Lo sguardo che pietrifica. Meloni-Medusa e il governo dell’immobilità

 Lo sguardo che pietrifica. Meloni-Medusa e il governo dell’immobilità
 Dalla moral suasion sulle major petrolifere al «Melonellum», dall’esclusione di Salis alla sfida con Vannacci: anatomia di un potere che trasforma in pietra chi lo guarda, mentre l’opposizione resta ferma nella propria frammentazione

C’è un momento, nel mito, in cui Medusa smette di essere una vittima e diventa un’arma. Stuprata da Poseidone nel tempio di Atena, la giovane sacerdotessa viene trasformata dalla dea in un mostro dai capelli di serpente, il cui sguardo pietrifica chiunque osi incrociarlo. La psicanalisi ha letto in questa figura la cristallizzazione della paura: il «freeze» di fronte a un terrore travolgente, la paralisi che precede ogni possibilità di reazione. Medusa non uccide: immobilizza. Non distrugge: congela. E in questo, la metafora calza perfettamente a Giorgia Meloni, che da luglio a ottobre 2026 ha governato non attraverso la forza, ma attraverso la capacità di rendere immobili avversari e alleati, di pietrificare ogni slancio di autonomia con un semplice sguardo, una parola, un silenzio calcolato.

 I serpenti dello Stato: la moral suasion sulle major petrolifere

Il primo volto di questa Medusa è quello che si rivolge alle grandi compagnie petrolifere. A fine settembre, Eni annuncia un tetto al prezzo di benzina e diesel: 1,99 euro al litro per la benzina, 2,19 per il gasolio, per trenta giorni. Poi tocca a IP, poi a Q8, che «accogliendo l’invito del governo italiano» fissa un price cap modulare. Meloni ringrazia: «Un altro importante segnale di attenzione alle famiglie italiane». La parola chiave è «invito». Non c’è una legge, non c’è un decreto che imponga il calmiere. C’è una moral suasion che funziona come lo sguardo di Medusa: le compagnie sanno che resistere significherebbe attirare su di sé un’attenzione indesiderata, e preferiscono piegarsi. Assoutenti osserva che gli sconti «dimostrano che le società hanno ampi margini per far scendere i listini rinunciando ad una parte dei loro enormi profitti». Ma il punto politico è un altro: il governo non spende un euro, non tocca le accise, non nazionalizza nulla. Ottiene il risultato con la sola forza dello sguardo. I serpenti non mordono: ipnotizzano.

La deroga impossibile: Medusa e l’Europa

Il secondo volto è quello che si rivolge a Bruxelles. Meloni annuncia che scriverà a Ursula von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità sui conti pubblici, invocando la clausola di salvaguardia nazionale per spendere 14 miliardi in due anni e ridurre i costi energetici per le imprese. L’inflazione è salita al 4,1% a settembre, dal 3,2% di agosto. La richiesta è ragionevole, persino ovvia. Ma Bruxelles risponde con un gelo che ha il sapore della pietrificazione: «In realtà, abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri». Il portavoce economico Balazs Ujvari aggiunge che la lettera di Meloni non è ancora arrivata. È una schermaglia che rivela il limite dello sguardo di Medusa: funziona con le compagnie petrolifere, che temono il disprezzo del governo, ma non con la Commissione europea, che non ha paura di essere pietrificata. L’UE non è un alleato riottoso né un avversario interno: è un’istituzione che risponde con le regole, non con le emozioni. E Meloni, per la prima volta, scopre che il suo sguardo non basta.

Il palco negato: Medusa e la sindaca di Genova

Il terzo volto è quello che si mostra al Salone Nautico di Genova, il 1° ottobre. Per la prima volta nella storia della manifestazione, il sindaco di Genova non viene invitato sul palco per il taglio del nastro. Silvia Salis, prima cittadina, resta a terra mentre Meloni sale con il governatore Marco Bucci e il presidente di Confindustria Nautica Piero Formenti. Da Palazzo Chigi fanno sapere che Meloni è «rimasta sorpresa e dispiaciuta». Ma Salis non ci crede: «Se l’obiettivo, come si vocifera, era quello di togliermi l’attenzione non credo sia stato raggiunto».

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Il messaggio è chiaro: chi non è allineato non esiste. Non c’è bisogno di attaccare: basta escludere. La pietrificazione, in politica, è spesso un’assenza. E l’assenza di Salis sul palco è la rappresentazione plastica di un potere che non riconosce l’altro se non come ostacolo o come comparsa.

 La dialettica inane: Medusa e l’opposizione

Il quarto volto è quello che si rivolge a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il Financial Times, in un’analisi di fine settembre, descrive un’opposizione «frammentata», dove il PD e il M5S devono «superare una lunga storia di animosità e sfiducia reciproche e lottare insieme». La competizione tra Schlein e Conte per la leadership, le divergenze sull’Ucraina — Conte vuole lo stop agli aiuti militari e un atteggiamento più amichevole verso Mosca, il PD resta diviso tra pacifisti e atlantisti — rendono il «campo largo» una coalizione virtuale, incapace di trasformarsi in alternativa reale. Meloni non ha bisogno di attaccarli: le basta guardarli litigare. Il suo sguardo non li pietrifica, li paralizza dall’interno. La dialettica è serrata ma inane, come un duello tra due che si sfidano a chi arriva primo a un traguardo che non esiste. E Medusa, nel frattempo, governa.

