Sgarbi o sgorbi? L’ultima pagliacciata della politica italiana

Vittorio Sgarbi

Un balletto inverecondo di dichiarazioni, mosse tattiche, mezze verità e mezze bugie.
La politica italiana, ancora una volta, si mostra al suo peggio in questa vicenda che ha come protagonista Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura.

PUBBLICITA’

Sgarbi o sgorbi? Il titolo è un gioco di parole che ben rappresenta la confusione e l’assurdità di questa situazione. Da un lato, le accuse dell’Antitrust che lo accusano di aver violato la legge sul conflitto di interessi. Dall’altro, le sue dimissioni “quasi” rassegnate, il ricorso al Tar poi ritirato, e la richiesta di un “risarcimento danni” per il “trattamento subito”.

Nel mezzo, una girandola di dichiarazioni contrastanti, di mosse tattiche e di giochi di potere.
La Meloni che prima accetta le dimissioni e poi lo convoca a Palazzo Chigi. Sgarbi che si dice pronto a fare un passo indietro, ma solo se ci saranno le “garanzie” che lui ritiene necessarie. E il ministro Sangiuliano che, in tutto questo, resta silenzioso, quasi fosse un fantasma.

Ma chi ci guadagna da questa pantomima? Di sicuro non il paese, che si ritrova con un governo sempre più instabile e una classe politica sempre più discreditata. Non ci guadagna neanche la cultura, che viene usata come merce di scambio in una squallida lotta di potere.

E Sgarbi? Lui, forse, è l’unico che può sorridere. Perché, anche se dovesse perdere la poltrona di sottosegretario, avrà comunque ottenuto ciò che voleva: l’attenzione dei media, il palcoscenico su cui recitare la sua parte.

Un circo spaventevole, in cui i domatori prendono il posto delle fiere e le fiere quello dei domatori. Un mondo al contrario dove l’arte è solo il becero risultato di una produzione a fini di lucro.

Sgarbi e San giuliano  https://www.ilrestodelcarlino.it

Sgarbi o sgorbi? Che importa? In fondo, è solo l’ennesimo capitolo di una storia già vista, di una commedia all’italiana che non ci fa più ridere.

Forse, l’unica cosa che possiamo fare è spegnere la tv e voltarci dall’altra parte.
Sperando che, un giorno, la politica italiana possa tornare ad essere seria e a occuparsi dei problemi reali del paese.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.