Roberto Decia

UNA LETTERA DI ROBERTO DECIA
Chiudo una lunga fase della mia vita

UNA LETTERA DI ROBERTO DECIA
Chiudo una lunga fase della mia vita
 

Cari amici,

Credo sia bene, almeno in questa occasione abbandonare l’ambiguo, a volte, linguaggio della politica e parlare più con il cuore e con franchezza.

 

Da quando nel 1985 sono entrato in politica sono passati 26 anni.

Eletto nel Consiglio Comunale di Finale Ligure, iniziavo così quella che giornalisticamente verrebbe definita “una carriera politica di primo piano”.

Ritornai poi nel 1995 in quello stesso Consiglio, con la sorprendente “scossa” data dalla vittoria di Pierpaolo Cervone ad una cittadina tradizionalmente di centrodestra.

 Prima, per cinque straordinari anni, Segretario Provinciale della FGCI. Li ricordo con grande e profondo affetto quegli anni che mi hanno fatto conoscere gli amici veri, quelli di sempre, che ci sono e rimangono, indipendentemente dai tuoi incarichi di potere. Gli anni in cui con altre decine di giovani ho frequentato la scuola Palmiro Togliatti delle  Frattocchie, la leggendaria “università” comunista.

 

Poi Dal 1990 una lunga gavetta da Funzionario di Partito nel PDS e poi la Segreteria Provinciale dal 1995 al 2001. L’incontro e l’amore con Luisa durante la sfortunata ma esaltante campagna elettorale di Enrico Rembado.

 

Luisa oggi è mia moglie, madre insuperabile dei nostri fantastici tre bambini. La donna a cui devo molto, sopratutto per come ha saputo darmi forza mentre intorno molti mi voltavano le spalle.

 

E’ stata un esperienza fantastica che mi ha fatto crescere sopratutto per la grande storia collettiva ed umana che mi ha coinvolto in prima persona. Ogni tanto, ancora oggi ripenso ai volti, alle voci, ai tic, agli incrociati dialetti che echeggiavano nel corso delle fumose e spesso interminabili riunioni di quella straordinaria scuola di vita che fu l’ultimo vero Partito popolare della sinistra Italiana.

 

Dopo, l’esperienza leggera e veloce della Segreteria Regionale, cosa troppo legata ad alchimie e riti troppo genovesi per coinvolgermi del tutto.

Quindi l’ingresso nella seconda Giunta Ruggeri a occuparmi di Sport e di Anagrafe, e poi con qualche traversia i cinque anni da Consigliere Comunale che, tra poco, si chiuderanno.

Mi si permetta di ringraziare schiettamente tutti quei dipendenti comunali, spesso bistrattati da assurde campagne mediatiche, che mi sono stati vicini, anche umanamente, aiutandomi con serietà e abnegazione nell’ impegno amministrativo, quello vero. Certo, a ripensarci è un bel pezzo di vita trascorsa sacrificando studi professione e famiglia in nome di un impegno “alto”, quello che Platone considerava la più alta forma d’arte dell’Uomo: la Politica.

Roberto Decia in una foto del 1996

Assicuro, non c’è rimpianto nè nostalgia, nè tantomeno accidia per quella fase della vita. Come direbbe il poeta: la vie est un chemin dans les bois, vous savez que quelque chose est déjà passé, mais ne sais pas si vous arrivez à la fin: La vita è come un sentiero nei boschi, sai che qualcuno è già passato di lì, ma non sai se è arrivato alla fine.

Devo molto ai “maestri” che mi hanno insegnato qualcosa in più di qualcosa: Magliotto, Scardaoni, Noberasco, che da poco ci è mancato purtroppo. Ma altrettanto devo anche alle persone più umili e inaspettate che ho conosciuto durante le Feste, dell’Unità naturalmente, oltre ai tanti “avversari politici” che sempre ho rispettato. Perchè spesso è proprio chi più è lontano da te a permetterti di cogliere una verità.

 Ne ho passate di belle, durante questa storia, che è stata anche la storia di molti. 

 Ho fatto e subito torti. Dei primi mi scuso; i secondi provo ad affondarli nella memoria.

I miei genitori mi hanno insegnato ad essere un Uomo limpido e onesto. Conservo per me l’intima certezza dell’ Intento applicato – e spero assolto – coerentemente con quegli insegnamenti.

 

Errori, tanti. Ho avuto debolezze e presunzioni. In qualche caso avrei potuto fare di più e meglio specie a proposito di economia sostenibile e di utilizzo meno invasivo e più civile del territorio. Ora lo so. Ma tant’è che le cose sono andate così. E’ poi questa la risposta che offro ai tanti che mi chiedono conto di scelte su persone ed incarichi che si sono poi rivelate sbagliate, o che con amarezza mi si sono ritorte contro, in prima persona. Scelte compiute in libertà e buona fede, rispondo. E poi, si dice, chi non fa non sbaglia, ed è vero. Ma che non riesca a sciogliere nell’acredine il mio sentire, lo è altrettanto.

 

Quest’oggi, però, a 46 anni ho deciso di sospendere l’attività politica pubblica e di primo piano: non mi ricandiderò per il prossimo Consiglio Comunale.

 

Salto il giro, come si dice. Vuoi perchè scelgo, oggi, di concentrarmi sulla mia azienda che si occupa di energie rinnovabili, e sulla mia famiglia. Vuoi perché non mi trovo più in questa politica fatta di radicalizzazioni benvestite ma estremistiche, o di personalismi imbarazzanti che la azzoppano verso il suo unico Scopo: il bene collettivo.

 

Chi viene dalla mia storia sa che non contano – o non dovrebbero contare eccessivamente – i voti di preferenza o il parossismo elettorale di questi tempi, che passeranno brevi. Sa quanto sia incomparabile il valore le idee e la desueta coerenza protesa e profusa, a che queste idee vengano messe in atto. Spero di averlo fatto in questi lunghi anni senza deludere chi mi vuole bene, semplicemente. 

 

Troverò altre forme di impegno sociale, altri modi, convinto che si può servire la parte politica nella quale si crede, la propria Città e quel che si crede essere il suo bene, facendo il proprio dovere anche in altri campi. 

 

Auguri Savona, di cuore. E soprattutto Grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini quando, per dirla come il Marchese del Grillo e il grande Sordi, ricordate il famoso: “io sò io, e voi nun siete un c…” torno ad essere solo ed unicamente 

 

Roberto De Cia

Consigliere Comunale indipendente del centrosinistra

Roberto Decia con Gianluigi Granero nel 1996

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