GIOVENTÙ IN RETROMARCIA

GIOVENTÙ IN RETROMARCIA

GIOVENTÙ IN RETROMARCIA

Avere una veneranda età consente di fare confronti attraverso l’arco di una lunga vita. Il confronto che mi viene più spontaneo di questi tempi è quello tra i giovani che, lungo tutti gli anni Sessanta, maturavano il rigetto delle regole sino allora imposte dall’establishment, e i giovani odierni, che marciano in direzione diametralmente opposta, pur subendo dalle varie caste un trattamento di sudditanza ed emarginazione.

I giovani di mezzo secolo fa ebbero la tempra di discutere, aggregarsi, ribellarsi e combattere il perbenismo imperante, con risultati di eccellenza: nientemeno che lo Stato Sociale, il Welfare State, sino allora appannaggio di remote nazioni nordeuropee. Migliorarono enormemente le condizioni di lavoro, le paghe, il tempo libero, la previdenza, l’assistenza sanitaria, la fiducia nel futuro. È pur vero che parte di questo tangibile progresso fu pagato col saccheggio della Natura; ma è altrettanto vero che quel saccheggio non è venuto meno (anzi!) neppure oggi, mentre è in pieno svolgimento lo sfascio dello Stato Sociale ad opera di una politica sempre più ancella della finanza.

Per demolire le conquiste “sessantottine”, le si è bollate come frutto di un’irresponsabilità collettiva, cui urge porre rimedio con vistose retromarce. Il compito di giustificare queste ultime se lo assunse una sinistra che il crollo del muro di Berlino orbò dei suoi principi fondanti. Quell’evento travolse ogni residua resistenza e consentì l’irruzione nella società del nuovo dogma neoliberista, assurto ad unica possibile forma di governo del mondo.


Manifestazione di studenti di fine anni ’60/primi ’70

La mossa psicologicamente più abile –e perversa- è stata quella di instillare un capillare senso di colpa nei vecchi, per avere esagerato nei benefici a proprio vantaggio, a scapito dei giovani, cui avrebbero rubato il futuro. La realtà è che il futuro non l’ha rubato la maggioranza dei vecchi, con pensioni di sopravvivenza, ma proprio il mondo finanziario con le sue spericolate avventure e relativi fallimenti, ripianati dapprima con i soldi degli Stati, attraverso i bail out, poi con un diluvio di soldi delle banche centrali, e infine con i bail in prossimi venturi (vedi mio articolo del 20/04/14). Ciononostante, non una delle regole criminogene della finanza è stata modificata, permettendo alle banche di continuare a speculare sui mercati, mentre si insiste in politiche anti-sociali su popolazioni già allo stremo, additandole come responsabili del deficit pubblico. Tutto ciò è appurabile da chi sia disposto a documentarsi sui reali meccanismi responsabili di questa situazione di miseria crescente: basta averne la volontà…VEDI

Una volontà che però fa difetto ai giovani di oggi, che sono il frutto di un preciso disegno di disinformazione da parte dei media al servizio dello status quo. I giovani sembrano ormai incapaci di riunirsi per discutere e documentarsi sulle vere ragioni che li hanno ridotti all’impotenza della precarietà, delle paghe da fame, della disoccupazione, come viatico per un’opposizione consapevole e determinata. Serpeggia invece tra loro la rassegnazione, la resa all’esistente; da cui una sterile paura del futuro: elementi decisivi per la loro definitiva castrazione nonché accettazione dei palliativi che si lasciano loro sgocciolare dall’alto: i vari diversivi mentali, che, oltre ai secolari circenses, annoverano telefoni cellulari in continua evoluzione e sempre più sostitutivi del rapporto diretto coi propri coetanei. Le caste sono riuscite nel capolavoro di atomizzare i giovani, mentre Internet avrebbe invece dovuto aggregarli e stimolarli ad approfondire, grazie alla facile reperibilità delle nozioni, le cause della loro deplorevole situazione, per poi cercare insieme possibili vie d’uscita.

Tutt’al contrario, le strade sono l’eloquente teatro di giovani solitari, anche se in gruppo, ciascuno col suo iPad/iPod in mano, intento a chissà quale interessante ricerca, gli occhi fossilizzati sul mini schermo, ignari di cosa accade intorno: un vizio, anzi ormai una dipendenza, che ha colpito soprattutto le ragazze. Sembrano cercare nel virtuale la fuga dalle scarne soddisfazioni che la vita sociale e lavorativa riserva loro.


Manifestazione studentesca odierna 

 

Non ho notizia di riunioni, manifestazioni, proteste di giovani in base a loro scoperte sui meccanismi perversi della creazione di denaro facile ad opera di banche centrali e commerciali. In televisione assisto perlopiù a marce di protesta, a valle, contro questo o quel provvedimento; mai contro le origini recondite dei provvedimenti stessi, a monte. (Analogo discorso vale per i sindacati).

I lettori di Trucioli sanno da quanti anni sto cercando di diffondere le ragioni di fondo dell’attuale nostra dipendenza da oscuri dittatori stranieri, che guidano costantemente, e spesso con aperta improntitudine, le mosse dei vari governi fantocci. Non mi rassegno alla rapina del futuro dei nostri figli ad opera di una ristretta cerchia di miliardari, non voglio esserne tacito complice e passare per tale quando verrà il tempo della “ardua sentenza dei posteri”. Mi sforzo di supplire, coi limitati mezzi di un anziano pensionato, all’inazione dei giovani, che il sistema vuole imbevuti degli insegnamenti loro inculcati da università propugnatrici della teologia globalista.  

Con tale intento, oltre ad usare le pagine di Trucioli ed altri mezzi di comunicazione, ho di recente rappresentato e girato un dialogo immaginario tra un banchiere e un’ipotetica (in quanto mosca bianca!) giovane ribelle, sia in diretta pubblica, sia in video.

Visto l’interesse, almeno momentaneo e forse solo emotivo, della mia iniziativa, che mi vedrà anche, la sera di venerdì 9 maggio, in un dialogo pubblico con un giovane, promosso –caso raro- non da un’esigua associazione, ma da un ente pubblico (il Comune di Finale Ligure….vedi manifesto a fondo pagina), sto anche cercando di formare un gruppo di studio sul sistema monetario, tramite il quale i signori del denaro asserviscono il mondo: un incontro di un paio d’ore settimanali, commentando libri sull’argomento. Chi volesse farne parte, me lo comunichi via email a marcogiacinto@graffiti.net.

Un’iniziativa che avrebbe trovato larga partecipazione 50 anni fa; ma, dopo quanto scritto sopra, ho forti perplessità circa la volontà dei giovani, ai quali pure l’appello è diretto, di sottrarre anche solo due ore, oltre che al rapporto d’amore coi propri cellulari, allo studio ed esami in materie ortodosse, che pure, con ogni probabilità, non procureranno loro il tanto ambito lavoro. Se così sceglieranno di fare, come temo, resteranno inconsapevoli schiavi di un sistema che tali li vuole. E avrebbe allora ragione un mio scettico amico, quando dice che “ognuno ha ciò che si merita”; e che, se ti offri di insegnare gratis, hai molto meno carisma di quegli esotici guru che elargiscono il loro sapere in cambio di sostanziosi cachet, magari per renderti compatibile col sistema, acquiescente servo dell’upper class parassitaria.

Marco Giacinto Pellifroni                    27 aprile 2014

 

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