TANTO PEGGIO, TANTO MEGLIO

In ogni disastro, c’è chi nell’ombra si frega le mani. Al ritornello del titolo fa eco quest’altro, che si sente ripetere, stavolta in piena luce: “Trasformare un rovescio in un’opportunità”.
Gli esempi si moltiplicano, dai piccoli ai grandi speculatori sulla pelle del prossimo: come l’imprenditore che pregustava i profitti dalla ricostruzione de L’Aquila terremotata, o chi confidava a un amico che ”l’immigrazione clandestina rende più della droga” (assimilando due fenomeni, di cui il primo è visto dagli ingenui, veri o finti, come “una risorsa”: Laura Boldrini docet!), o chi ha tratto immensi guadagni dal diffondersi della pandemia, o ha risollevato le sorti della propria azienda grazie alle generose commesse di aiuti, civili e militari all’Ucraina, o chi già sogna la sua ricostruzione, tanto più appetitosa quanto più a lungo si protrarrà la guerra e quindi la devastazione di città e impianti industriali.

Sbarchi di clandestini per ogni dove: qui sopra nuovi arrivati persino in Sardegna. Anni di disinteresse, o peggio di interessi, hanno trasformato alcune parti d’Italia in hotspot e molte altre in terreno fertile per ogni tipo di criminalità. E le recenti leggi, emanate per frenare i flussi, sono regolarmente avversate dalle varie ONG, in perpetua spola tra Africa e Italia, fianco debole d’Europa, con l’aiuto di una magistratura quasi sempre schierata al loro fianco

In parallelo, il risparmio è nemico di industria e commercio, che salutano ogni spreco come contributo al profitto dell’azienda e quindi della società, bisognosa di una continua crescita per poter pagare gli interessi alle banche, che degli sprechi, bellici o civili, sono le beneficiarie ultime, prosperando sui debiti che tutte le attività richiedono per funzionare.
In questi giorni leggo dell’aumento di circa il 25% dei tassi per i finanziamenti ai privati, sempre più a corto di liquidità, divorata dall’inflazione, che avvantaggia i produttori ma penalizza i consumatori. Il salto del tasso nell’ultimo anno è stato dal 7,5% al 9,4% [VEDI]: un interesse che non rientra ufficialmente nell’usura, ma falcidia i conti dei debitori.

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Per stimare in quanti anni un capitale raddoppia, basta divedere 72/r, dove r è il tasso di interesse. Questa semplice formula è frutto della mente del grande matematico Luca Pacioli, il padre della contabilità tuttora in uso, attivo tra il XV e il XVI secolo. Se poniamo r = 7,2%, il capitale raddoppia in 10 anni. Ho voluto allora invertirne il senso, trovando che, al 7% circa di interesse, il capitale, sempre in un decennio, si dimezza. Con l’interesse attuale al 9,4%, la discesa sarà ancora più rapida. Questo esempio rende più agevolmente l’idea di come incidono gli interessi sul capitale di chi è costretto a indebitarsi. E si tratta di soldi che escono dal circuito monetario per rientrare in quello bancario, con l’incognita sul loro destino, visto che i soldi dei prestiti le banche li creano all’atto del prestito stesso: sono i prestiti che creano i depositi, e non viceversa, come ci hanno abituati a credere.
Ma torniamo alle osservazioni iniziali sui vantaggi che alcune cerchie di interessi accumulano, speculando sulle disgrazie o sulla buona fede della gente.

Luca Pacioli, il padre della contabilità aziendale, tuttora vigente. Sua la formula per calcolare in quanti anni prefissati si raddoppia o si moltiplica un capitale. Forse avrebbe da ridire sull’attuale contabilità bancaria, che considera come un esborso la creazione di denaro dal nulla

La prima cricca che mi viene in mente è quella dei negrieri libici, che stanno arricchendosi a dismisura, emuli di certi finanzieri d’assalto. E quello che più sgomenta è l’appoggio indiretto che ai loro traffici deriva dall’indifferenza o addirittura dall’appoggio dato con certe direttive dall’UE, nonché da tutto il giro, più o meno sommerso, di chi gioca sul sangue di questi disperati, che in effetti sono risorse, ma per la malavita e lo sfruttamento lavorativo. Questo “buon cuore”, da Bruxelles alle sinistre nostrane, ai miliardari filantropi, non fa che esacerbare un fenomeno che sta distruggendo il nostro vivere civile, stravolgendo ogni regola, dalla sicurezza urbana alle retribuzioni di chi lavora e le vede calare man mano che dall’Africa (e dall’Asia) arriva un vero e proprio smottamento demografico, che non porta benessere a nessuno, e malessere a tutti. Il governo pensa a un “piano Marshall” per l’Africa, che non si capisce se non sia che un diverso modo di foraggiare i ras locali, e i loro conti all’estero, come sin qui successo con tutti i nostri aiuti umanitari africani, sin dall’epoca della presunta indipendenza dallo stato coloniale (che la Francia continua a mantenere).

