I DIRITTI UMANI VALGONO PER TUTTI, O SOLTANTO PER ALCUNI?
I DIRITTI UMANI VALGONO PER TUTTI, O SOLTANTO PER ALCUNI?
Il 3 dicembre, a Fort Hood, un plotone di soldati farà fuoco su Nidal Hasan, l’ex maggiore e psichiatra dell’Esercito che nel 2009 sparò dentro la base texana uccidendo 13 persone e ferendone 32.
Hasan nacque l’8 settembre 1970 nella Contea di Arlington, in Virginia, da genitori di origine palestinese, immigrati da al-Bireh, in Cisgiordania, e divenuti cittadini statunitensi.Fu educato nella religione musulmana insieme ai due fratelli minori.
L’azione è stata collegata al radicalismo islamico, a contatti con il leader jihadista Anwar al-Awlaki e all’opposizione al dispiegamento delle truppe in zone di guerra.
Nell’agosto del 2013, un tribunale militare lo ha riconosciuto colpevole di 13 omicidi premeditati e 32 tentati omicidi premeditati, raccomandando la pena di morte.
Resta da capire con quale criterio, un corpo militare, possa dare un grado, una mansione così delicata e la formazione universitaria americana abbia potuto permettere di professare come psichiatra ad un personaggio del genere.
Nidal Hasan è permanentemente paralizzato dal torace (o dalla vita) in giù.
Durante la sparatoria del 5 novembre 2009 a Fort Hood, Hasan è stato colpito più volte dagli agenti di polizia intervenuti per fermarlo.
I proiettili hanno gravemente lesionato la sua colonna vertebrale, causandogli la perdita totale e irreversibile della sensibilità e dell’uso delle gambe.
Da allora si sposta esclusivamente su una sedia a rotelle.

PUBBLICITA’
Attualmente è incarcerato nella struttura di massima sicurezza United States Disciplinary Barracks a Fort Leavenworth, in Kansas.
Il Pentagono ha fatto sapere che l’esecuzione sarà trasmessa in diretta streaming:
“seguiranno dettagli”, ha detto un suo funzionario ai media americani.
Un’idea che il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva già anticipato.
Intervistato da Jack Posobiec, aveva promesso che l’esecuzione sarebbe stata pubblica, “perché la gente deve capire che certi gesti hanno conseguenze pesanti”.
Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha parlato su X di un “giorno del giudizio” finalmente arrivato.
Trump, che ha dato il via libera alla fucilazione su raccomandazione di Hegseth e del segretario dell’Esercito, ha commentato con una sola parola: “giustizia”.
Se la sentenza verrà eseguita, sarà la prima esecuzione militare americana dal 13 aprile 1961, quando fu impiccato il soldato John A. Bennett.
E sarà la prima esecuzione pubblica negli Stati Uniti da 90 anni.
A ricordarlo è il Death Penalty Information Center.
Non si conoscono bene le modalità di come sarà mostrata per davvero.
La condanna a morte o l’uccisione di Hasan sta suscitando indignazione nell’opinione pubblica, nella stampa e presso le istituzioni internazionali, ONU compresa.
Ma vorrei porre una domanda a chi oggi si indigna:
Quando sono state uccise decine di persone innocenti, da questo Arabo e terrorista, avete manifestato la stessa indignazione?
Avete dedicato alle vittime la stessa attenzione, lo stesso spazio sui giornali, la stessa solidarietà e la stessa fermezza nelle vostre dichiarazioni?
In quei momenti, quali diritti umani sono stati calpestati?
Il diritto alla vita, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità non apparteneva forse anche a quelle vittime?
Non sto sostenendo che una condanna a morte sia giusta, né che la violenza debba essere ripagata con altra violenza.
Sto chiedendo semplicemente coerenza, quella che manca alla politica, alla religione e ai giornalisti.
Perché i diritti umani non possono essere difesi a seconda della nazionalità, della religione, del fronte politico, nemmeno dell’identità di chi uccide o di chi viene ucciso.
La vita di un essere umano non dovrebbe valere più o meno di un’altra in base all’attenzione che riceve dai media o dalle istituzioni.
E allora la domanda conclusiva è questa:
Stiamo davvero difendendo i diritti umani di tutti, oppure ci indigniamo soltanto quando ci fa comodo ed alcune vittime fanno più notizia di altre?

Paolo Bongiovanni
Blogger e creatore di contenuti digitali. Libero pensatore in un mondo libero. Uomo libero