Russia-Ucraina, la guerra cambia pelle: meno trincee, più droni, missili e logoramento

La guerra in Ucraina non è finita, non si è congelata e soprattutto non è diventata meno pericolosa. Ha solo cambiato forma. Sempre meno immagine da trincea novecentesca, sempre più conflitto tecnologico, fatto di droni, missili a lungo raggio, sabotaggi, raffinerie in fiamme, centrali elettriche colpite e città costrette a vivere sotto l’allarme permanente.

Nelle ultime ore Kiev ha intensificato gli attacchi in profondità contro il territorio russo e contro le zone occupate. Sono stati colpiti obiettivi industriali, infrastrutture energetiche, raffinerie, depositi e vie logistiche considerate fondamentali per sostenere lo sforzo bellico di Mosca. Non è più soltanto la guerra del Donbass: è una guerra che entra nelle retrovie russe, nei porti, nei ponti, nei carburanti, nei nervi economici del Cremlino.

La risposta russa resta quella di sempre: bombardamenti massicci contro le città ucraine e contro la rete energetica. Kharkiv, Zaporizhzhia, Odesa, Kyiv e altre aree continuano a pagare il prezzo più alto. Mosca prova a spezzare la resistenza colpendo infrastrutture civili e industriali, mentre l’Ucraina tenta di rendere sempre più costosa la guerra per la Russia.

Il punto politico è proprio questo: nessuno dei due fronti sembra vicino a cedere. La linea del fronte resta in gran parte bloccata, ma il conflitto si allarga in profondità. La Russia non riesce a ottenere lo sfondamento decisivo che cerca da anni; l’Ucraina, pur sotto pressione, dimostra di poter colpire sempre più lontano. È una guerra di logoramento, ma con strumenti nuovi.

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Sul piano diplomatico si continua a parlare di trattative, incontri, pressioni internazionali e ipotesi di cessate il fuoco. Ma per ora la pace resta più una parola da conferenza stampa che una possibilità concreta sul terreno. Putin mantiene una linea dura, Zelensky chiede più armi e più difese aeree, l’Europa promette sostegno ma si muove spesso in ordine sparso, mentre gli Stati Uniti restano decisivi per l’equilibrio militare ucraino.

Intanto la popolazione civile continua a vivere dentro una guerra che non concede pause. L’Ucraina rischia nuove difficoltà energetiche anche durante l’estate, perché gli attacchi russi hanno danneggiato pesantemente impianti e reti elettriche. Significa blackout, razionamenti, fabbriche in difficoltà, ospedali sotto pressione, famiglie costrette a organizzare la vita attorno alla corrente che va e viene.

La novità più evidente è che l’Ucraina non si limita più a difendersi. Colpisce raffinerie, porti, industrie militari e collegamenti strategici. È una scelta militare ma anche politica: dire a Mosca che la guerra non può essere combattuta solo in casa degli altri. Il messaggio è chiaro: se la Russia bombarda l’energia ucraina, anche l’economia di guerra russa può diventare vulnerabile.

Il rischio, naturalmente, è l’escalation. Più aumentano gli attacchi in profondità, più cresce la possibilità che la guerra superi nuove soglie. Ma è anche vero che l’escalation è già dentro questa guerra da tempo: nei missili sulle città, nei droni sulle raffinerie, nei civili uccisi, nelle centrali danneggiate, nella normalizzazione dell’orrore quotidiano.

A oltre quattro anni dall’invasione russa del 2022, la guerra appare sempre meno come una crisi destinata a chiudersi rapidamente e sempre più come un conflitto lungo, sporco, industriale e tecnologico. Una guerra in cui la diplomazia rincorre i droni, la politica rincorre i missili e i popoli pagano il conto più alto.

La verità scomoda è che oggi nessuno sembra avere la forza di vincere davvero, ma nessuno sembra disposto a fermarsi. Ed è proprio questa la fotografia più inquietante del conflitto: una guerra che non corre verso la pace, ma verso una nuova fase di logoramento globale.

Ентоні Eлегантний

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