IL CONTRAPPASSO DELLA BESTIA

Chi l’avrebbe mai più detto? Lo spregiudicato ideatore della macchina da guerra mediatica, la così detta ‘Bestia,’ al servizio di Salvini e della Lega, il ‘Digital philosopher’ come si autodefinisce lo spin-doctor Luca Morisi che mirava direttamente al ventre molle degli italiani costruendo così la fortuna politica del Carroccio guidato da un Capitano  che, grazie alla suddetta ‘Bestia’,  ha fatto crescere la Lega da un misero quattro  per cento nel 2013 al trentacinque per cento delle elezioni europee nel 2019, tanto da far sognare il premierato a Matteo Salvini – convinto che, una volta fatto cadere il governo Conte I,  sarebbero seguite le elezioni anticipate, in vista delle quali aveva persino cambiato  nome al suo partito: da Lega Nord a Lega per Salvini premier – è ora indagato dalla procura di Verona per spaccio di sostanze stupefacenti.

Le indagini sono in corso, quindi la sospensione del giudizio è d’obbligo. Certo è che i carabinieri hanno perquisito l’abitazione del ‘domatore di consensi’, così veniva chiamato dai suoi follower, e vi hanno trovato una bustina contenente due grammi di cocaina, una dose nei limiti della modica quantità a uso personale che configura solo un illecito amministrativo, non penale, e un flaconcino di droga liquida non meglio specificata. La procuratrice capo di Verona ha dichiarato  che “si tratta di un fatto banale per quanto riguarda l’autorità giudiziaria”.  Ma forse non tanto banale sotto il profilo politico ed etico, dal momento che Salvini ha sempre stigmatizzato l’uso di ogni specie di droga tanto da rifiutarsi persino di chiedere scusa alla famiglia  di Stefano Cucchi, che aveva biecamente oltraggiato, anche dopo la sentenza di condanna di due carabinieri per la morte di Stefano, dichiarando: “La droga fa male sempre e comunque”. Altro episodio: a Lapo Elkann che aveva criticato  la sua cinica propaganda politica anti immigrati, dicendo, tra l’altro, nel corso di una sua visita a Palermo nell’ottobre del 2019: “Non mi piace la parola migranti, mi sembra denigratoria e non rispettosa.

Morisi e Savini

Mi piace la parola nuovi italiani”,  Salvini rispose: “Parole stupefacenti”, una poco elegante allusione ai pregressi problemi di dipendenza dell’imprenditore torinese. Lapo ha commentato su Twitter: “Venni travolto sui social, spero non accada a lui”. Nel 2019 Salvini tuonava contro i cannabis shop e contro il referendum per la liberalizzazione delle droghe leggere. Nondimeno, nel sedicente Parlamento padano, nel  1998, era favorevole alla loro liberalizzazione. Tutti poi ci ricordiamo la famosa (e incauta) citofonata del 21 gennaio 2020, negli ultimi giorni della campagna elettorale per le regionali in Emilia-Romagna, nel quartiere Pilastro nella periferia bolognese, a una famiglia tunisina per chiedere, come niente fosse, se partiva da loro lo spaccio di droga in zona, il tutto in diretta Facebook e davanti alle telecamere al seguito. Ora le dichiarazioni del Capitano (titolo conferitogli proprio dall’ideatore e curatore della Bestia) in difesa dell’amico implicato, ovviamente secondo i soliti giornali scandalistici,   in una storia di droga e sesso omoerotico con (horribile dictu) immigrati di facili costumi, appaiono stridere con la sua campagna anti droga e per la famiglia “naturale” e tradizionale. Tanto che la ministra della gioventù, Fabiana Dadone, ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Morisi ha fatto dell’aggressione digitale mestiere.

Lapo e Cucchi

Mi chiedo se qualcuno citofonerà a casa di Salvini”. Matteo Renzi, dal canto suo, invita a  “Essere diversi da chi sparge odio sui social”. Giusto; anche perché l’odio  (a meno di non avere la caratura etica di una Liliana Segre) genera odio e parlare continuamente alla pancia degli utenti di un  social network di propaganda politica non aiuta a formare cittadini maturi e consapevoli ma soltanto sudditi incapaci di guardare al di là del proprio naso o, al massimo, capaci di liberare l’animale che è in tutti noi (secondo il motto morisiano “Libera l’animale che è in te”).  Sotto questo aspetto anche il “Blog delle Stelle” di Grillo docet: giustizialista con gli avversari e garantista con gli amici e i parenti, secondo il paradigma proposto dal sociologo americano Edward C. Banfield nel suo saggio Le basi morali di una società arretrata del 1958. Ma, stendendo un velo pietoso sui costumi privati dell’ex “domatore di consensi” al servizio esclusivo della Lega di Salvini, questa triste (evito di proposito l’abusato attributo di ‘squallida’) vicenda non può non mettere sotto i riflettori il ruolo politico  decisivo interpretato da Morisi nella messa a punto del piano di trasformazione della Lega Nord per l’indipendenza della Padania alla Lega per Salvini premier di tutti gli italiani, e quindi il passaggio dallo slogan “Prima i padani” a quello “Prima gli italiani”.

