L’OCCIDENTE E’ L’IMPERO DEL MALE?

Secondo il Patriarca ortodosso di Mosca Kirill I, amico stretto e mentore di Vladimir Putin, sostenitore fervente dell’invasione dell’Ucraina, non ci sono dubbi: questa “operazione militare speciale” (come Putin la chiama) viene presentata nei suoi sermoni come una lotta metafisica tra la Santa Russia e l’Occidente depravato. All’inizio dell’invasione, benché abbia dichiarato di pregare per la pace, il Patriarca ha fatto sue le pretestuose motivazioni del Cremlino  definendo gli oppositori come le “forze del male” che vogliono dividere l’unità spirituale della Russia e della sua Chiesa, specificando che con “Russia” intendeva  l’Ucraina e la Bielorussia.

Nel famoso sermone del 6 marzo 2022, affermò appunto che in Ucraina si combatte una battaglia di portata metafisica contro un Occidente degenerato e immorale: “Stiamo parlando di qualcosa di molto differente e di più importante della politica, stiamo parlando della difesa dell’umanità”. Per il Patriarca di Mosca che, prima di ascendere ai vertici della Chiesa ortodossa moscovita si è fatto, per così dire, le ossa nel KGB, guarda caso, proprio come il devoto sodale  Putin, il conflitto in  Ucraina è una lotta contro un “ordine mondiale di consumo eccessivo e false libertà e in cui le parate del Gay Pride rappresentano un peccato  contro la legge di Dio che viene imposto  con la forza”. Sempre a marzo, in una lettera al Consiglio Ecumenico delle Chiese, Kirill ha asserito che “questo tragico conflitto è diventato parte della strategia geopolitica tesa a indebolire la Russia”.

In altre circostanze ha benedetto le forze armate russe e ha accreditato il falso storico diffuso dal Cremlino secondo il quale russi e ucraini sarebbero un solo popolo che deve essere riunito sotto l’egemonia della Russia: “Qualcuno deve difendere la verità divina secondo la quale siamo un solo popolo”. Dal canto suo, Vladimir Putin non ha mancato di denunciare, nel suo discorso in occasione del Giorno della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica contro il nazifascismo, la “degradazione” morale dell’Occidente. Lasciando ora da parte la questione non propriamente irrilevante dei pulpiti da cui vengono queste prediche, non si può negare che da più parti e non da oggi si discute del “declino”, della “decadenza” , della “crisi della democrazia e delle grandi ideologie”, del “disincanto”, e, insomma, del “tramonto dell’Occidente” e del “nichilismo” che ne sarebbe alla base.

E dire che alla fine della guerra fredda vinta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati europei (tra cui l’Italia) contro L’Unione Sovietica, pareva che la civiltà occidentale avesse vinto su tutti i fronti e che le istituzioni liberali e democratiche fossero destinate a imporsi in tutto il globo, tanto da indurre lo storico e politologo statunitense Francis Fukuyama a proclamare che eravamo alla vigilia dell’ ”avvento della supremazia dello Spirito ipotizzata da Hegel” (cfr.  La fine della storia e l’ultimo uomo, 1992). Che bellezza! Con l’implosione dell’Impero sovietico e con la conseguente fine della guerra anche ideologica tra un Oriente comunista e un Occidente liberale e capitalista l’umanità si sarebbe finalmente unificata e pacificata sotto l’insegna dei valori democratico-liberali e del mercato globale. Sennonché, giusto un anno dopo la caduta del Muro di Berlino, si è presentato sulla scena della storia un ospite inatteso: il fondamentalismo islamista che, a partire dalla Rivoluzione iraniana del 1979, ha dichiarato guerra all’Occidente e ai suoi “valori”, come la democrazia, la libertà di culto e di pensiero, il libero mercato, la laicità dello Stato. Come scrive il sociologo Luciano Pellicani nel suo saggio L’Occidente e i suoi nemici (Rubbettino, 2022): “Dopo aver proclamato la Sharia legge  di Stato, l’ayatollah Khomeyni non si limitò a elevare una granitica barriera per impedire l’inquinamento spirituale della Umma (la comunità dei credenti); fece qualcosa di più radicale: elaborò l’ambizioso disegno di porre l’Islam alla testa di tutti i popoli diseredati della Terra, sostituendo in tale ruolo rivoluzionario il comunismo marxleninista.