Quasi due fidanzati, Zerlensky e Meloni. Forte dell’appoggio, interessato, della “comunità internazionale”, la Meloni non cela il suo entusiasmo nel poter finalmente toccare con mano l’eroe col sangue del suo popolo e “il piattino in bocca”, come velenosamente sibila Alessandro Corsini, per fare la questua di armi e soldi senza limiti in Occidente

Un altro ambito in cui l’Occidente non fa che buttare benzina sul fuoco è quello che concerne gli aiuti all’Ucraina, alimentando il suo sogno di una vittoria sul campo contro l’antico dominatore. Un sogno che neppure avrebbe potuto accarezzare se l’Occidente non si fosse fatto avanti sotto il vessillo umanitario. Un vessillo mai issato sull’asta quando a invadere nazioni come la Corea, il Vietnam, l’Iraq, la Libia e quant’altri è stato il capofila della “comunità internazionale”: gli USA. Proprio quegli USA che oggi parlano di diritto delle nazioni all’auto-determinazione; mentre, sul versante immigrazione, sia qui detto per inciso, si guardano bene dal seguire l’esempio dell’UE, che considera le sue frontiere esterne come affari delle nazioni coinvolte, mentre si preoccupa di mettere il naso nel loro affari locali fin nei più minuti dettagli.
Vedere la Meloni abbracciare e quasi baciare Zelensky, giurandogli incondizionato appoggio, politico, materiale e militare, mi riporta a quanto Berlusconi ha recentemente auspicato pubblicamente, per poi diplomaticamente rientrare, a proposito di questa guerra sciagurata, di cui l’Italia ha pagato il maggior prezzo rispetto agli “alleati occidentali”. [VEDI] Alle lacrime di dolore degli ucraini fanno da contraltare le lacrime di gioia di quanti pensano solo ad alzare il fatturato e che ringrazieranno la Meloni ogni santo giorno.

325.Concilio di Nicea, alla presenza dell’imperatore Costantino. Fu il primo di tanti Concili, che decretarono i dogmi della Chiesa, come fossero verità assolute, ispirate dallo Spirito Santo. Tra questi la divinità di Cristo, uomo-Dio, la resurrezione della carne, l’immacolata concezione, et al. Chiunque avanzasse dubbi su alcuni punti, come Ario, Maometto o Martin Lutero, era considerato eretico e punito, se acciuffato, anche con la morte

Voglio concludere con quell’altra universale organizzazione che è la religione, anzi le religioni. Arrivati alla mia veneranda età, come la si suole chiamare, si pensa con maggior frequenza a cosa potrebbe aspettarci, dopo aver esalato l’ultimo respiro. Solo congetture, nessuna certezza. Ma c’è chi, da millenni, ha voluto arrogarsi la facoltà di dare delle risposte certe, indiscutibili, dogmatiche. Su quanto è alla base delle nostre credenze circa fatti miracolosi avvenuti duemila anni fa si sono spesi fiumi di parole, codificate in vari concili, a cominciare dal primo, tenutosi a Nicea nel 325 per combattere l’eresia ariana. Nei concili succedutisi nei secoli, sono state eretti a dogma degli eventi che l’intelligenza umana fatica o rifiuta di credere, col risultato di una messa in dubbio in toto di quanto ci viene inculcato come “fede”. Il più insistente di tali dubbi, mentre restiamo magari indifferenti ai temi che hanno agitato vari concili, è quello, fondamentale, dell’immortalità dell’anima. Se l’anima fosse tale, nessuna ha avuto modo di comunicarcelo; ma le religioni ci hanno costruito sopra il proprio castello di supposizioni, vidimate a dogmi, ossia indiscutibili verità, di cui esse sono le uniche depositarie: le avrebbero avute per rivelazione a personaggi entrati nel mito, ossia nella Bibbia. Di lì alla richiesta di oboli o lasciti per avere accesso al Paradiso, per mondare i propri peccati, ottenendo indulgenze prezzolate e così via, il passo è stato breve. Come risultato, oggi la Chiesa è il maggior proprietario immobiliare d’Italia. Un patrimonio basato non tanto su pietra/Pietro, ma sull’angoscia delle persone per il “mondo degli inferi”, che anche molta cultura ci ha portato a credere per vero. Ma un conto è l’immaginazione trasferita in un’opera d’arte, come ad es. Dante in versi o Giotto in affreschi, e un altro l’imporla con la minaccia di sofferenze post mortem in caso di mancata fede.

Marco Giacinto Pellifroni   26 febbraio 2023

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