Shrinkflation: quando il prezzo sembra lo stesso, ma nel pacco c’è sempre meno

La chiamano “shrinkflation”, in italiano anche “sgrammatura”. È un fenomeno semplice: invece di aumentare apertamente il prezzo, si riduce la quantità del prodotto. La confezione magari sembra quasi identica, il prezzo pure. Ma dentro c’è meno roba. E a pagare la differenza è sempre il consumatore.

C’era una volta il rincaro.

Era persino onesto nella sua brutalità: un prodotto costava 2 euro, il giorno dopo ne costava 2,20. Il consumatore se ne accorgeva, magari protestava, ma almeno sapeva quanto gli stavano chiedendo.
Poi è arrivata la shrinkflation, termine inglese nato dall’unione di shrink, restringere, e inflation, inflazione.
Il meccanismo è elementare: il prezzo resta apparentemente fermo, mentre diminuisce la quantità.
La confezione da 500 grammi diventa da 450. Quella da un litro passa a 900 millilitri. Nel pacchetto ci sono meno biscotti, meno fazzoletti, meno detersivo, meno caffè.
E magari la scatola esterna cambia pochissimo.
Il consumatore guarda lo scaffale e pensa: “Almeno questo non è aumentato”.
Invece è aumentato eccome.

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Il trucco dei 50 grammi

Facciamo un esempio semplicissimo.
Una confezione da 500 grammi costa 3 euro. Significa 6 euro al chilo.
Se la confezione viene ridotta a 450 grammi, mantenendo il prezzo di 3 euro, il prodotto costa in realtà 6,67 euro al chilo.
Il cartellino continua a dire 3 euro.
Ma l’aumento reale è superiore all’11%.
È questa la forza della sgrammatura: il rincaro diventa molto meno visibile.
E naturalmente non c’è necessariamente nulla di illecito nel vendere una confezione più piccola, purché quantità e prezzo siano indicati correttamente. Il problema è un altro: quanti consumatori, facendo la spesa velocemente, controllano ogni volta se una confezione che ricordavano da 500 grammi è improvvisamente diventata da 450?
Pochissimi.

Confezioni quasi uguali, contenuti diversi

La shrinkflation funziona soprattutto perché noi compriamo anche con la memoria.
Riconosciamo il colore della confezione, il marchio, la forma del pacco e ricordiamo più facilmente il prezzo che il peso esatto.
Ed ecco il piccolo capolavoro commerciale: ridurre il contenuto cercando di non modificare troppo la percezione del prodotto.
A volte basta restringere leggermente una confezione. Altre volte si modifica il fondo, lo spessore, la disposizione interna.
Il risultato psicologico è formidabile: abbiamo la sensazione di comprare “la solita confezione”.
Solo che tanto solita non è più.

L’inflazione che non si vede subito

La sgrammatura è particolarmente insidiosa nei periodi di aumento dei costi.
Le aziende possono trovarsi realmente davanti a rincari delle materie prime, dell’energia, dei trasporti o del lavoro e devono decidere come trasferirli sul prodotto finale.
Aumentare direttamente il prezzo è immediatamente percepibile.
Ridurre la quantità molto meno.
Dal punto di vista dell’impresa può essere una strategia commerciale. Dal punto di vista del consumatore, però, il risultato non cambia: con gli stessi soldi porta a casa meno prodotto.
Ecco perché, quando sentiamo dire che “quel prodotto non è aumentato”, dovremmo aggiungere una domanda:  quanto prodotto stiamo comprando oggi rispetto a ieri?

La vera etichetta da guardare

C’è un piccolo antidoto alla shrinkflation e si trova già sugli scaffali.
Non bisogna guardare soltanto il prezzo della confezione.
Bisogna guardare soprattutto il prezzo al chilo o al litro.
È quello che permette di capire davvero quanto stiamo pagando e di confrontare confezioni di dimensioni differenti.
Perché 2,99 euro possono sembrare meno di 3,09.
Ma se nel primo pacco ci sono 400 grammi e nel secondo 500, la convenienza cambia completamente.
Il problema è che il prezzo grande lo vediamo tutti.
Quello al chilo, scritto molto più piccolo, assai meno.

La dieta involontaria del carrello

Alla fine la shrinkflation potrebbe essere raccontata così: non dimagriamo noi, dimagrisce la spesa.
Il pacco si alleggerisce.
La bottiglia si restringe.
I biscotti diminuiscono.
Il detersivo dura qualche lavaggio in meno.
La tavoletta di cioccolato perde qualche quadratino.
Solo una cosa sembra avere una straordinaria resistenza alla sgrammatura: lo scontrino.
Quello, curiosamente, continua a pesare sempre di più.

T.S.

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