 Questo grandioso programma fu espresso con la massima chiarezza nella lettera che egli poco prima di morire, inviò a Gorbaciov. In essa, il carismatico leader della ierocrazia iraniana chiese al segretario del Pcus di riconoscere pubblicamente che il comunismo era ormai ridotto a un fossile storico, poiché, essendo privo di un principio spirituale, aveva lo stesso problema che stava trascinando nel nulla la materialistica società basata sull’adorazione del dio-denaro; e di riconoscere altresì che ormai sulla scena mondiale non restava che una sola forza in grado di perseguire l’obiettivo di liberare i popoli che si trovavano nella “prigione dell’’Occidente e del Grande Satana”: l’Islam”. Tutto questo assai prima dell’11 settembre 2001  e dei successivi attentati terroristici di al-Qaeda e dell’Isis. Evidentemente noi occidentali, al di là dei nostri confini (ma anche all’interno di essi) non siamo molto amati.

Come mai? Non sarà che ci abbiamo messo anche del nostro se a tanta parte del mondo sembriamo immorali e depravati? Il giornalista Federico Rampini parla addirittura  di Suicidio occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori (Mondadori, 2022): “Se un attacco nel cuore dell’Europa ci ha colto impreparati, è perché eravamo impegnati nella nostra autodistruzione. Il disarmo strategico dell’Occidente era stato preceduto per anni da un disarmo culturale. L’ideologia dominante, quella che le élite diffondono nelle università, nei media, nella cultura di massa e nello spettacolo, ci impone di demolire ogni autostima, colpevolizzarci, flagellarci. Secondo questa dittatura ideologica non abbiamo più valori da proporre al mondo e alle nuove generazioni , abbiamo solo crimini da espiare. Questo è il suicidio occidentale. L’aggressione di Putin all’Ucraina, spalleggiato da Xi Jinping, è anche la conseguenza di questo: gli autocrati delle nuove potenze imperiali sanno che ci sabotiamo da soli”. Soprattutto nel nostro Paese. A questo proposito, un certo stupore, come mi è già capitato di osservare su queste pagine online, mi suscitano quegli italiani che si proclamano a gran voce antioccidentali e che preferiscono la Russia illiberale e plutocratica di Putin al nostro sistema democratico rappresentativo, del quale si può dire tutto il male possibile proprio perché garantisce il diritto al  dissenso. Provino a dissentire in Russia, o magari in Cina, e mi sapranno dire.


Fulvio Sguerso

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One thought on “L’OCCIDENTE E’ L’IMPERO DEL MALE?”

  1. Molto pertinenti le tue ampie citazioni di Pellicani e Rampini. Bisogna riconoscere che la libertà di costumi che l’Occidente consente viene vista dalle nostre coscienze cristiane (o da quel poco che strenuamente ne resta) più come un disvalore che non una conquista. La libertà viene vista ormai come disordine, sia sul piano morale che sociale e ambientale. E’ la nostra stessa “coscienza infelice” che spinge i più accorti di noi a guardare con profondo disagio quanto ci accade intorno, con una Chiesa sempre più evanescente e la sostituzione dei suoi comandamenti con quelli di una pletora di leggi sempre più soffocanti. Abbiamo innalzato il vitello d’oro ai fasti di un altare laico auto-referenziale. Tutto ciò ci indeboisce spiritualmente e ci espone agli attacchi di sistemi religiosi che peraltro dimostrano platealmente la loro immutata funzione di instrumenta regni. Negli anni post-1968 molti giovani avevano voltato le spalle alla nostra religione ormai logora per volgersi a Oriente. Un Oriente che nel frattempo assorbiva avidamente i nostri disvalori, come il libero mercato, la globalizzazione, la finanziarizzazione. Disvalori contro i quali s’era erto l’Islam, e oggi la Russia ortodossa, pur non avendone i titoli né l’uno né l’altra. Il disastro ambientale e sociale, con la recente aggiunta dell’orrore bellico, ben rappresentano lo smarrimento totale dell’uomo di fronte ad un mondo che ormai lo repelle in quanto nemico

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