La polizia americana prende a frustate i profughi

ABISSO. Neppure i più pessimisti sulle sorti dell’umanità avrebbero mai immaginato che al giorno d’oggi si potesse frustare un proprio simile come avveniva ai tempi della schiavitù nelle coltivazioni di cotone. Invece è successo e ne usciamo distrutti. Quanto siano labili i confini che ci separano dalla barbarie è stato dimostrato nel peggiore dei modi dalle orribili scene alla frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico. Scene che interpellano le nostre coscienze e tolgono il respiro. Le immagini intollerabili della polizia americana che prende a frustate i profughi hanno fatto il giro del mondo, investendolo con la violenza di un sisma che lascia dietro di sé una montagna di rovine sulle quali non crescerà mai un fiore. Sull’Assemblea generale dell’ONU, votata per definizione alla tutela dei diritti umani, è calata un’ombra che oscura e vanifica tante speranze. Quelle guardie inferocite sono un duro colpo per l’amministrazione Biden, determinata a marcare le distanze dal suo predecessore, costruttore di muri. Ma non solo. In pari tempo quell’esplosione di violenza chiama in causa anche la responsabilità degli altri governi e costituisce per tutti, senza eccezione, un monito ineludibile. A nulla potranno servire i proclami pieni di vuote parole se il grido di dolore sul destino dei migranti, disperati fra i disperati, resterà inascoltato, alla mercé dello scudiscio che oltre al corpo ferisce e viola la dignità dell’uomo. Suona quindi profetico l’allarme del Segretario Generale Guterres quando evoca la minaccia di una crisi morale senza precedenti che ci avvicina pericolosamente sull’orlo di un abisso umanitario. Il mondo deve svegliarsi.

RENZO BALMELLI  da L’Avvenire dei Lavoratori

 

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