Il mio 25 aprile
Il mio 25 aprile
Anche quest’anno la festa della liberazione dell’Italia dal nazifascismo è diventata un’orgia di squadrismo, con tanti manifestanti che si sono dimostrati essere ancora una volta dei miseri fiancheggiatori del terrorismo – palestinese (Hamas), iraniano (gli Ayatollah), russo (Putin), venezuelano (Maduro), e chi più ne ha più ne metta.
Invece sono state bandite le bandiere di coloro che hanno davvero combattuto per sconfiggere Hitler e Mussolini – americani, canadesi, polacchi, inglesi, ebrei, ecc.
Una cosa vergognosa.
Per una volta tanto io, che non sono un credente, ho deciso di prendere parte ad una cerimonia religiosa, una commovente messa in celebrazione dei defunti in ricordo di coloro che sono morti durante la seconda guerra mondiale.


In memoria di San Marco e dei militari della divisione paracadutisti, “San Marco”.

Ad Altare, a pochi chilometri da Savona e da Genova, c’è un cimitero ufficiale del Ministero della Difesa, un cimitero che rappresenta un’esperienza unica, forse in Italia, forse nel mondo.
Una placca precisa che lì sono seppelliti i caduti della “Guerra 1940-45”; ed è una chiarificazione importante, perché all’esterno c’è anche un cartello che in qualche modo inserisce questo cimitero nel percorso napoleonico.


Chi è seppellito sotto queste croci bianche e nei tumuli in alto?
La maggior parte sono soldati e civili italiani – per lo più ci sono nomi e cognomi senza altre indicazioni, ma per molti c’è una dicitura: “sold.” (per soldato) o “aviere” o “civ.” (per civile) o “partig.” (per partigiano) e tante altre.

Alcuni sono indicati con un nome tra virgolette: sono partigiani e staffette partigiane di cui si conosce solo il “nome di battaglia”.

Molti sono tumulati o sepolti con l’indicazione “ignoto”.

E fra di loro forse c’è anche qualche militare tedesco o americano.
In origine, infatti, in questo “Cimitero delle croci bianche”, voluto inizialmente nel 1944 dal gen. Farina della Divisione San Marco, erano sepolti insieme soldati tedeschi, partigiani e avieri alleati caduti sulle colline vicine.
Dopo anni e anni di guerra si avvertiva il bisogno di prepararsi a vivere la pace che sarebbe venuta con uno spirito diverso.

PUBBLICITA’
Poi i morti non-italiani (tedeschi, americani e canadesi) sono stati trasferiti in altri cimiteri. Erano quelli “noti”; ma forse qualcuno rimane fra gli “ignoti”.
Perché questa è la commovente bellezza di questo cimitero, che non lascia indifferente chiunque vada a visitarlo: finita la guerra, finito il conflitto che ci ha diviso, definiti vinti e vincitori, è giusto ricordare insieme chi non c’è più.
Alcuni hanno combattuto dalla parte “sbagliata”, altri hanno combattuto dalla parte “giusta”: e all’epoca erano veramente l’una giusta e l’altra sbagliata. Ma tutti hanno il diritto di piangere i propri morti.
Il governo italiano, presidente del consiglio il DC Alcide de Gasperi e vice presidente il PCI Palmiro Togliatti, instaurò la Festa della Liberazione il 25 aprile – istituita il 22 aprile 1946 dal Luogotenente generale Umberto di Savoia – e promulgò poco dopo un’amnistia per tutti i crimini commessi fra il 1943 e il 1946 (firmatario il ministro di Grazia e Giustizia, Togliatti) proprio per aprire la strada alla riconciliazione nazionale dopo una sanguinosa guerra civile.

Invito tutti coloro che sono convinti del valore del 25 aprile a visitare il cimitero di Altare, celebrando la memoria dei caduti. Questo non vuol dire certo modificare il proprio giudizio storico, ma la guerra è finita nel 1945.

LUCIANO DONDERO
