La gestualità manuale dei berleghiste

THE BERLEGHISTS MIDDLE FINGER

THE BERLEGHISTS MIDDLE FINGER

Avrete spesso notato come la specie nord- leghista, della più vasta famiglia berleghista, abbia sostituito il sorriso con il “ghigno”, sulla base dell’imitazione dell’indiscusso Capo, il Senatùr.

   Il “ghigno” sta al sorriso come la parolaccia sta all’esclamazione, lo sberleffo al saluto, la pernacchia alla battuta di spirito.

   La specie “berlusca”, invece, sull’onda embrassons nous di “Lui”, sfoggia bocconate di denti ridarole e rassicuranti, del tipo da “cameriere con menu”.

Quello però che unisce le varie componenti berleghiste è la gestualità manuale che, nei momenti di esaltazione offensiva, sventola contro le sue vittime il dito medio, minaccia ritenuta, erroneamente, para-anale. Essi vorrebbero essere molto cattivi e anche molto volgari. Sennonché il secondo dato è frutto di un equivoco. La minaccia è brutale e sanguinaria perché nasce dalla storica amputazione del dito medio all’arciere, che con esso conduce la corda alla massima tensione e che, quindi, resta deprivato e disarmato della sua capacità , ma non c’è la ritenuta (e voluta)  volgarità; il che, se acclarato, certamente creerà non poca delusione nello sbracato berleghismo.

   Con i numeri catturati in “zona Cesarini” alla Camera dei Deputati, e relativi a “giustamente ignoti” deputati dai nomi impronunciabili, l’attuale Governo (si fa per dire) non può fare molta strada. Pare quindi che l’inno galvanizzante dei berleghisti, soprattutto della specie “berlusca”, sia (mutatis mutandis) il canto di compar Alfio nella “Cavalleria rusticana”:

         Ah che bel mestiere

         fare il carrettiere,

         portar di qua e di là

         quel che si compra

         quel che si vende, ohilà!

Nell’ambito del marketing che sovrasta ogni pensiero berleghista e costituisce il perno della sua ricerca para- scientifica ai fini della governabilità, fonti precarie ci hanno informato di una forte mobilitazione di scienziati in numerologia.

    Alcuni specialisti si sono riuniti per rispondere a svariati quesiti. La prima analisi si sarebbe soffermata sul conteggio alla Camera dei Deputati. Con sicurezza essi hanno assicurato il Presidente del Consiglio: ancorché, gli hanno esposto, si volesse considerare il risultato (314 v. 311) con calcoli numerologici avremmo 3+1=4+4=8 per la prima cifra ; 3+1=4 +1 = 5 per la seconda cifra. Oppure 3X1=3X4=12 per la prima cifra; 3X1= 3 X1 =3 per la seconda cifra. Oppure, a canone inverso, si potrebbe avere 4-1 =3 =33 per la prima cifra; 1-1=0 = 3 per la seconda cifra.

   Il risultato numerologico ha entusiasmato “Lui” e lo ha convinto di avere in pugno le redini del potere fino alla fine della legislatura ed oltre.

   Ma volendo strafare, come suo solito, Egli ha interrogato anche “Dantisti” di chiara fama perché nessuno come il sommo Poeta è stato così lungimirante nel prevedere le italiche sorti nei secoli, soprattutto in quelli a venire, diciamo, “per noi”.

   Il risultato propinatogli dagli studiosi lo ha lasciato perplesso ma, anche in questo caso, malgrado il personaggio richiamato dagli specialisti (Plutone), la finale considerazione è a suo favore.

    All’inizio del Canto VII dell’Inferno v’è Pluto, simbolo della ricchezza che sta lì perché deve spaventare i dannati (avari e prodighi) che piombano nel suo cerchio: questo essere pronuncia una frase che nessuno fino ad oggi è riuscito a comprendere:

  Pape satàn, Pape satàn, aleppe.

Ma ecco il risultato dell’acuta indagine storico dantistica: in esso stanno l’elemento furbescamente infernale e quello, invece, premiale e natalizio, l’endecasillabo va letto come di seguito, riferimento profetico e terminale:

    Papi satàn, Papi satàn, la greppia.

 

    BELLAMIGO

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