Quando il nemico è dentro di noi

QUANDO IL NEMICO E’ DENTRO DI NOI

QUANDO IL NEMICO E’ DENTRO DI NOI

 Chi è il vittimista (da non confondere con la vera vittima)? E’ una persona con una forte tendenza a recitare la parte della vittima, cioè a considerarsi mai abbastanza stimata, apprezzata e, al limite, amata come meriterebbe e che perciò si sente ingiustamente  perseguitata, discriminata e osteggiata dal suo prossimo o dalle circostanze, tanto che spesso finisce con il comportarsi in modo tale da essere evitata, malvista e quindi è portata a querelarsene e a reagire (come il personaggio dello iettatore Chiarchiaro nella novella La patente di Luigi Pirandello), ma anche a compiacersene  autocommiserandosi (come Zeno Cosini, il protagonista de La coscienza di Zeno, di Italo Svevo). Inoltre il vittimista ha la tendenza a enfatizzare e a estremizzare gli inconvenienti o i fastidi che gli capitano, li percepisce più gravi di quel che sono e non riesce a scorgere il lato positivo che pure è presente in ogni circostanza. Il vittimista cronico è anche un formidabile manipolatore e strumentalizzatore del suo prossimo; ma guai a chi non si lascia manipolare e strumentalizzare: diventa subito un nemico da distruggere.

 

Lo iettatore Chiarchiaro e lo scrittore Svevo

D’altronde, là dove c’è una vittima, vera o presunta,  c’è anche un carnefice, vero o presunto; di qui la necessità di distinguere le vittime vere dalle presunte, un conto, infatti, sono quelle persone che senza aver violato regole di comportamento o convenzioni sociali accettate e condivise vengono emarginate e accusate delle peggiori infamie solo per il bisogno di esorcizzare, proiettando su una persona o su in intero gruppo designato  quale capro espiatorio o vittima sacrificale (come nel caso di Gesù di Nazareth e, in seguito, degli ebrei) le colpe reali e la violenza crescente in una comunità, dalle persone affette da un disturbo paranoide di personalità, quando non da un vero e proprio delirio di persecuzione. Ma nel caso, raro, dell’héautontimoroumenos (il punitore di se stesso), in cui la vittima e il carnefice coabitano nella stessa persona, risulta impossibile separare la vittima dal carnefice senza uccidere l’una e l’altro, perché, come canta il Poeta maledetto dei fiori del male nell’omonima poesia: “Je suis la plaie et le couteau! Je suis le sofflet et la joue! Je suis les membre et la roue, Et la victime et le bourreau! Je sui de mon coeur le vampire Un de ces grand abandonnés Au rire eternel condamnés, Et qui ne peuvent plus sourire!”.


Il MinistroTeresa Bellanova

Più comune è il caso di quelle finte vittime che, in mancanza di nemici esterni, si creano nemici inesistenti per addossare a loro la responsabilità dei mali che affliggono la nostra società, certamente ingiusta  e diseguale, sono tutti quei miei concittadini “non allineati” (o allineati ai più vieti pregiudizi razziali) che vorrebbero eliminare, per esempio, i rom, anche quelli con cittadinanza italiana, dal territorio nazionale o che parlano di invasione a proposito  dei profughi africani  e dei fuggiaschi da condizioni di vita insopportabili  che tentano, a rischio della vita, di migliorare la loro condizione, o che hanno ricoperto di insulti la ministra Teresa Bellanova per aver preteso che fosse inserito nel decreto legge sul rilancio dell’economia un articolo sulla regolarizzazione dei lavoratori in nero, per lo più immigrati, presenti sul territorio italiano. Certo, non si vuol negare che questi spostamenti di massa da un continente all’altro, da una cultura all’altra,  da una organizzazione sociale primitiva e autoritaria alla nostra società liberale, ipertecnologica, iperconnessa e iperconsumistica non comporti seri problemi di convivenza, di adattamento o di tolleranza delle diversità culturali ed economiche, ma, al di là di una severissima politica demografica globale pressoché impossibile da mettere in pratica, non si scorgono soluzioni a breve termine: abbiamo constatato l’inefficacia, oltre che l’impraticabilità, della velleitaria politica salviniana dei porti chiusi: i naufraghi non si possono rigettare in mare! Piuttosto manca una politica comune europea e, in prospettiva, almeno occidentale se non proprio mondiale nei riguardi del problema immigrazione, dato che è un problema comune, o pensiamo che ogni nazione possa risolverlo o, come si dice, “gestirlo” per conto proprio? Lo stesso principio vale per la difesa contro l’attuale e le future pandemie che, ci assicurano gli scienziati, non mancheranno di flagellare il pianeta. Ma tant’è, finora si è proceduto in ordine sparso con soddisfazione dei nazionalsovranisti custodi delle sacre “identità” nazionali (come se l’idea stessa di nazione non fosse ormai che un cimelio da museo o un puro nome buono solo per infiammare le piazze sovraniste) e dei negazionisti della pericolosità del coronavirus.


