Cinema: Shining

Shining (rivisto ieri su Iris), sceneggiatura tradotta in immagini in modo superlativo, montaggio con una sintassi della lingua fotografica a dir poco unica per perfezione comunicativa.
Atmosfere horror-paranormale generatrici di paure che oltrepassano la finzione facendo entrare lo spettatore in un campo emozionale del tutto inedito dove l’immaginario dell’Io e quello dell’inconscio giocano al sogno diurno, con effetti artistici mirabili…
Esempio per gli scettici, di cinema che fa arte, lontano dall’industria cinematografica strutturata per produrre film di serie.
Sono passati 41 anni da allora, nessun film del genere si è avvicinato per qualità a Shining, in questo tempo siamo stati attraversati o da film culturali, rispettabilissimi ma di puro pensiero perché poveri di ricerca di immagine o da film  figurativamente abbondanti ma privi di spessore artistico-visivo…
NB La scena in cui il capo cuoco di colore dopo avergli offerto un gelato dialoga seduto al tavolo con il piccolo Danny, è stata girata da Kubrick 148 volte. Per quanto riguarda Shelley Duvall la moglie nel film di Jack Torrance, sembra che Kubrick ha dovuto insistere molto, anche con degli espedienti, per portarla a produrre il risultato che lui voleva, cosa poi effettivamente avvenuta come lui desiderava vista la recitazione davvero magistrale dell’attrice.

Biagio Giordano

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