DALL’EVANESCENZA ALLA CONCRETEZZA

In campo economico finanziario stiamo assistendo agli ultimi spasmi dei Titani della finanza per non perdere la presa sull’economia ombra che gli stessi avevano creato attraverso l’ultimo secolo, per l’esattezza dal 1913, quando fu creata in sordina la Federal Reserve, sul cui modello si formarono le altre banche centrali, ultima in ordine di tempo la nostra BCE.

La sede della Federal Reserve a Washington. L’impalcatura finanziaria, come la conosciamo oggi, è sorta assieme a questa istituzione, dove oggi si svolge un braccio di ferro con il governo di Donald Trump, che vorrebbe minarne l’autonomia, asservendo il sistema bancario alla politica. Di male in peggio

Fino a quell’infausta data, nessuno metteva in dubbio che alla moneta messa in circolazione dovesse corrispondere un bene concreto, come l’oro, a sottostante di garanzia e quale baluardo contro l’inflazione, per cui a tutti, cittadini in primis, dovesse essere consentito esigere il cambio di valuta contro oro, secondo un rapporto rigidamente prefissato.

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Tuttavia, il passare degli anni avrebbe via via scardinato la rigidità dei rapporti valute vs oro. In particolare, due guerre catastrofiche produssero un tale impoverimento generale, sia tra i perdenti che tra i vincitori, per astronomiche immissioni valutarie e relative esplosioni dei debiti pubblici, che l’ancoraggio delle valute all’oro divenne una pura finzione.<
Si aggiunga che l’oro esistente nei caveau più quello prodotto dalle miniere non era più sufficiente a fungere da pietra di paragone secondo parametri fissi, se non lasciando fluttuare in proporzione il valore monetario dell’oro; ma questo equivaleva a riconoscere la considerevole perdita di potere d’acquisto del denaro stesso, quindi la sua capitolazione al fenomeno dell’inflazione, dichiarata ufficialmente come nemica, in realtà alleata dei governi nella riduzione silenziosa e progressiva del debito pubblico a spese dei cittadini. Perciò si lasciò che l’oro continuasse ad avere un valore ufficiale del tutto fittizio, togliendo però ai cittadini la facoltà di chiedere la conversione di banconote in oro; mentre ciò era permesso ai governi stranieri. Finché ciò non fu più consentito neppure a loro.
Ciò avvenne nel 1971, quando Nixon proclamò la non convertibilità dei dollari in oro.
Di tutto questo ho già parlato in miei precedenti articoli. Ma la storia non finisce qui.
Mettendo in un canto l’irreale valore attribuito all’oro, con ciò abolendo un limite fisico di riferimento all’allegra emissione di moneta per saziare la voracità dei governi, i banchieri si sentirono liberi di compiere ufficialmente ciò che avevano sempre fatto sotto banco: moltiplicare i soldi prestati rispetto al sottostante, un tempo oro, opportunamente detronizzato a “relitto barbarico”, e di poi sostituito dalla moneta legale emessa dalle banche centrali. Banconote invece dell’oro come unità di riferimento.

Condannato l’oro a cimelio del passato, l’unico valore di riferimento è passato alle banconote, sulla cui base s’è costruita una piramide in leva di denaro virtuale secondo le regole della “riserva frazionaria”. Oggi la si usa disinvoltamente in Borsa in tutti i contratti futures, moltiplicando ad libitum qualsiasi bene reale, indipendentemente dalla sua reale disponibilità

