Che faccia, Gigia: la TV dei soliti noti che non se ne vanno mai
La rubrica firmata da Alberto Bonvicini, già comandante della Polizia Postale di Savona, ci accompagnerà con riflessioni dedicate all’impatto dei social network, di internet e delle nuove tecnologie sulla nostra società.
Con lo sguardo esperto di chi ha vissuto in prima linea l’evoluzione (e le derive) del mondo digitale, Bonvicini ci offrirà analisi lucide e senza filtri su temi che toccano da vicino il nostro quotidiano: dalle devianze giovanili alla cultura dell’emulazione, dal web come strumento educativo o distruttivo fino al lento smarrirsi del senso critico.
Uno spazio di pensiero libero, per leggere con occhi diversi quello che ci succede intorno.
Che faccia, Gigia: la TV dei soliti noti che non se ne vanno mai

Gilberto Govi
Che faccia, Gigia.
È un detto molto caro ai liguri della mia età e più grandi, perché ricordano che sotto Natale, special modo con Stanlio e Olio, trasmettevano pure Govi, le sue commedie, e c’era da ridere da inizio a fine. E quando lui pronunciò questa frase, sbarrando i suoi occhi e con quello sguardo inconfondibile, era per dire a sua moglie, che di solito diceva l’esatto contrario di quello che poi faceva davanti agli altri, come a dire: che falso, quattro facce se non di più.
All’epoca dei grandi Biagi, Agnes o Tortora, Tito Stagno ecc., le persone che dicevano cose contrarie a quello che pontificavano venivano subito smascherate e cacciate dalla TV e dalle trasmissioni. Ma ora cosa pretendete: vengono indagati per reati anche seri o fanno qualcosa in TV degno di censura e si spostano da un canale all’altro, da una trasmissione h24 o mattino alla sera o prima del tg serale.
Non sono attaccati alla sedia e al cash, ma più di tutto a un ego smisurato, spocchia e arroganza senza fine, che spesso li spinge al parolone o allo sbotto in faccia all’interlocutore o a chi non la pensa allo stesso modo, cosicché poi ne parlerà il web e continua l’occupazione della rete.

Matteo Bassetti
Potremmo fare tanti nomi, soprattutto dal 2020 in poi, visto che tra COVID, Ucraina, VAR, i femminicidi, Macron, le Olimpiadi, Trump, Epstein, Musk e quota rosa, che è diventata quota black ogni ora, ogni minuto e ogni giorno e notte, non c’era verso di evitarli: un gruppo di solito noti, di cui uno degli highlander è Matteo Bassetti, il tele-virologo che solo nel nostro Paese, coi danni che ha fatto, a seconda se c’è un nugolo di api o calabroni o vespe in agitazione, non perde occasione per richiedere il collegamento. Qualche volta passa un mese o più senza vederlo e poi giri le TV locali e lo trovi lì a fare il paperino.
Solo in Italia, ripeto, riferendomi all’epoca COVID, solo qui chi dice la verità e non fa violenza non viene più invitato in TV e anzi perde il lavoro, come il sig. Puzzer del porto di Trieste e Nunzia Schilirò, v.q. aggiunto della questura di Roma, a sentire i colleghi una persona seria, onesta e preparata, che non ha né sparato a Rogoredo o sulla Uno Bianca o al G8, ma disse: quando lo Stato si comporta da despota la ribellione sociale può essere consentita. E no, mamma mia, che cosa ha detto questa? Ma chi è? Come si permette?

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In un attimo destituita, e ve lo ripeto: DESTITUITA. E l’altro che seguiva la linea degli yes man, da Conte a Renzi, Mattarella, Meloni ecc., forse è stato promosso, anche non dicendo la verità né sul come curare il COVID né sui vaccini. Ricordiamo De Donno che fine ha fatto per avere detto come ci si doveva curare, ma tanto è stato ritenuto inutile. E se Bassetti è lì con der Leyen, è lì pure questi: non te li scrolli. Non è che a volte ritornano: sono permanenti.
E più recentemente, con la storia delle violenze e dei femminicidi, il record di presenze spetta per gran distacco alla Bruzzone, Roberta Bruzzone, una dottoressa criminologa forense molto esperta. Chi vi scrive, durante la sua attività lavorativa, si è imbattuto in questo nome, in quanto presso il mio ufficio ricevevo una mail da parte della sua segretaria, che portava il suo stesso cognome, e mi si chiedeva se fossi interessato a svolgere una conferenza su temi comuni. E come sempre ho fatto, risposi molto cortesemente, facendo a mia volta una mail al mio ufficio superiore, di prassi informato, e non arrivò l’autorizzazione. I motivi furono molto strani e non convinsero né me né i miei colleghi che la lessero.
Ma comunque spiegai il fatto alla sua segretaria, che mi disse: “Ah, è così? Comunque sappia che la dottoressa è disponibile in futuro, perché queste sono argomentazioni molto molto interessanti per lei”. E così dal 2012 in poi non ci fu più occasione.

Roberta Bruzzone
Nel frattempo però, come la TV ha conosciuto gente nuova come il fisico del CNR Albertini, ha reso la d.ssa Bruzzone prima linea su ogni caso degli ultimi anni: da Pifferi a Impagnatiello, da Stasi a Sempio, dall’omicidio di Pierina Paganelli a rami a Rogoredo e mille altri. E nei vari interventi mi è parso ben chiaro che lei non cercasse mai un confronto, ma solo che i suoi dogmi non fossero mai messi in discussione. E così è e basta, e sennò alza la voce, parlando in italiano corretto con un accento molto ligure, facendo un po’ di tabula rasa degli altri interlocutori.
Se poi la contraddicevano, e vi dico la verità quasi mai, perché il carattere più che forte della Bruzzone non può essere contrastato dai molli o normali o tranquilli o sobri, sennò ti mangia in faccia, a te e al conduttore. E chi è stato furbo ha capito e l’ha evitata o ha cercato di metterla dalla sua parte.
Ma ultimamente cresce il nervosismo e anche se si cerca di agevolarla, darle ragione o fare un collegamento anche se è in auto o dall’estetista, a lei non basta più. Poi sbotta malamente, non sopporta più, si alza e va da Nuzzi per vedere se la può fare il Carmelo in versione donna.

Alessia Lautone, Monica Leofreddi, Alessia Pontenani e Giada Bocellari
0, che ti dà una lezione di codice di procedura penale e pure di penale, che conviene fare come Bremer nella Juve contro il Galatasaray e cioè chiedere cambio prima che si svegli l’ex napoletano Osimhen.
Io non sono tra quelli che dice “hai visto, hai letto?”, riferito agli articoli che sono girati ovunque in questi giorni, ma solo una cosa affermo: non si può dare l’esclusiva e l’onnipotenza sempre ai soliti, visto che anche per i referendum si tira fuori democrazia, alternanza e Costituzione.

Stefano De Martino
Perché ormai siamo arrivati a invocare parole sante dei nostri padri e nonni, che le credevano davvero, e noi invece le cerchiamo e sono tra le più nominate sui motori di ricerca. E in realtà però ci piace la rissa, il prepotente e lo scandalo.
Ecco perché ormai le fiction by Turchia hanno un’audience così alta, ma anche quello non lo dicono. C’è sempre in testa la Ruota della Fortuna e i pacchi, e Sanremo è andato un po’ così così perché c’erano persone normali, anche modeste e tranquille.
E chissà se a De Martino l’anno prossimo ordineranno di invitare gli ospiti fissi onnipresenti in TV, così magari qualcuno va via.
