Il trappolone del green pass e un altro passo verso il totalitarismo

Il popolo dei no-green e di conseguenza i partiti che blandamente l’hanno sostenuto sono caduti in una trappola. Il primo ha sperimentato come la tutela delle minoranze, sacrosanta in uno Stato di diritto, possa tranquillamente essere elusa in un Paese fondamentalmente antidemocratico come l’Italia. L’espediente al quale il regime è ricorso è da Stato totalitario: far passare la minoranza per una minaccia e ottenere così il doppio obbiettivo di schiacciarla e di consolidare il consenso. I secondi si sono trovati nella condizione paradossale di non poter né difendere fino in fondo né abbandonare a se stessa quella minoranza.

Con un rovesciamento di prospettiva il vaccino è stato fatto  percepire non come un’opportunità da prendere al volo per tutelare la propria salute ma come un dovere nei confronti degli altri che altrimenti si rischierebbe di infettare mettendone a repentaglio la vita, come Draghi ha dichiarato pubblicamente senza arrossire. Dimenticando che la campagna vaccinale è ancora in corso, che significa che c’è tanta gente che vuole vaccinarsi con la prima o la seconda dose in attesa di farsi inoculare anche la terza, che con oltre l’80% dei vaccinati il traguardo dell’immunità di gregge tanto sbandierato fino a qualche mese fa è stato ampiamente raggiunto e superato e che col virus ormai endemico occorre concentrarsi sulla terapia, dimenticando che la copertura vaccinale non garantisce un bel nulla – come dimostra l’incremento dei casi in Olanda o in Gran Bretagna – e che mette più a rischio la tua salute uno col green pass che ti sfiata addosso piuttosto che il non vaccinato chiuso nella cabina del suo camion. E dimenticando, o facendo finta di dimenticare, che chi si è appena fatto un tampone è sicuramente immune dal virus mentre la carta verde attesta solo che chi ne è in possesso è stato vaccinato ma non per questo è al riparo della malattia. A questo proposito le sciocchezze nei salotti televisivi e sulla carta stampata  si sono sprecate: se è in parte vero, come pare almeno statisticamente accertato, che il vaccino ripara il vaccinato dalle conseguenze più gravi della malattia  è fuor di dubbio che la malattia trasmessa dal vaccinato non è meno deleteria di quella trasmessa dal non vaccinato; il virus, comunque venga trasmesso, attacca diversamente soggetti diversi, come ben sanno i membri della stessa famiglia alcuni dei quali se la cavano con un po’ di raffreddore mentre altri finiscono in terapia intensiva per uscirne orizzontali.  Ma la candida Palombelli è convinta del contrario e dà ad intendere che se a contagiarti è uno che ha in tasca  il green pass il tuo è un virus bonaccione e in buona sostanza innocuo.

I regimi totalitari si reggono su un trinomio: paura, capro espiatorio, sistema valoriale. In questo momento in Italia le premesse per la stabilizzazione di questi tre basamenti ci sono tutte: la paura della malattia e delle sue conseguenze economiche e sociali, i no-vax (il neofascismo, per quanto possa essere sbandierato, non funziona e anche a Roma è stato ininfluente) e l’europeismo (che ha sostituito i valori della resistenza, difficili da far entrare nell’orizzonte esistenziale dell’italiano medio). Su questa piattaforma grazie ai mezzi di informazione e agli “intellettuali” che si prestano inizia il lavoro di demolizione dei cardini della democrazia: i partiti non esistono più, appartengono al passato e i loro residui sono solo un intralcio al buongoverno (è una riedizione subliminale di tangentopoli: tutti i partiti vengono eliminati meno uno; il Pd – già Pci -, che rimane intatto sulle macerie della politica, diventa un metapartito, l’epifania politica dello Stato, col suo capo nel ruolo di sacerdote che tiene acceso il fuoco di Vesta dei suoi valori (in tutti i sensi); il parlamento è ridotto a una finzione che serve alla legittimazione formale del governo, che, a sua volta, è composto da esecutori delle direttive dell’unico a cui spetta il potere decisionale: il caro leader, il piccolo padre, la guida, del quale si costruiscono a tavolino l’immagine, la popolarità, il carisma; il voto popolare, avvertito come espressione di una volontà cieca o  un’astratta combinazione di numeri, è svilito e depotenziato, acquista valore solo come risultato di operazioni di marketing che, se falliscono, vengono ripetute con l’aiuto di una sapiente manipolazione delle condizioni sociali ed economiche, di interventi a gamba tesa della magistratura o, in casi estremi, di coups de force destabilizzanti da attribuire all’avversario.

