Caso di morte durante un arresto a Bologna: ora basta il processo preventivo alle Forze dell’Ordine
Caso di morte durante un arresto a Bologna:
ora basta il processo preventivo alle Forze dell’Ordine
La Polizia interviene perché viene chiamata a gestire una situazione problematica.
Se gli agenti ritengono necessario immobilizzare e ammanettare una persona per mettere in sicurezza sé stessi, l’interessato e gli altri cittadini, cosa dovrebbero fare? Presentarsi con un mazzo di fiori e offrire un cioccolatino?
Prima di puntare il dito contro gli agenti, aspettiamo gli accertamenti.
E se emergesse che quella persona aveva assunto cocaina o altre sostanze stimolanti?
Se fosse stata in corso una grave intossicazione o una condizione medica capace di provocare un’aritmia o un arresto cardiaco?
Ad esempio non è dato sapere eventualmente se la stessa persona fosse allergica a sostanze contenute nello spray usato, ma certamente questo non è una responsabilità diretta degli agenti intervenuti.
Sono ipotesi, non affermazioni.
Proprio per questo servono l’autopsia, gli esami tossicologici, le consulenze medico-legali e l’analisi completa delle bodycam e di tutti i filmati disponibili.
Nel frattempo stanno circolando ricostruzioni, ma soprattutto illazioni, che rischiano di influenzare l’opinione pubblica prima ancora che parlino le prove.
Dai video diffusi non sembrerebbe emergere la dinamica descritta da alcuni, secondo cui l’uomo sarebbe stato supino con il torace o il collo schiacciati dagli agenti.
Saranno comunque lo ripeto, le immagini integrali, le bodycam e le perizie a stabilire con precisione cosa sia realmente accaduto.
È per questo che nessuno dovrebbe trasformare una propria ricostruzione in una verità accertata.
Un decesso durante un intervento può dipendere da molteplici fattori:
una grave agitazione psicomotoria, l’eventuale assunzione di sostanze, patologie preesistenti, lo stress fisico ed emotivo o una combinazione di più elementi.

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Stabilire quale sia stata la causa effettiva spetta esclusivamente agli specialisti incaricati delle indagini.
Se gli agenti hanno sbagliato, ne risponderanno davanti alla legge.
Ma se hanno operato nel rispetto delle procedure, lo Stato dovrà difenderli con la stessa determinazione con cui oggi qualcuno pretende di accusarli.
Allo stesso modo è giusto chiarire anche il ruolo dei soccorsi sanitari.
Se sul posto erano presenti operatori della Croce Rossa Italiana, è doveroso verificare quale fosse la responsabilità sanitaria dell’intervento, quando siano iniziate le manovre di soccorso e se tutti i protocolli previsti siano stati rispettati.
Soprattutto se ciò non fosse accaduto, bisogna dimostrare il perché.
Non sono accuse, ma domande legittime alle quali le indagini dovranno dare una risposta.
È comprensibile il dolore dei familiari, ma nessuno, familiari compresi, dovrebbe rilasciare dichiarazioni che anticipino le conclusioni della magistratura o possano contribuire a orientare ed influenzare l’opinione pubblica su responsabilità che devono ancora essere accertate.
Tantomeno certo giornalismo o politico da quattro soldi.
In uno Stato di diritto la verità si costruisce con prove, perizie e riscontri oggettivi, non con il processo mediatico.
E mentre ancora non conosciamo la causa della morte e le eventuali responsabilità, sentiamo già parlare di risarcimenti.
Prima vengono la verità e la giustizia; soltanto dopo, se saranno accertate responsabilità che ne danno diritto, si potrà parlare di risarcimento.
Vogliamo più sicurezza e chiediamo continuamente alle Forze dell’Ordine di intervenire.
Poi, quando intervengono e devono usare la forza consentita dalla legge per gestire una situazione critica, le mettiamo immediatamente sotto accusa.
Così si rischia di scoraggiare chi ogni giorno è chiamato a tutelare la sicurezza dei cittadini e si rischia per contro, anche di tutelare chi non dovrebbe averne, per le azioni contro le persone ed il patrimonio che compie.
Difendere le Forze dell’ordine è un dovere degli onesti cittadini e ciò non significa coprire eventuali abusi:
significa rifiutarsi di condannare qualcuno prima che la magistratura abbia accertato come siano andati realmente i fatti.
Questo è il principio fondamentale di uno Stato di diritto.
Non metto immagini, ma un link ad uno dei tanti video pubblicati sulle principali testate giornalistiche italiane, nella speranza di poter non incentivare la polemica, perché ci sono veramente troppe teste di… mi fermo qui!

Paolo Bongiovanni
Blogger e creatore di contenuti digitali. Libero pensatore in un mondo libero. Uomo libero
