CINEMA: THE BUTLER

 
RUBRICA SETTIMANALE DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO
In sala in provincia di Savona
THE BUTLER

RUBRICA SETTIMANALE DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

In sala in provincia di Savona
THE BUTLER
 
Titolo Originale: THE BUTLER
Regia: Lee Daniels
Interpreti: Forest Whitaker, John Cusack, James Marsden, Jane Fonda, Robin Williams, Alan Rickman, Lenny Kravitz, Alex Pettyfer, Jesse Williams, Liev Schreiber, Minka Kelly, Nelsan Ellis, Terrence Howard, Cuba Gooding Jr., Vanessa Redgrave, Mariah Carey, Melissa Leo
Durata: h 1.55
Nazionalità: USA 2013
Genere: biografico 
Al cinema nel Gennaio 2014
Recensore Biagio Giordano
In sala nella provincia di Savona 

   Cecil Gaines figlio di una famiglia di schiavi della Georgia degli anni venti, ha assistito da piccolo,  in un campo di cotone, all’uccisione del padre, avvenuta per futili motivi,  a sangue freddo,  con un colpo di pistola sparato da un giovane capo bianco.  

Commossi per quanto accaduto, trova accoglienza  nella casa dei bianchi proprietari, dove viene educato nella difficile arte del servire. Approdato a Washington con buone referenze,  sposa Gloria donna di colore, e diventa padre di Louis e Charlie. A sorpresa un giorno gli viene proposta l’assunzione come maggiordomo alla Casa Bianca, incarico che, dalla gioia, non gli sembrerà vero fino al momento della firma.

Per lunga tradizione le consegne professionali che deve osservare Cecil Gaines  nella stanza Ovale della Casa Bianca e nei ricevimenti, nonché dove si serve il tè, sono in buona parte dagli effetti umilianti, e assai diverse da quelle richieste ai maggiordomi bianchi in altri contesti simili.

Egli deve rimanere sordo a tutto ciò che sente durante il lavoro,  in particolare  riguardo a  informazioni politiche sensibili o private; inoltre deve stare immobile nelle pause di lavoro, e  in qualsiasi situazione non deve mai tradire una declinazione inopportuna dello sguardo: qualcosa cioè che possa lasciar trapelare un’emozione confidenziale o  critica. Per di più deve soddisfare tutte le richieste extra dei suoi Presidenti, anche le più strane e bizzarre, in quanto si suppone siano conformi alla carta costituzionale perché richieste dal primo cittadino degli Stati Uniti. Lo stipendio, come da misteriose norme di legge generali, risulterà molto inferiore a quello percepito dai maggiordomi bianchi a parità di mansione.


Cecil Gaines nella sua lunga carriera come maggiordomo sarà testimone negli Stati Uniti di profondi cambiamenti storici, in particolare sulla gravissima questione dei neri, e suo figlio primogenito lotterà per i diritti civili della sua gente aderendo attivamente al movimento pacifista di Martin Luther King e  a quello  politicamente più aggresivo di Malcolm X.

Dapprima  scettico  e  pauroso,  Cecil  Gaines prenderà  via via  coscienza  di  sé  e  dei  propri  diritti, grazie  sia alle  gesta  del  figlio, che in un primo momento ripudierà perché come padre si sentirà offeso dal suo estremismo trasgressivo, sia grazie alla grande  eco  mediatica  suscitata  dalle  battaglie dei neri per i diritti civili.

Cecil Gaines arriverà al  punto,  sulla soglia della vecchiaia, di  dimettersi  dal  suo  lavoro  e scendere  in  campo  al fianco del figlio, non prima però di aver fatto col Presidente degli Stati Uniti  di turno un accordo sulla parità di salario tra maggiordomi neri e bianchi.


Da  pensionato  Cecil Gaines troverà finalmente  la   pace  interiore  che gli era sempre mancata,  e   nelle elezioni di Barack Obama  a  Presidente degli Stati Uniti una felicità ingannevole. Cecil è abbagliato dai media televisivi, pensa  che le elezione di Obama rappresentino una vittoria importante dei neri, una nuova coscienza del paese, a cui corrisponderebbe una soluzione di fondo della questione nera. Cecil  crede che i bianchi siano finalmente approdati a un nuovo statuto etico. Ormai vecchio non avrà più il tempo di scoprire il tragico equivoco, di osservare più attentamente  i piccoli gesti quotidiani delle persone del suo quartiere che tradiscono come sempre, attraverso piccoli dettagli dello sguardo e il linguaggio più minuto dei gesti, un razzismo subdolo a stento contenuto.

Il film è un po’ particolare, perché trascura,  necessariamente, lo spettacolo non ponendosi mai un problema estetico, il tutto va a vantaggio della creazione di un’atmosfera plumbea, credibile, ben in sintonia con i contenuti narrativi. Quest’ultimi  sono schematizzati con cura trasmettendo la sensazione di trovarsi in mezzo  a un vero biografico intenso, essenziale, privo di ogni conformazione retorica.


La forma della scrittura per immagini è sufficientemente alta, tecnicamente rigorosa, supera con sufficienza la prova, molto complessa e difficile, di riuscire a trasmettere al cinema alcuni aspetti del pathos della cultura nera senza lasciarsi influenzare, per proprie proiezioni inconsce legate a sensi di colpa, da forme di retorica pietista ad alto e forzoso contenuto drammatico.

Le proposizioni del linguaggio per immagini sono brevi e dense ma ben collegate tra di loro grazie a un riuscito montaggio, vero gioiello del film, esse si mantengono su un piano espressivo assai dettagliato nella composizione scenica ma senza una particolare costruzione estetica  finalizzata ad ottenere  effetti fotografici troppo coinvolgenti.

La preoccupazione di fondo dell’ottimo regista  Lee Daniels  nasce in questo film dalla difficoltà oggettiva di mantenere  uno stile unitario. Lee Daniels cerca di non creare  una distonia tra i motivi narrativi di fondo previsti dalla sceneggiatura, che sono molto delicati sul piano emotivo perché predisposti a rappresentare il dolore, e il piacere filmico suggestivo, presente costituzionalmente nel dispositivo stesso cinematografico. Egli si cimenta, con un grande equilibrio, in una sorta di  spegnimento di ogni improvvisa ebbrezza visiva filmica sorgente qua e là naturalmente  dalla macchina da presa, a vantaggio di una comunicazione meno precaria possibile della vita difficile dei neri: presa  per quella che è, tra le maglie visive brutalizzanti del linguaggio cinematografico. Aspetto questo che direi in parte riuscito, per cui questo film è da considerare non solo un’opera di pregio ma qualcosa  di più.

 Qualcosa  forse non ancora esattamente definibile dal punto di vista artistico e culturale, ma che già si intuisce  come abbia un certo spessore.

BIAGIO GIORDANO
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