Un po’ di storia: “I carnefici – Gli uomini che gestirono il terrore sovietico” di Krzysztof (Poland)

Un po’ di storia: “I carnefici – Gli uomini che gestirono il terrore sovietico”

da Krzysztof (Poland) su X

I carnefici – Gli uomini che gestirono il terrore sovietico.

Stalin

Mosca, una notte d’inverno del 1937. Al Cremlino, ben oltre la mezzanotte, un uomo con la pipa siede alla sua scrivania, sotto la luce di una lampada. Davanti a lui, una pila di elenchi dattiloscritti: nomi, uno per riga. Scorre le pagine con una matita blu. Un segno di spunta. Un’annotazione a margine. A volte un nome viene cancellato, altre volte ne viene aggiunto uno. È la stessa matita che usa per correggere sceneggiature cinematografiche e poesie.

I suoi funzionari restano svegli a casa, accanto al telefono, nel caso in cui lui chiami prima dell’alba.

Centinaia di liste. Decine di migliaia di nomi. In un solo giorno, il 12 dicembre 1937, lui e Molotov approvarono oltre tremila condanne a morte. Poi, come ci raccontano gli storici, andarono a vedere un film.

Ma Stalin non inventò la macchina. La perfezionò.

Nell’agosto del 1918, Lenin inviò un telegramma ai suoi compagni: impiccate almeno cento kulaki – impiccateli in modo che la gente possa vederlo nel raggio di centinaia di chilometri. Trockij, il “buon comunista” caro alla nostalgia dell’Occidente, ordinò che le famiglie degli ufficiali venissero prese in ostaggio.

I fondatori diedero gli ordini. Poi la macchina ebbe bisogno di uomini: uomini che costruissero l’apparato, riempissero i campi, scrivessero le confessioni e premessero il grilletto. E, prima o poi, la macchina ne divorò molti.

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1. Dzeržinskij – il Fondatore. “Feliks, l’uomo di ferro”, figlio di un nobile polacco, che nel 1917 creò la Čeka.

2. Trockij – il Mito. Il rivoluzionario che gli intellettuali occidentali continuano a idealizzare, autore di un intero libro in difesa del terrore – finché la macchina che aveva contribuito a creare non lo uccise con una piccozza.

3. Stalin – il Revisore. L’uomo alla scrivania, con la matita blu, nel cuore della notte.

4. Jagoda – il Costruttore. Il Gulag inteso come sistema economico: canali scavati da prigionieri che morirono a decine di migliaia. Per poi essere giustiziato dalla sua stessa macchina.

5. Vyšinskij – il Pubblico Ministero. «La confessione è la regina delle prove»: ed è così che ottenevano confessioni. «Abbattete i cani rabbiosi!», gridavano durante i processi farsa; poi, il seggio sovietico alle Nazioni Unite.

6. Ežov – il Macellaio. Il Grande Terrore, le quote, l’operazione polacca; poi, l’esecuzione e la cancellazione dalle fotografie.

7. Berija – lo Stratega. Katyn, la bomba atomica, le deportazioni; e, al contempo, un predatore. Fu giustiziato dai suoi stessi colleghi tre mesi dopo la morte di Stalin.

8. Blochin – il Carnefice. Nella primavera del 1940, a Kalinin, indossando un grembiule e un berretto di cuoio, giustiziò personalmente migliaia di prigionieri polacchi nel giro di poche settimane.

9. Serov – il Cacciatore di polacchi. Annientò l’Esercito nazionale (Armia Krajowa), attirò i leader dello Stato clandestino polacco in presunti «colloqui» per poi farli processare a Mosca. In seguito, fu protagonista in Ungheria nel 1956 e divenne il primo presidente del KGB.

10. Andropov – il Modernizzatore. I dissidenti venivano inviati in ospedali psichiatrici anziché nei campi di prigionia: un metodo più blando, più silenzioso, ma che persegue lo stesso obiettivo: cancellare le persone. Fu il primo capo della polizia segreta a governare il Paese.

11. Epilogo – I «cekisti» non se ne sono mai andati. Dal KGB all’FSB, fino al Cremlino.

Perché fare i loro nomi? Perché il loro intero operato consisteva nella cancellazione: di persone, di documenti, della memoria. Ricordare è l’esatto opposto di ciò che hanno fatto.

E la cancellazione non è morta con loro. Oggi, raramente c’è bisogno di un proiettile. Si parla di *cancelling*, di esclusione dalle piattaforme (*deplatforming*), di chiusura dei conti bancari (*debanking*), di uso strumentale della legge (*lawfare*). La persona scomoda non viene fucilata, ma rimossa: dal proprio lavoro, dal conto in banca, dalla propria piattaforma, dal dibattito pubblico. A Ežov serviva un ritoccatore di fotografie; oggi, basta un aggiornamento dei termini di servizio per ottenere lo stesso risultato.

Per i polacchi, questi non sono nomi tratti da un libro di storia. Sono i nomi che si celano dietro le tombe dei nostri nonni; ed è proprio per questo che ne riconosciamo gli eredi.

Luciano Dondero

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