Massoneria, ‘ndrangheta e poteri occulti: le parole di Gratteri che fanno ancora discutere
Sto leggendo Fratelli D’Italia di Ferruccio Pinotti. Un libro sulla massoneria.
Racconta degli intrecci affaristici tra politica, imprenditoria e massoneria. Ho trovato molto interessante la parte specifica sul rapporto tra ‘ndrangheta e massoneria attraverso le testimonianze di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, affiancata da documenti giudiziari e ad altre interviste.
Massoneria, ‘ndrangheta e poteri occulti: le parole di Gratteri che fanno ancora discutere
Ogni volta che si parla di mafia, l’immaginario collettivo si concentra sui killer, sulle estorsioni, sul traffico di droga. Ma chi da decenni combatte le organizzazioni criminali racconta una realtà molto diversa: il vero potere non si manifesta con la lupara, ma con la capacità di entrare nei luoghi dove si prendono le decisioni.
Nel libro Fratelli d’Italia, il giornalista Ferruccio Pinotti affronta uno dei temi più delicati della storia italiana: i rapporti tra massoneria, politica, imprenditoria e criminalità organizzata. Non si tratta di un romanzo né di un pamphlet ideologico, ma di un’inchiesta costruita su documenti, atti giudiziari e interviste a magistrati, investigatori e collaboratori di giustizia.
Tra le testimonianze più significative spicca quella del procuratore Nicola Gratteri, magistrato che da oltre quarant’anni vive sotto scorta e che ha dedicato la propria vita alla lotta contro la ‘ndrangheta.
Il suo ragionamento è semplice quanto inquietante.
Secondo Gratteri, la mafia moderna non ha più interesse a controllare soltanto il territorio con la violenza. Il vero salto di qualità consiste nell’entrare nei circuiti dell’economia legale, della finanza, delle professioni e delle istituzioni. Per riuscirci servono relazioni, protezioni, contatti.
Ed è qui che entrano in gioco quelle che vengono definite le “massonerie deviate”, cioè logge o circuiti che nulla hanno a che vedere con l’attività lecita delle obbedienze massoniche regolari, ma che, secondo numerose inchieste giudiziarie richiamate nel libro, avrebbero rappresentato luoghi d’incontro tra imprenditori, professionisti, politici e criminalità organizzata.
Gratteri ha più volte spiegato pubblicamente che oggi il mafioso non cerca più soltanto il politico corrotto. Cerca il commercialista, il notaio, il funzionario pubblico, l’imprenditore e tutti coloro che possono facilitare affari, autorizzazioni, investimenti e riciclaggio di denaro.

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La forza della ‘ndrangheta, sostiene il magistrato, non risiede soltanto nella violenza, ma nella sua straordinaria capacità di creare relazioni.
È una visione che cambia completamente il modo di interpretare il fenomeno mafioso.
Non più un’organizzazione confinata in Calabria o nel Mezzogiorno, ma una rete economica capace di investire dove ci sono denaro pubblico, grandi opere, appalti, porti, infrastrutture e mercati finanziari.
Il libro di Pinotti invita il lettore proprio a riflettere su questo aspetto: il potere criminale non cresce nel vuoto, ma trova spazio quando incontra zone grigie dove interessi economici, politica e relazioni personali finiscono per intrecciarsi.
Naturalmente sarebbe scorretto estendere queste considerazioni all’intera massoneria. In Italia operano infatti obbedienze massoniche legali che respingono qualsiasi legame con la criminalità organizzata. Le stesse inchieste giudiziarie richiamate nel libro riguardano casi specifici e presunte logge deviate, non l’istituzione massonica nel suo insieme.
Ma proprio questa distinzione rende ancora più importante il tema.
Perché il problema non è l’appartenenza formale a una loggia, bensì l’esistenza di reti occulte che, quando emergono nelle indagini, possono diventare strumenti di protezione reciproca, di scambio di favori e di condizionamento delle istituzioni.
A quasi vent’anni dalla pubblicazione di Fratelli d’Italia, molte delle riflessioni contenute nel volume appaiono ancora sorprendentemente attuali.
E forse la domanda che il libro lascia al lettore è la più scomoda di tutte: oggi la mafia fa ancora paura per le pistole… o soprattutto per le relazioni che riesce a costruire nei salotti del potere?
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