La settimana in pillole
La settimana in pillole

Il ritorno di Obama
Ha una villa a Kalorama, cena con Springsteen e Spielberg, prepara un secondo libro. Potrebbe godersi la pensione dorata del 44° presidente, e invece no: Obama è tornato.
Tra un golf e un cappuccino da Starbucks, sonda, chiama, consiglia — e magari fa il coach del nuovo socialismo americano.
Chi l’avrebbe detto? L’uomo che incarnava il “Yes, we can” oggi fa da tutor a chi twittava che fosse “il male”.
Ma negli USA dove Trump è eterno e Biden evapora nei sondaggi, Obama resta il leader non eletto dei democratici smarriti.
Dalla Casa Bianca alla City Hall, la linea è chiara: quando il futuro non convince, si chiama il passato.
“Casa dolce casa… finché paghi.”
Salvini e Nordio studiano il nuovo decreto: fuori di casa chi non paga due mesi d’affitto.
Sì agli sfratti lampo, come nelle consegne “Prime”: rapido, efficiente e senz’anima.
Intanto Report va in onda nonostante la diffida del Garante della Privacy — almeno qualcuno che non sfrattano dal palinsesto.
Halloween all’inferno
Niente dolcetti, solo orrore. Un ragazzo di 15 anni, rapito, rasato, picchiato e gettato nel fiume da una baby gang.
L’ennesima notte di “scherzi” finita in tortura.
In un Paese dove si parla di educazione solo quando il sangue si asciuga, e di giustizia quando fa paura guardare i volti dei carnefici: minorenni, come la vittima.
Grandi opere, grandi veti e piccoli ponti
Oggi il Ponte sullo Stretto, ieri il Mose, domani chissà.
Per Salvini, se ogni cantiere inciampa in un parere, allora è colpa dei “signori del No”.
Soluzione? Sveltire, semplificare, ammorbidire i controlli.
In pratica: se un ente dice “attenzione”, il governo traduce “ostruzione”.
Morelli invoca “una cabina di compensazione”, che suona come un confessionale per burocrazie pentite.
Le soprintendenze? Troppo rigide. La Corte dei Conti? Troppo contante.
L’obiettivo: fare tutto, e farlo in fretta — anche se poi il tempo si vendica con i costi.
Morale: in Italia le grandi opere non crollano solo sui cantieri, ma anche sulle parole.
E tra “fare” e “far finta di fare”, il ponte più lungo resta sempre quello… tra l’annuncio e la realtà.
Trump tra colombe, falchi e reality show
Donald Trump torna in scena e rilancia: «Il regime venezuelano ha i giorni contati».
Poi, con lo stesso fiato, minaccia pure la Nigeria.
Otto guerre chiuse, due pronte ad aprirsi: più che un presidente, un giocoliere del conflitto.
Dice che usa “tattiche negoziali”, ma sembra più un casting per la prossima stagione di The Apprentice – versione geopolitica.
Maduro risponde: «Ci difenderemo».
E il mondo, tra un tweet e una minaccia, si prepara all’ennesima puntata del suo show preferito: “Trump contro tutti”.

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Torri che crollano e lingue che scivolano
Dalla Torre dei Conti alle torri dei conti pubblici, il passo è breve.
Mosca provoca: «L’Italia crollerà se continua a dare soldi a Kiev».
Roma risponde: «Ci crollano già le torri da sole, grazie».
La Farnesina si indigna, Salvini si arrabbia ma intanto ammicca: “Non possiamo mandare soldi per 50 anni”.
Morale: a furia di lanciare macerie e messaggi, tra chi scava e chi scivola… l’unica torre rimasta in piedi è quella di Babele.
Morire in cantiere
Tre morti al giorno.
Non un bollettino di guerra, ma il turn-over del lavoro.
A volte hanno nomi difficili, altre volte non li hanno proprio.
Si muore a 66 anni, su un ponteggio, come fosse normale invecchiare sulla scala e non in poltrona.
L’indignazione dura un titolo. La routine dura tutto l’anno.
“Diplomazia da bar”
Crolla una torre, muore un operaio.
Da Mosca, Zakharova brinda all’ennesima provocazione:
«Continuate a sostenere Kiev, e vi crolla tutto addosso».
Volgarità travestita da geopolitica.
La Farnesina reagisce, convoca, condanna.
Tajani si indigna, l’Italia «non cambia posizione».
E la politica di casa nostra?
La Lega improvvisamente muta come un sasso.
I 5 Stelle parlano dopo — quando ormai è già tutto trending.
Si vede che la diplomazia, in certi partiti, funziona a scoppio ritardato.
Totò vasa vasa, la resurrezione permanente”
Totò Cuffaro è il santo delle seconde possibilità.
E delle terze.
E delle quarte.
Carcere, pentimento, ritorno: il suo Vangelo ha sempre un nuovo capitolo.
La Sicilia lo conosce da una vita:il sorriso largo, il cannolo in mano, la politica come processione, rito e teatro.
Ora l’ennesimo bacio — stavolta alla Lega di Salvini.
Perché il potere non si rinnega: si attende, si accarezza, si ritorna.