Ma il regime totalitario per realizzarsi appieno necessita di un consenso plebiscitario, quantomeno apparente e di facciata; pertanto, di norma, non ha un carattere repressivo come accade invece con le dittature che si impongono con la forza, come  i regimi militari dell’America latina. Lo stato etico vagheggiato da Fichte  è un buon padre di famiglia previdente tollerante e inclusivo al quale solo figli fuori di testa o malvagi potrebbero ribellarsi; ma quando dall’iperuranio delle idee si passa al cielo tempestoso della realtà il buon padre di famiglia si dissolve e appaiono le facce poco rassicuranti di Hitler e di Stalin. Ma non c’è un feroce apparato di polizia pronto a reprimere le piazze ribelli con manganelli, idranti, lacrimogeni, carri armati o mitragliate ad altezza d’uomo:  ci sono le schedature di massa, la polizia politica, i servizi segreti, le spie, il controllo capillare dell’informazione, l’istruzione che diventa educazione, vale a dire condizionamento, la scotomizzazione del dissenso. La dittatura dal canto suo può essere il preambolo del totalitarismo o l’effetto di un totalitarismo abortito o impossibile da attuarsi: il sistema non si regge da sé ma deve essere puntellato con la forza; il suo apparato difensivo non è diretto verso l’esterno ma è progettato per sedare disordini interni. E quando ho visto, e non credevo ai miei occhi, la stupida determinazione con cui nel porto di Trieste i poliziotti bastonavano vecchi e ragazze inginocchiate, disperdere con getti di idranti lavoratori sdraiati per terra, investire con gas lacrimogeni gente che pregava o recitava rosari mi sono chiesto quando e come l’Italia sia precipitata in questo abisso di abiezione senza precedenti: nemmeno Pinochet era giunto a tanto, nemmeno gli scelbini, così i compagni negli anni Cinquanta chiamavano i poliziotti, si sarebbero azzardati a caricare manifestanti inermi, nemmeno gli inglesi usavano la forza contro la protesta non violenta dei seguaci di Gandhi.

Ma nessuno, nella carta stampata e nelle televisioni, ha trovato niente da ridire: mentre i sindacati applaudivano soddisfatti  dal mondo politico si sono levate solo voci di condanna per chi continua a osare di opporsi ai provvedimenti  dell’uomo della provvidenza (e delle banche), con le flebili eccezioni della Meloni e di Salvini, che sembra lobotomizzato grazie anche all’accorto taglia e cuci delle sue dichiarazioni (però che la Lega non abbia presentato una mozione di sfiducia ad un ministro dell’interno indifendibile è ampiamente giustificato dalla volontà di non regalare a Letta una nuova occasione per far fuori Salvini: errare humanum, perseverare…).  Nessuno fra gli opinionisti ha trovato niente da ridire per il motivo semplice che qualunque testa pensante si fosse ultimamente affacciata sui media, da Cacciari a Meluzzi, da Sgarbi a Fusaro, è stata rimossa per lasciare il posto ai cortigiani del regime. Con Mediaset e le testate berlusconiane più zelanti delle reti Rai o della stampa che una volta si sarebbe detta borghese: valga per tutti l’esempio sconcio del duetto Guzzanti-Sansonetti  sul telegiornale di rete 4. Siamo nelle mani di una sinistra conservatrice aggrappata al mantenimento dello statu quo in un Paese virtualmente orientato verso una svolta liberal-popolare che la coalizione di centrodestra non riesce a interpretare per le bizze della Meloni e le ambizioni senili di Berlusconi.

Non è un caso che tutti i media, salvo il Fatto, vellichino il Cavaliere facendolo passare per un grande mediatore, la cerniera del centrodestra, quando serve solo a disorientare gli elettori e non è un caso che si sia data tanta visibilità alla leader di Fratelli d’Italia, con lo scopo evidente di indebolire la Lega. Al momento opportuno, infatti, sarà molto più facile sbarazzarsi del’uomo di Arcore e di quell’informe aggregato che è il partito della simpatica tribuna romana. È in questo modo che il regime si avvia a prendere una forma più definita fra totalitarismo buonista e dittatura finanziaria. I segnali ci sono tutti e pare che quel gigante addormentato che è il popolo sovrano cominci a percepirli. Per ora reagisce con l’astensione dal voto e qualche fiammata: si vedrà nel prossimo futuro se riusciranno a cloroformizzarlo o la cruda evidenza dei fatti, anche grazie ala rete, finirà per scuoterlo definitivamente. Intanto della grande ripresa magicamente indotta dalle parole (solo quelle) salvifiche del timoniere non si vede traccia mentre il costo del carburante subisce un’impennata nel silenzio del capo del governo che non sembra interessato,  il numero dei migranti illegali da mantenere aumenta in modo esponenziale e l’Europa anche sotto questo aspetto è sempre più lontana, i fondi europei, dei quali non si è ancora visto un centesimo non si sa dove andranno a finire e le uniche certezze sono le bocche fameliche che si apprestano a banchettare e il cappio che si stringerà alla gola della prossima generazione. Per il resto – l’ambiente, la digitalizzazione, la riforma del fisco, le infrastrutture – nemmeno l’ombra di un’idea ma solo chiacchiera.  Chiacchiera, agenti provocatori a Roma, bastonate ai portuali a Trieste e i compagni che preparano la prossima mossa per affossare il dissenso. Questa è oggi l’Italia e attenzione a quelli che, soprattutto nell’orbita di Berlusconi, intendono criminalizzare la magistratura. So bene che il Pd si sforza di farne un suo strumento e che spesso ci riesce, so bene che vi sono state anche nei giorni scorsi sentenze allucinanti (come quella che inventa il reato di consegna alla Libia di naufraghi salvati nelle acque libiche) ma so altrettanto bene che domani proprio la magistratura può essere l’arma per difenderci dallo stravolgimento delle istituzioni, dal controllo di massa di cui il green pass è un primo assaggio e dalle cariche della polizia.

Pierfranco Lisorini

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One thought on “Il trappolone del green pass e un altro passo verso il totalitarismo”

  1. Biagio Giordano says:

    Si, però siamo quelli più ben messi come contagi e disponibilità ospedali…

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