Putin non è uno zar: la lezione ucraina che il Cremlino non aveva previsto

Vladimir Putin

C’è una domanda che circola sempre più spesso, anche fuori dai circuiti della propaganda: Vladimir Putin è davvero uno zar?
La riflessione, nata da una voce ucraina, non è solo provocatoria. È una lente interessante per leggere una guerra che, al di là delle narrazioni ufficiali, sta raccontando molto più di quanto si voglia ammettere.
Gli ucraini, prima di tutto. Un popolo che molti davano per spacciato nel giro di poche settimane. Inferiorità numerica, meno mezzi, meno armi, meno tutto. E invece no. Hanno resistito. Hanno adattato la guerra ai tempi moderni, sviluppando tecnologie, strategie, capacità operative che hanno sorpreso anche gli osservatori militari più esperti. Hanno fatto qualcosa che, al di là delle simpatie politiche, resta difficile da ignorare: hanno fermato l’invasore.
E qui entra il confronto storico, quasi inevitabile per chi guarda alla Russia con le categorie del passato.
Lo zar Alessandro I di Russia, in poco più di un anno, riuscì a ribaltare le sorti dell’invasione napoleonica: respinse Napoleone Bonaparte, lo inseguì fino al cuore dell’Europa e sfilò vittorioso a Parigi.
Nel Novecento, Iosif Stalin, pur con l’aiuto degli Alleati, fermò la macchina bellica nazista, sconfisse Adolf Hitler e portò l’Armata Rossa fino a Berlino.

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Due momenti storici diversi, due contesti incomparabili, certo. Ma entrambi segnati da un elemento comune: la capacità della Russia di trasformare una guerra difensiva in una vittoria totale.
Oggi, però, la storia sembra essersi inceppata.
L’ex colonnello del KGB Putin, dopo anni di guerra, non è riuscito nemmeno a consolidare completamente il controllo sui territori che ha già proclamato come parte della Federazione Russa. Annessioni sulla carta, ma non sempre sul campo. Una distanza che pesa più di qualsiasi dichiarazione ufficiale.
E allora la domanda torna, più forte: dov’è lo zar?
Perché uno zar, nell’immaginario e nella storia russa, non gestisce conflitti congelati. Non si arena in guerre lunghe, logoranti, senza una vittoria chiara. Uno zar vince, travolge, impone.
Quello che sta emergendo, invece, è un’altra immagine: quella di una Russia potente ma impantanata, e di un’Ucraina che, pur sotto pressione, continua a dimostrare una cosa semplice e potente insieme — che la libertà, quando è davvero sentita, può diventare una forma di resistenza difficile da piegare.
E forse è proprio questo il punto più scomodo per il Cremlino.
Non tanto il confronto con la storia imperiale, ma il confronto con un presente che non obbedisce più ai vecchi copioni.

Ентоні Eлегантний

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