla povera Chiara, morta per mano — comunque — di una persona che conosceva, resta la spettacolarizzazione di una tragedia.

E forse l’unica cosa che si può dire è che questa vicenda ha travolto tutto e tutti.

E come diceva Fabri Fibra: viviamo nel Paese delle mezze verità… ma lui è un ottimista.

Alberto Bonvicini 

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One thought on “Garlasco… forever. Della serie: “Esco anch’io?” — No, tu no!!!”

  1. L’articolo gioca bene su un’ironia amara: il “Garlasco forever” diventa il simbolo di un circo mediatico che non finisce mai, dove più che la verità conta restare in scena. Il tono è tagliente, quasi disilluso, e mette in fila una sensazione diffusa: giustizia e spettacolo spesso viaggiano su binari diversi. Alla fine resta una domanda implicita, ma pesante: si cerca davvero chiarezza o solo visibilità?

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