Questa opportunistica trasformazione, se ha prodotto un aumento esponenziale dei consensi più che alla Lega al suo istrionico e disinvolto segretario trasformista, divenuto improvvisamente baciatore di rosari e neodevoto della Santissima Vergine Maria – alla stregua del medico -guru no vax – no mask –  no pass Alessandro Meluzzi, autoproclamatosi arcivescovo dell’inesistente Chiesa ortodossa autocefala italiana con il nome dI Sua Beatitudine Alessandro I (no comment!),   per propiziarsi il consenso dei cattolici devoti ma non tanto adulti, non ha retto a lungo alla prova di un’opposizione frontale ma sterile al governo Conte II anche per il dissenso interno dei leghisti della prima ora, delusi dalla deriva sovranista ma inconcludente prima, e poi dal doppio gioco salviniano di lotta e di governo che si dichiara pilatescamente ‘free vax’ pur appartenendo alla maggioranza che sostiene il governo Draghi (I ?) ed è così precipitato nei sondaggi favorendo per contro la crescita di Fratelli d’Italia (significativo, a questo riguardo, l’articolo su ‘Trucioli savonesi’ di domenica 26 settembre, dell’ex consigliere leghista uscente  del Comune di Savona Silvio Rossi intitolato, appunto: “Un leghista della prima ora deluso” . La tattica adottata da Salvini delle due parti in commedia sta portando il Carroccio, come si dice, a sbattere, anche per effetto del fuoco amico del ministro per lo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, favorevole senza ambiguità al green pass e alla vaccinazione di massa ai fini della ripresa dell’economia e del lavoro in relativa sicurezza senza l’incubo della pandemia dalla quale non siamo ancora  fuori. “La tempesta perfetta. – Scrive Massimo Panerari su La Stampa di martedì 28 settembre 2021 – Con la Lega per Salvini premier che, oltre a non aver visto il suo Capitano arrivare alla presidenza del Consiglio, risulta squassata da  spinte centrifughe . Che sono l’opposto di quella spinta propulsiva che serve alla vigilia di un voto, e di quel rocco (elettoralistico) magico che il capo leghista pare avere ormai perduto. Mentre, per contro, riaffiorano le spinte centripete verso la Lega originaria, che aveva dovuto ammainare il vessillo del Nord nel nome della svolta nazionalpopulista.

Giorgetti e Salvini

E così, dopo il repentino uno-due delle vicissitudini dello spin-doctor per eccellenza del salvinismo e delle dichiarazioni contenute nell’intervista  a La Stampa di Giancarlo Giorgetti, la portaerei del  neopopulismo italiano imbarca molta acqua. E potrebbe trovarsi obbligata a rivedere la sua navigazione”. Non certo verso il Far West di Voghera. Quanto a Luca Morisi e alla sua caduta in disgrazia coram populo  – ragione per cui ha sentito il bisogno di precisare che non ha commesso nessun reato, però  anche di chiedere scusa per la sua debolezza e i suoi errori a Matteo Salvini e a tutta la comunità della Lega, a suo padre, ai suoi famigliari, a tutte le persone che gli vogliono bene e anche a se stesso – sarebbe disumano maramaldeggiare. Nondimeno sarebbe stato il caso di chiedere  scusa anche  a tutte le persone che sono state aggredite dalla ‘Bestia’, come per esempio la professoressa Elsa Fornero, l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, la famiglia di Stefano Cucchi,  la comandante della nave ong Sea Watch  Carola Rackete,  la famiglia tunisina del quartiere Pilastro a Bologna e, insomma, tutte le persone messe alla gogna mediatica dalla  macchina del fango  che, quando Salvini era ministro dell’Interno, partiva direttamente dal Viminale. Per questo lo spin-doctor del Capitano, ora che è lui ad essere travolto dagli insulti sui social avrebbe potuto (o dovuto) aggiungere, come il trovatore Bertram dal  Bormio incontrato da Dante  nella nona bolgia infernale in cui vengono dilaniati i seminatori di discordie: “Così s’osserva in me lo contrapasso”.

FULVIO SGUERSO
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