Operazione, questa, tecnicamente definita “riserva frazionaria”, in pratica una vera e propria leva finanziaria, che definisce il rapporto tra denaro legale e denaro messo in circolo dalle banche commerciali, le quali, senza nessuna legge che glielo consentisse, si sono messe a creare denaro dal nulla secondo un rapporto di leva proporzionale al grado di rischio dei mutuatari. Ad es., la banca è tenuta ad accantonare il 4% dell’importo mutuato nel caso si tratti di prestito ad un’azienda, ridotto al 2% per un mutuo ipotecario, ecc.
Non ci vuol molto a capire che un sistema così costrutto è esposto al fenomeno della corsa agli sportelli (bank run) allorquando una o più banche cadono in odore di insolvenza, e la disparità tra giacenza e richieste di rimborso esplode d’improvviso.
Se questo fenomeno s’è verificato più volte, in maniera eclatante nel 1929 e nel 2008, la cosa si ripete nell’alto dei grattacieli di Manhattan da parte di quei colossi che sono le grandi banche d’investimento, cosiddette istituzionali: da JP Morgan a Goldman-Sachs, da City Group a Bank of America, da Wells Fargo a Morgan Chase, et al.

Il nuovo grattacielo di JP Morgan Chase. La solidità del palazzo stride con le operazioni al suo interno, tutte di natura finanziaria: numeri senza corrispondenza con beni reali, se non in virtù di leve evanescenti, eppure abilitate a impattare sull’economia fatta di cose tangibili, che tocca tutti noi

Questi titani sono avvezzi a giocare in leva a suon di miliardi di dollari e sono, per auto attribuzione, infallibili, in quanto dispongono di informazioni riservate e possono quindi giocare d’anticipo. Un esempio valga per tanti altri: nel turbolento periodo a cavallo del 2011 e 2012, il governo italiano fu chiamato a chiudere in un sol colpo contratti derivati stipulati quando direttore generale del Tesoro era Domenico Siniscalco, poi passato a Morgan Stanley (il creditore!), e conclusi quando nella stessa posizione si trovava Vittorio Grilli, poi assunto da JP Morgan. Quei contratti erano viziati da clausole vessatorie per lo Stato italiano, che infatti, presidente del Consiglio Mario Monti, fu costretto a versare a Morgan Stanley € 3,1 miliardi, nonostante fosse un momento estremamente critico per i nostri bilanci. [VEDI] Notizia a latere: all’epoca in Morgan Stanley lavorava il figlio Giovanni Monti, lanciato dal padre nell’alta finanza [VEDI]

Mario Monti, simbolo italiano dell’alta finanza. Appartiene alla scuola che, nei momenti di crisi, privilegia i vertici e sacrifica le fasce medio-basse, di contro alla scuola keynesiana di massicci interventi statali per combattere disoccupazione e miseria diffuse, ma creando inflazione. Di questo aut aut ho parlato a più riprese nella mia serie Imperi e Valute in sette puntate [VEDI]

Uno dei segreti più ben custoditi riguarda analoghi contratti stipulati dal nostro governo con questa banda di lupi, che giocano in condizioni di chiaro vantaggio, e le cui scadenze si svolgono a capestro e in sordina chissà da quanti e per quanti anni a venire. Miliardi come noccioline, mentre abbiamo una sanità in pessime condizioni di salute, il territorio che frana ad ogni pioggia consistente, le pensioni in affanno, eppure progettiamo, oltre all’invio di soldi e armi all’Ucraina, di riarmarci, non si capisce contro chi. Solo nel periodo 2013-2017, anni bui per l’Italia, i derivati con questi “esperti”, per proteggerci dall’aumento dei tassi, ci sono costati € 32 miliardi: anziché una protezione, una vera zavorra, in accoppiata con gli interessi sul debito pubblico. [VEDI]
La domanda di fondo è: a cosa e a chi servono queste enormi banche d’affari, se non alla loro stessa perpetuazione? E in generale, a cosa serve la finanza, che s’è rivelata una storpiatura dell’economia reale? La finanza vive di numeri astratti, avulsi dal reale valore delle attività che intende rappresentare. Come in un colossale tavolo da gioco, costoro tengono gli assi nella manica, protetti da leggi finalizzate a convalidare il loro giogo sul lavoro delle aziende e sulla capacità degli Stati di tutelare gli interessi dei suoi cittadini, divenendone di fatto vassalli.
E duole constatare come i loro gangli si siano insinuati nel nostro Ministero del Tesoro, che, come accennato, ad essi si affida, riconoscendone la superiorità operativa, quando ci sono grandi operazioni da intraprendere a suon di miliardi, le cui scie impattano poi per anni sulla normale vita della nazione: insomma, s’è instaurato un rapporto come tra allievi e docenti, o meglio, cattivi maestri.

