Italia: prospettive di Rivoluzione??

Italia:

prospettive di Rivoluzione??

Italia: prospettive di Rivoluzione??

 Partiamo da una premessa: i matti sono ovunque, e qualcuno di questi  rispolvera  la “rivoluzione” forse  per darsi un ‘importanza verso i pochi amici che ha, forse perché è rimasto indietro di parecchi anni, forse perché non segue gli eventi italiani e internazionali.

 Forse per tutto questo.

Di certo non sanno di che stanno parlando

E’ vero, in Italia siamo veramente in braghe di tela, come dicono in Piemonte.

Basta guardarsi in giro per capirlo.

Molti non lo fanno, alcuni osservano, pochi si danno da fare sul serio.

Ma chi appartiene a queste tre categorie ha una cosa che li accomuna : la paura.

E hanno ragione di averne.

In questo senso laa situazione è veramente rivoluzionaria.

Rivoluzionaria perché sotto la calma apparente del vivere quotidiano si stanno palesando braci accese da tempo che ci si ostina incomprensibilmente a ricoprire ogni volta che vediamo il rosso fuoco che spunta.

Facciamo opera di verità, senza demagogia, guardando ciò che ci accade intorno e cerchiamo di vedere se ci sono soluzioni anche in un momento non facile come quello che stiamo attraversando.

Ovunque in ogni angolo del paese sentiamo ogni giorno il lamento del disagio, ascoltiamo notizie di suicidi, lavoratori disperati che non sanno cosa mettere in tavola, servizi essenziali che vengono per forza maggiore tagliati in ogni famiglia.

Meno spese per la scuola, meno per la salute, meno per scaldarsi e per vestirsi e adesso anche meno per il mangiare.

Ma come si fa a andare avanti così?

Come è possibile che l’Italia si sia potuta ridurre in questo modo?

E soprattutto come è potuto crescere una dilagante povertà come quella che ogni istituto ci indica?

Ragioni e torti non stanno mai da una parte sola, possiamo discutere di responsabilità degli uni maggiori di quelle di altri, possiamo trincerarci dietro la crisi mondiale, tutto quello che si vuole, ma alla fine la realtà cruda che colpisce tutti noi è tremenda.

Quando una rivoluzione si innesca ci sono questi segnali, ci sono stati durante i primi anni del ‘900, li abbiamo visti durante la primavera araba recentemente.

Quando la povertà aumenta in modo crescente, rapidamente nascono sentimenti distruttivi, voglia anche di vedetta contro tutto e tutti, senza un obiettivo preciso, ma con la voglia di annientamento che sale sempre più fino ad esplodere ovunque, basta una piccola scintilla e il barile della polvere salta per aria.

Ed è il rancore il motore che meglio innesca questa polveriera, è la miccia esplosiva in grado di far detonare un conflitto sociale il cui perimetro oggi nessuno è in grado di tracciare.

D’altronde sempre più spesso si sentono parole che vano in questa direzione rivoltosa e appaiono inutili palliativi i proclami che impregnano le parole del Capo dello Stato.

Quando non hai nulla da perdere è molto facile uscire dalla retta via indicata dalla democrazia.

La rivoluzione però si porta avanti non solo nei modi violenti che la storia anche recente ci ha raccontato.

Una rivoluzione può portarsi a compimento anche in uno Stato democratico come il nostro, con le armi che la Costituzione ci mette a disposizione, con la determinazione e l’ostinazione di ognuno, con l’impegno a voler cambiare le cose, con l’onestà dei comportamenti, con il rispetto della cosa pubblica e delle finanze pubbliche.

Una Rivoluzione democratica è possibile.

Rivoluzione.

Quella con la R maiuscola.

 

 

Domenico Maglio

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