Diversa, come ho già avuto modo di spiegare su queste pagine (vedi il mio articolo Nazionalismo e patriottismo) è l’idea, o meglio, il sentimento di patria:  intesa come terra dei padri, la patria, anche storicamente, viene prima della nazione, non è una formazione politica ma culturale, i suoi confini non sono geografici ma linguistici e, per certi aspetti, religiosi in senso etimologico (dal latino re-ligare, secondo l’interpretazione di Lattanzio: “Con questo vincolo di pietà siamo stretti e legati a Dio, da ciò deriva la parola religione, e non secondo l’etimologia proposta da Cicerone, da relegendo”). Per semplificare il concetto: chi ha il culto della nazione è un idolatra pronto a uccidere lo straniero, o, in subordine, a imbrattare le lapidi che ricordano i nemici morti; chi ha il culto della patria è un credente nei vincoli fraterni che uniscono gli esseri umani  sotto qualunque cielo e che hanno il massimo rispetto delle patrie altrui, nella persuasione che tutte le patrie, al di là delle differenze linguistiche, culturali e religiose ne formano una sola: la nostra comune patria umana. Non per niente un grande patriota come Giuseppe Mazzini non ha parlato di doveri verso la nazione ma verso l’umanità e verso la patria: “I primi vostri Doveri, primi almeno per importanza, sono, com’io vi dissi, verso l’Umanità. Siete uomini prima d’essere cittadini patrioti…” Parole sante, verrebbe fatto di dire soprattutto oggi dopo la tragedia delle due guerre mondiali che hanno insanguinato il “secolo breve”.


Giuseppe Mazzini

Eppure ancora oggi non mancano cattivi maestri che incitano all’odio contro i diversi, siano essi negri, omosessuali, zingari, gender o ebrei. Non mancano nemmeno gruppi neofascisti e neonazisti che si scandalizzano per l’omaggio dei presidenti Mattarella e Paohr alle vittime dell’odio fascista e comunista a Basovizza dove, poco lontano dalla Foiba, nel 1930, furono fucilati quattro giovani partigiani sloveni combattenti antifascisti. Leggo in un sito alternativo “non allineato” (il cui titolo non lascia dubbi sul suo orientamento politico: FASCINAZIONE): “In piazza a Trieste contro gli omaggi e i cedimenti alla Slovenia…  Una manifestazione che anticipa di tre giorni la venuta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che accompagnato dal Ministro degli Esteri e dell’Interno, per risarcire, per la seconda volta, gli sloveni regalandogli  l’edificio che ospitava l’hotel Balkan, non contenti prima di recarsi a Basovizza, non solo per rendere omaggio agli infoibati dai comunisti jugoslavi ma per rendere omaggio ufficialmente ai quattro fucilati di Basovizza, eretti a ‘vittime antifasciste’, mentre si trattava di appartenenti a un’organizzazione che voleva l’annessione di Trieste e Gorizia al Regno di Jugoslavia…


Mattarella a Basovizza

Si può già immaginare il risalto che darà alla questione la stampa slovena, e quel che dirà, o meglio non dirà, quella italiana, monopolizzata dall’ ‘informazione’ di questo marcio sistema”.  E deve essere ben marcio un sistema che lascia tappare la bocca al leader dell’opposizione da “gruppi organizzati di teppisti, come la canaglia dei centri sociali o i compagni di Potere al popolo…”. Eppure mi sembra che Salvini, così in Senato come fuori, e soprattutto via social, sia sempre in campagna elettorale, Ho anche l’impressione che tappare la bocca a Salvini sia un’impresa disperata.   Ma sarà solo una mia malevola impressione.  In ogni caso ci penserà il popolo a difenderlo. Salvini risalirà presto nei sondaggi. Come? Chiaro: facendo la vittima.

 

FULVIO SGUERSO 

 

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