Ministero del Tesoro. Cruciale per l’economia del Paese, eppure legato in via indichiarata alle grandi banche d’affari, che ne condizionano i movimenti di maggior rilievo, a proprio vantaggio: scommesse di miliardi, come i derivati, mentre si lesinano alla popolazione interventi basilari

La reale natura e dimensione dei tentacoli di queste piovre s’è vista molto recentemente durante l’improvviso crollo delle quotazioni dei metalli preziosi, dopo mesi di risalita. Gli organi di regolamentazione in questo campo dimostrarono il proprio asservimento agli interessi della grande finanza, che aveva scommesso al ribasso e non intendeva perdere oltre $ 5 miliardi (più o meno il valore del nuovo grattacielo JPM di cui sopra) se le quotazioni fossero state restie a scendere. Il COMEX, l’organismo di controllo (!), accorse in soccorso, alzando più volte, a contrattazioni in corso, la riserva minima da accantonare, sbarazzandosi così dei retail traders, che subirono enormi perdite. Qualche vecchio addetto ai lavori ha denominato questi interventi truffaldini come bail out mascherati. [VEDI]. Di concerto, JP Morgan e Goldman Sachs attuarono false vendite, per deprimere ulteriormente le quotazioni e limitare le proprie perdite, alle quali non sono avvezze. Ecco, questo è un esempio di come si arricchiscono, che attività impegnano le giornate di questi caimani di Wall Street, rendendo il trading un gioco riservato a loro: una bisca privata. Peccato che la loro onda lunga arrivi a tutti noi, ignari di cosa ci sia dietro tante nostre ingiustificate privazioni.

A cavallo di Capodanno le grandi banche, che avevano puntato al ribasso sull’argento, stavano per perdere miliardi di dollari. Allora, fecero ripetutamente innalzare il margine di garanzia al COMEX, organismo di controllo (!), oltre ad effettuare vendite massicce quanto fasulle, per far crollare il mercato. Interventi illegali. Ma, anche se riconosciuti e multati, l’entità delle multe è incomparabilmente inferiore alle sventate perdite 

Chiudo questa carrellata con notizia in contro tendenza, e quindi di provenienza estera, dalla Cina [VEDI]: le autorità hanno equiparato a un crimine il gioco in leva sui metalli preziosi, completamente disgiunti da un equipollente aggancio all’effettiva disponibilità dei metalli stessi. Una leva spesso di 1 a 40. I metalli coinvolti in questi giochi erano (in Cina) e sono tuttora (in Occidente) di molto superiori alla loro reale consistenza a livello planetario. Quindi, non si tratta di far svolgere a questi metalli il loro tradizionale ruolo di beni rifugio ed antinflazionistici, bensì di pura e gretta speculazione. Superfluo dire che questi giochi d’azzardo, basati sulla moltiplicazione fasulla di beni che non saranno minimamente coinvolti fisicamente alla scadenza, non si limita certo ai soli metalli, ma coinvolge qualunque genere di scommessa, in un gigantesco quanto viziato casinò.
Resta da sperare che il provvedimento cinese possa estendersi anche sulle due sponde dell’Atlantico, tagliando gli artigli a banche d’affari la cui unica ragion d’essere è quella di arricchirsi in un mercato tarato, fatto apposta per spostare ricchezza dal basso verso l’alto.

Post Scriptum.  Apprendo della bocciatura dei dazi di Trump da parte della Corte Suprema. Un respiro di sollievo per i cittadini americani, sui quali finivano col ricadere. Sarà un bel problema contabile stabilire i rimborsi dei danneggiati, come sarebbe doveroso. Ma la platea si estende a tutti quei Paesi che hanno visti danneggiati i loro interessi per la parziale chiusura sul mercato americano alle loro esportazioni. Un mare magnum.

Marco Giacinto Pellifroni  22  febbraio 2026

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