Totò vasa vasa: più che una parabola umana, un miracolo di perseveranza.
E di riciclo.
Il miracolo delle bollette: calano solo quando non si vede
Il ritornello è sempre quello: «Le bollette aumentano! L’energia in Italia costa il triplo!»
Le imprese lo ripetono, chiedono sconti, bonus, incentivi, pacche sulla spalla e qualche miliardo di soldi pubblici “per stare sul mercato”.
Poi guardi i numeri e scopri l’eresia: da mesi il prezzo di luce e gas è sceso.
È tornato ai livelli del 2021.
Cioè prima della guerra.
Ma questonon si dice, perché rischieremmo di interrompere la tradizione tutta italiana del: “Cala il costo? Perfetto, ma la bolletta lasciamola com’era… non si sa mai.”
Il bluff non è energetico. È narrativo.
La crisi c’è. La narrativa un po’ di più.
Noi sapevamo tutto (ma non abbiamo detto niente)”
Almasri è stato arrestato di nuovo.
Non in Italia. Non all’Aia. In Libia.
Lì dove dieci mesi fal’abbiamo rimandato noi, con tanto di volo di Stato e sorriso di circostanza.
Ora il governo assicura: «Eravamo perfettamente informati».
Certo.
Come quando si “sa tutto” di una bomba inesplosa…purché resti in giardino di qualcun altro.
Il punto non è che Almasri sia finito in carcere.
Il punto èdove.
Perché la giustizia internazionale lo voleva all’Aia.
Noi invece abbiamo preferito la versione: “Arrangiati tra di voi.”
E ora ci dicono che era tutto previsto.
Sì. Come il meteo a Ferragosto: piove, ma nessuno porta l’ombrello.
Breaking news: l’America si ricorda di votare”
Raddoppiano i votanti, e succede l’impensabile:
viene eletto un trentenne, socialista, musulmano e immigrato.
Negli Stati Uniti, insomma, l’equivalente di avvistare un unicorno che guida un autobus pubblico e paga il biglietto.
New York elegge Mamdaniin 4 distretti su 5.
Risultato: l’Americaanti-Trumpscopre che la politica può esistere anchefuori dai talk show e dai cappellini rossi.
Ora la domanda è una sola:
chi spiegherà a Trump chequesta volta non si può fare il riconteggio dei voti lavorando solo con i sondaggi di Fox News?
Musk si auto-incorona re da mille miliardi
Gli azionistiTeslahanno detto sì:Elon Muskincasserà un compenso daquasi mille miliardi di dollari.
Il più grande stipendio della storia.
Motivazione ufficiale:«È un genio visionario».
Motivazione reale:«È lui che controlla tutto, signori».
Gli operai chiedono aumenti.
Lui risponde:“Prendete un razzo e raggiungetemi su Marte.”
Trump e la sua economia
Trumpdopo la batosta elettorale si presenta con la nuova teoria economica:
se il tacchino costa meno, allora l’economia va bene.
Secondo lui, il calo del prezzo delThanksgivingdimostra che«la mia economia funziona».
Peccato cheaffitti, mutui, assicurazioni sanitarie e collegecontinuino a costare come unjet privato.
Il tacchino batte l’inflazione.
Gli americani, invece, battono i pugni sul tavolo.
Manovra per ricchi
Giorgetti dice:«Tuteliamo il ceto medio».
Bankitaliarisponde:«Quale? Quello che sta nelle pubblicità delle assicurazioni?»
Lamanovrapremia chi già sta bene, mentrele famiglie che arrancanovengono relegate a nota a piè di pagina.
Istatconferma, e Palazzo Chigi finge di non sentire.
Intanto, in casaFratelli d’Italia, cresce il malumore contro il governatorePanetta, colpevole di aver detto una cosa pericolosissima: la verità
L’asse Trump–Orbán all’attacco dell’Europa
Orbán arriva da Trump. Abbracci, sorrisi e qualche braciola di euro-atlantismo messa a fuoco lenta.
L’Ungheria “non può rinunciare al petrolio russo”, dice Orbán.
Trump annuisce: quando sente la parola petrolio diventa più comprensivo di un parroco a Pasqua.
Bruxelles osserva.
E come sempre, conclude con l’unica frase che conosce a memoria: «Siamo molto preoccupati.»
Sciopero generale: la solita danza
Landini chiama la piazza contro la Manovra «ingiusta».
Il governo risponde con la solita battuta sul “ponte lungo”:
come se scioperare fosse una gita gratis e non un buco in busta paga.
La musica è sempre quella:
CGIL suona i tamburi, Meloni e Salvini fanno gli spiritosi,
e nel mezzo i lavoratori… che non ridono nessuno.
L’America scopre i nuovi invisibili
A New York gli affitti volano, i salari no.
La classe media si assottiglia come una maglietta lavata a 90 gradi.
La destra trumpiana e la sinistra socialista, incredibilmente, finiscono per proporre le stesse ricette: fermare la speculazione e salvare chi lavora.
Quando anche a Manhattan si scopre che “non arrivi a fine mese”,
vuol dire che il problema non è più lontano.
È già dappertutto.