A SINISTRA E A DESTRA DI GESU’ CRISTO

A SINISTRA E A DESTRA

DI GESU’ CRISTO

 

A SINISTRA E A DESTRA DI GESU’ CRISTO

di Nat Russo

Il Cristo senza braccia di Gian Genta.

 

Numerosi articoli apparsi su diversi quotidiani, prendendo spunto dalla salita al soglio pontificio di Papa Francesco, possono essere ricondotti al comune denominatore di un “prossimo passaggio della Chiesa all’opposizione politica, dalla parte dei poveri e dei diseredati”. Credo che valga la pena fare chiarezza su quello che, a mio avviso, è un grande equivoco.

Si parte, infatti, dall’assunto che, come chiesa, si debba intendere una sovrastruttura politica della fede e, come tale, con essa ci si debba confrontare, ora come se fosse un partito politico destrutturato i cui militanti sono dispersi sapientemente come il prezzemolo nelle diverse fazioni politiche, ora come se fosse un network planetario preoccupato per l’audience in calo, che dispensa messaggi spirituali, ora come una multinazionale etica della beneficenza, un vecchio must che tira ancora, ma con nuovi pericolosi competitors laici fatti di avide ONG e di affamate ONLUS.

Naturalmente, questo è lo specchio dell’altro luogo comune, che, cioè, la Chiesa sia un apparato sostanzialmente autoreferenziale e miri, principalmente, alla propria autoconservazione, con buona pace di chi ha una fede autentica. Per costoro sarebbe certo meglio gestirsi una religione fai da te, che tagli fuori il potere dei preti, dei vescovi, dei cardinali e del papa. Quest’ultimo è visto quasi come il boss di una potente lobby di pressione, ora movimentista con mire planetarie (Wojtyla), ora ideologista con mire dottrinario/sociali (Ratzinger), ora pauperista con mire anticapitaliste (Bergoglio).

La perdita di consenso, poi, è misurata col metro della disaffezione dei militanti alla sezione (traduci, calo di fedeli che vanno abitualmente a messa, si sposano in chiesa, ecc.). Il parallelo con lo scivolone bersaniano/montiano e l’affermazione della deregulation grillina è implicito. Di qui il ribaltone, cosicché, la chiesa, “che è stata sempre al potere” (evidentemente, 65 milioni di martiri, di cui la maggioranza in questo secolo, sono bazzecole) si attrezza per i tempi lunghi dell’opposizione, al fianco dei diseredati (che guarda caso però sono la stragrande maggioranza), quale leader di una maggioranza silenziosa senza potere, stufa di stare zitta, e che ha trovato in questo papa, quello che gliele sa cantare ai potenti della terra. Sic transit gloria mundi. Amen.

Se è vero che non si può far stare insieme il diavolo e l’acqua santa, appurato che l’impegno politico non è il diavolo e che, naturalmente, certe modalità confessionali non sono certo l’acqua santa, considerare fede e militanza conviventi nello stesso individuo, ma a prescindere una dall’altra, è uno schizofrenico esercizio di lazzatiana memoria che riesce possibile oggi solo a certi commentatori politici e, persino, a certi vaticanisti.

Analizzare la collocazione politica della Chiesa, come termometro dei nostri tempi, è una sorta di esercizio accademico obbligatorio e periodico. Il guaio delle letture di tale tipo, è che esse risultano plausibili solo a quei militanti sociali che riescono a collocare la propria fede al di fuori degli schemi politico/ideologici, cioè fuori della propria vita.

Quello della fede e quello dell’impegno sociale non sono modalità parallele. Cristo è uno e uno è l’uomo. L’atto di adesione a Cristo (“io sono la via, la verità, la vita“), è libero, unitario e totalizzante per tutti, perchè è rispondente alle esigenze del cuore umano. Non c’è un cristianesimo sociale e libertario di sinistra antigovernativo e militante ed uno devozionale ed intimista di destra (nascostamente al potere).

 

Non si può stare a sinistra o a destra di Gesù Cristo, né, tanto meno, al centro. Stare con Gesù Cristo implica una adesione totale del sé (che dialoga con l’altro da sé), dove le categorie destra e sinistra non hanno semplicemente senso. Ciò che ha senso è la comunione con l’altro.

Come una fede religiosa, distorta o strumentalizzata, parte dal trascendente ed abdica all’immanente, così, una ideologia politica, non realizzata, parte dall’immanente ed abdica al trascendente. Ma questo modo di operare mostra solo l’incapacità di comprendere, fuori dagli schemi propri, la profonda differenza che c’è tra una fede ed un impegno sociale ideologico. Tra fede e ideologia il salto è immenso. La prima è un dato già assegnato, una volta per tutte e per sempre, rivelatosi in Gesù, Dio incarnatosi e resuscitato, un dato definitivo, che non può essere aggiustato, per renderlo più gradito all’ideologia in voga e al potere, con qualche abile glissata teologica. La seconda è un perenne divenire alchemico, che sogna (con le parole di Eliot) di realizzare “…sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno di essere buono.”.

La beneficenza della mia azione politica, non può essere il fine dell’azione. Il comune terreno d’impegno che unisce, provvisoriamente, il credente e l’ateo in una comunione impossibile non ha valore in sé. È la gratuità dell’atto di donare la propria amicizia che riempie di senso la propria vita e quella dell’altro. Un’amicizia resa possibile non dalla gratificazione del bene fatto e dalla riconoscenza del beneficio ricevuto, ma dalla scoperta di avere entrambi Cristo in comune. Io non aiuto l’altro che ha bisogno in nome di Cristo (o di una ideologia politica), l’altro che ha bisogno è Cristo, che mi si propone con un realismo inaudito. Cristo non è né di ieri, né di domani, Cristo è oggi permanente. Cristo è dato permanente che vive nella Chiesa.

 

Vivere ogni istante della propria vita come un atto di fede è possibile se la propria fede è così compiuta da coincidere con la vita. Non comprendere questo è commettere lo stesso errore di Peppone, che dice a Don Camillo “…Gesù Cristo ci sta bene e lo lasciamo dove sta, sono i preti che non ci stanno bene…”.

Ma la Chiesa non è l’ufficio di rappresentanza, magari chiacchierato, del titolare, momentaneamente assente. La Chiesa, se è Chiesa, è Gesù Cristo sempre ed eternamente presente. Come si può essere cristiani stando fuori o addirittura contro la Chiesa?

Ma come farlo capire ai mille politologi laici in cerca di nuovi proseliti per far andare al potere il prossimo “capodistatononsgraditoaltrasteverediturno”? Poco importa se, nel mosaico del nuovo blocco sociale, ci sono cristiani di sinistra (che magari si desidera in aperta polemica con le gerarchie della Chiesa), veterocomunisti, postcomunisti, verdi, socialisti, radicali, gay, antiproibizionisti, scienziati degli embrioni, tutti insieme appassionatamente perchè se ne manca uno potrebbe cadere il governo?

NAT RUSSO

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