 Il timore che si cela dietro la sufficienza: Medusa e Vannacci

Il quinto volto è quello che si rivolge a Roberto Vannacci. A Reggio Calabria, alle suppletive di fine settembre, il candidato di Futuro Nazionale prende l’11%, un dato che dalla cerchia di Meloni viene letto come «un sospiro di sollievo» — poteva andare peggio — ma anche come «un campanello di allarme». Vannacci non è un avversario esterno: è un rivale interno alla destra, capace di attrarre consensi dall’elettorato di Fratelli d’Italia e degli alleati. Meloni ostenta sufficienza — «Vannacci ottiene solo un 3-4% di voti d’opinione» — ma la guardia resta alta: «Vannacci va incalzato a destra». È la stessa dinamica di Medusa con i suoi serpenti: non può eliminarli, perché sono parte di lei, ma deve tenerli sotto controllo. La sufficienza è una maschera che cela il timore. E il timore, in politica, è il segnale che il potere non è mai completamente saldo.

 Gli alleati riottosi: Medusa e i serpenti che si contorcono

Il sesto volto è quello che si rivolge a Matteo Salvini e Antonio Tajani. A fine settembre, i tre leader si riuniscono a pranzo per risolvere il braccio di ferro sul candidato sindaco a Milano: Salvini insiste su Silvia Sardone, Forza Italia su Matteo Perego. Meloni ascolta, ma non si sbilancia. La tolleranza è impaziente: sa che gli alleati sono necessari, ma sa anche che ognuno di loro coltiva ambizioni proprie. La legge elettorale, che Meloni vuole approvare entro il 9 ottobre, è il vero banco di prova: se passa, il «Melonellum» cambia il campo di gioco e riduce il peso dei partiti minori. Se non passa, l’esecutivo cade. I serpenti si contorcono, ma Medusa tiene lo sguardo fisso sull’obiettivo.

 La legge indigesta: Medusa e il «Melonellum»

Il settimo volto è quello che si rivolge al Parlamento. La riforma elettorale — ufficialmente «Stabilicum», ma per tutti «Melonellum» — approda alla Camera con tre voti di fiducia e la richiesta di «presenza obbligatoria» dei deputati. Il premio di maggioranza è pensato per garantire stabilità, ma il Financial Times avverte che potrebbe «ritorcersi contro» Meloni, considerata la capacità di Vannacci di attrarre una parte della sua base elettorale. La legge è indigesta anche per molti alleati, che temono di essere ridotti a comparse. Ma Meloni ha fatto della riforma una questione di sopravvivenza: se non passa, si va al voto. È la scommessa più alta del suo mandato. E Medusa, che non può permettersi di perdere, gioca l’ultima carta.

Gli avatar e la seduzione: Medusa nell’era digitale

L’ottavo volto è quello che si mostra sui social. Meloni-chan, l’avatar in stile manga con lunghi capelli biondi e occhi grandi, è tornata. Non è una novità: già nel 2018 circolava una versione manga della leader di Fratelli d’Italia. Ma nel 2026, con l’intelligenza artificiale che moltiplica le immagini, la questione assume un significato nuovo. Meloni ha pubblicato sui suoi canali deepfake che la ritraevano in lingerie, denunciando l’uso della tecnologia per attaccarla. Il punto non è la vanity, ma la strategia: Medusa, che pietrifica con lo sguardo, sa che l’immagine è potere. E allora gioca con la propria immagine, la moltiplica, la controlla. Gli avatar femminili che la assomigliano non sono un dettaglio marginale: sono la versione digitale dei serpenti. Affascinano e respingono, seducono e minacciano. E Meloni, che ha fatto della propria immagine un’arma politica, non poteva che acconsentire alla loro presenza.

Conclusione: Medusa e il limite dello sguardo

Medusa, nel mito, viene uccisa da Perseo, che la decapita guardandola solo attraverso lo specchio del suo scudo. La lezione è chiara: non si vince Medusa guardandola in faccia. Bisogna trovare un altro modo, uno specchio, una mediazione, una distanza. Giorgia Meloni ha governato da luglio a ottobre 2026 come una Medusa che pietrifica chi la guarda: le major petrolifere, l’opposizione, gli alleati, i rivali interni. Ma il suo potere ha un limite: l’Europa non si lascia pietrificare, Vannacci non si lascia incantare, la legge elettorale potrebbe ritorcersi contro. E l’opposizione, per quanto frammentata, prima o poi troverà il suo Perseo. O forse no. Perché Medusa, in fondo, non è solo colei che pietrifica: è anche colei che, pietrificata, continua a esistere. E il suo sguardo, anche da decapitata, conserva il potere di immobilizzare chiunque osi guardarlo.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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