L’austerità come destino: Dombrovskis, il padrone dei conti che si prepara a mettere l’Italia in ginocchio

 L’austerità come destino: Dombrovskis, il padrone dei conti
che si prepara a mettere l’Italia in ginocchio

Valdis Dombrovskis

L’Europa dei falchi ha un nuovo volto. Si chiama Valdis Dombrovskis, fisico ed economista lettone, e da Bruxelles governa con pugno di ferro le economie dei ventisette Stati membri. Come una creatura della notte che cambia pelle ma non natura, a nulla è valuto che il suo ruolo istituzionale si sia evoluto negli anni: Dombrovskis è e resta un implacabile oppositore di ogni deroga, ogni flessibilità, ogni respiro che l’Italia cerchi di prendere per uscire dalla morsa del debito. L’anno scorso il suo nome è stato proposto per un ennesimo incarico di peso, quello di Commissario europeo per l’Economia e la produttività, con delega all’implementazione e semplificazione nella seconda Commissione von der Leyen. Un ruolo da cui ha continuato a tessere la tela della sua sorveglianza, trasformando la vigilanza sui bilanci nazionali in un’ossessione che rischia di fare dell’Italia la sua prossima vittima.

I sei mesi dell’inganno

Il copione è ormai noto. Da oltre sei mesi, nei palazzi del potere comunitario si susseguono rinvii e silenzi che celano una strategia precisa. Ogni richiesta di Roma per sospendere il Patto di stabilità o per ottenere una deroga sul caro energia si infrange contro il muro eretto da Dombrovskis. Con la scusa di una situazione economica che “non è più quella della pandemia”, il Commissario ripete ossessivamente che “la clausola di salvaguardia è prevista solo in caso di grave recessione, scenario che al momento non riguarda l’Italia”. Frattanto, la manovra del governo guidato da Giorgia Meloni viene promossa a parole, ma ogni percorso di uscita dalla procedura per deficit eccessivo è condizionato a un rigore che soffoca la crescita.

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È un gioco di prestigio. Dombrovskis loda gli “sforzi” dell’Italia per ridurre il deficit, ma al contempo ricorda che il debito resta insostenibile e che “non stiamo raccomandando stimoli fiscali”. La trappola è ben congegnata: il Paese viene inchiodato a parametri stringenti mentre i fondi del Pnrr si esauriscono, l’economia ristagna e la spesa pubblica viene sacrificata sull’altare di un’austerità che è diventata la sua firma.

Il lettone che ha svuotato la Lettonia

La storia di Dombrovskis è la migliore sintesi di cosa significhi essere un “vampiro” o una “sanguisuga”. Al suo Paese, la Lettonia, ha inflitto una cura d’urto che ha prodotto una delle più drammatiche emorragie demografiche d’Europa: dal 2008 al 2019, la popolazione è scesa da 2,163 milioni a 1,908 milioni, a causa di una povertà senza precedenti che ha costretto oltre 250mila persone all’emigrazione. Il suo partito, dopo quel biennio di lacrime e sangue, crollò dai consensi, ma lui non ha mai cambiato ricetta. Oggi impone all’Italia la stessa medicina, convinto che la virtù stia nel taglio e nella disciplina.

L’aguzzino finanziario dell’italiano

Non c’è bisogno di ipotizzare scenari futuri: il futuro è già qui. Con il suo rifiuto di sospendere le regole fiscali, Dombrovskis rende impossibile per il governo Meloni mantenere promesse come il taglio dell’Irpef o la rottamazione delle cartelle esattoriali. La legge di Bilancio 2026 sarà una “manovra lacrime e sangue”, costringendo Roma a tagli lineari che si tradurranno in minori servizi e maggiori costi per i cittadini. L’Italia è diventata così la sua cavia, un laboratorio dove sperimentare quanto a lungo un’economia possa resistere senza ossigeno.

Valdis Dombrovskis e Giorgia Meloni

In questo gioco crudele, Dombrovskis non agisce da solo: è il braccio armato della Germania, il guardiano di un’ortodossia che non ammette deroghe. Ma la maschera del “tecnico imparziale” è ormai caduta. La sua carriera, costruita sulle spalle dei più deboli, si appresta a raggiungere il culmine con la riduzione dell’Italia a un paziente in terapia intensiva, tenuto in vita da un respiratore che lui stesso controlla.

La metafora è chiara: vampiro o sanguisuga poco cambia. L’importante è capire che Dombrovskis, da Riga a Bruxelles, ha sempre succhiato la linfa vitale dei popoli che gli sono stati affidati. E ora tocca a noi.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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2 thoughts on “L’austerità come destino: Dombrovskis, il padrone dei conti che si prepara a mettere l’Italia in ginocchio”

  1. Il padrone dei conti che si prepara a mettere l’Italia in ginocchio” è un testo apertamente polemico, ma intercetta una paura molto reale che attraversa da anni una parte dell’opinione pubblica italiana: quella di un’Europa percepita più come controllore dei bilanci che come progetto politico solidale.
    Il pezzo costruisce la figura di Valdis Dombrovskis quasi come simbolo tecnocratico dell’austerità europea. Non tanto un uomo, quanto un metodo: numeri, parametri, spread, procedure d’infrazione. E in effetti il tema esiste davvero. Dopo gli anni della pandemia, dei bonus e del debito facile, Bruxelles sta tornando lentamente a chiedere disciplina fiscale agli Stati membri più indebitati, tra cui l’Italia. L’articolo però va oltre la semplice critica economica: denuncia una sensazione di impotenza democratica. L’idea che decisioni enormi sulla vita quotidiana delle persone – pensioni, sanità, stipendi pubblici, tasse – vengano prese più nei palazzi europei che nei parlamenti nazionali. È qui che il testo trova probabilmente la sua forza emotiva maggiore.

  2. Nell’articolo è molto efficace il contrasto implicito che emerge tra la retorica europea della crescita e la realtà concreta di molti cittadini: salari fermi, servizi pubblici in difficoltà, precarietà diffusa. Da questo punto di vista il pezzo dà voce a un malessere sociale che non riguarda solo l’Italia, ma gran parte dell’Europa occidentale.
    Naturalmente il tono è volutamente drammatico. Parlare di “Italia in ginocchio” è una formula forte, quasi da manifesto politico. E qui si può aprire il dibattito: perché i sostenitori delle regole europee risponderebbero che senza controllo dei conti il rischio sarebbe una crisi finanziaria ancora peggiore, con interessi sul debito fuori controllo e ulteriori sacrifici per i cittadini.

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