LETTURA DI UN’IMMAGINE: Ritratto di donna Franca Florio di Giovanni Boldini

Ritratto di donna Franca Florio.
 Olio su tela (1901-1924) di Giovanni Boldini
Palazzo Mazzarino – Palermo

immagine da Wikipedia

Questa tela di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) ci riporta in pieno nell’atmosfera della Belle Epoque, in questo caso non parigina ma palermitana. Si tratta del ritratto di donna Franca Florio, nata Francesca Jacona della Motta di San Giuliano, che, sposando il ricco imprenditore Ignazio Florio, divenne la regina dei salotti del bel mondo palermitano. Parlava correntemente quattro lingue e fece perdere la testa, per la sua eleganza e il suo  charme a personaggi famosi come Gabriele D’Annunzio e Guglielmo II di Germania, il marito commissionò il ritratto della fascinosissima moglie al celebre ritrattista idolo delle dame del bel mondo parigino. Il quale si precipitò da Parigi a Palermo, dove fu ospite d’onore in casa Florio. In una prima versione del ritratto, ovviamente a figura intera, vediamo donna Franca avvolta in un abito da sera nero impreziosito da arabeschi dorati e con maniche lunghe anch’esse ricamate. Notevole l’ampia scollatura e la lunghissima collana di perle con pendente.

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Il pittore ferrarese e parigino d’adozione intervenne altre due volte sulla tela, aggiungendo una sedia in stile Luigi Filippo, togliendo le maniche e rimodellando l’abito secondo la moda degli anni venti. La versione definitiva è infatti del 1924. Anche in questo ritratto spicca lo stile boldiniano: la flessuosità dei contorni, la brillantezza dei colori, la cura dei particolari della figura a contrasto con l’indeterminatezza dello sfondo. Anche in questo ritratto particolare cura è riservata all’abbigliamento della nobile siciliana, alle pieghe del velluto nero dell’abito,  all’ampia stola, all’acconciatura dei neri capelli sul bel volto nitidamente disegnato, con lo sguardo leggermente ironico, distratto da qualcosa a noi ignoto, a quel naso perfetto e a quella bocca deliziosa. E a quella lunghissima collana che già indossava nelle prima versione dell’’opera,  formata da 365 perle, una per ogni giorno dell’anno o – secondo una malevola  diceria – per ogni lacrima versata per i tradimenti del marito. Certo è che, se l’intenzione di Ignazio Florio era quella di immortalare la moglie affidando l’esecuzione del suo ritratto a un maestro come Giovanni Boldini, può ritenersi pienamente soddisfatto.

Fulvio Sguerso

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