Coronavirus: La scienza ai tempi di facebook

Note a fondo pagina

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La scienza ai tempi di facebook

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La scienza ai tempi di facebook

 Contrariamente a quanto si dice, una delle vittime di questa pandemia ha rischiato e ancora rischia di essere la scienza, sgretolata nei punti di vista divergenti, sbandierati a gran voce, in una zuffa mediatica che non fa che indebolire la disciplina e incrementare la sfiducia generale. La cosiddetta ‘comunità scientifica’ non si è presentata affatto come una comunità ma come un insieme di cani sciolti, pronti all’azzanno reciproco. 


Ogni partito ha tuttora il suo virologo, quello dell’opposizione dice ovviamente l’opposto di quelli del governo. Ogni presidente di Regione ha il proprio virologo sulla spalla destra (o sinistra a seconda dei casi). Anche ogni tigì e ogni talk show ha il suo e, specie in alcuni salotti ingordi, più la spara grossa e dice il contrario dei colleghi, più fa audience. E giù battaglie a palle di neve, intese come CV, Impact Factor, titoli, controtitoli, insulti, sfottò, querele, anatemi. E tutto entra nel polverone: distanziamento, riaperture, vaccino, sviluppi epidemiologici, test sierologici, mascherine, fasi e controfasi ecc. C’è stata e c’è poi la tripletta no Vax compatibile, che i terrapiattisti di ogni tipo si prendono la briga di condividere a manetta: Tarro, che, tra altre sentenze, dice che il virus scomparirà spontaneamente in estate, Montanari, che è in realtà un farmacologo ipercomplottista venerato come un guru dai suoi fan, Montagner, che grande è stato ma che la maturità, a quanto pare, inclina  verso ipotesi traverse.


 Per carità, poi magari dimostreranno di aver ragione ma in genere prima si raccolgono le prove sotto forma di evidenze protocollari, poi si ha ragione: non viceversa. Ci sono stati e ci sono poi medici che sostengono di debellare il virus in 36, massimo 48 ore. Credo che addirittura ciascuno di noi abbia scelto il proprio, di virologo, da nominare come e subito dopo il segno zodiacale, con tanto di ascendente: immaginiamo di essere, che so, Galli ascendente Burioni oppure Lopalco ascendente Rezza. E consiglierei alla ditta Panini, dal momento che il campionato è irto di rovi, di produrre le figurine dei virologi, così i bambini, durante la ricreazione rigorosamente a casa, si scambiano qualcosa. E ci sono stati anche gli esimi che hanno mutato nel tempo la loro posizione e, da apostoli della sottovalutatazione nei collegamenti tv, si sono poi allontanati dalla linea gialla, senza lasciare le loro poltroncine mediatiche o, quanto meno, senza cospargersi a sufficienza il capo di cenere. Tra questi, oltre all’eclatante Gismondo, anche il preferito di Fabio Fazio. Va detto, a loro giustificazione, che esiste un limite oggettivo, dato dall’assenza di evidenze su un nemico del tutto inedito, che in parte conosceremo solo vivendo, ma proprio per questo l’ammettere di non sapere è scientificamente l’atteggiamento più corretto e il principio di precauzione ne deve essere il corollario operativo. Ovvero, nel dubbio si scelga la soluzione più prudente, anziché parlare di rischio 0 o di influenza. 


Giulio Tarro

Anche perché alla sottovalutazione scientifica sono conseguiti comportamenti nefasti, tipo “La Lombardia non chiude”, aperitivi sui navigli compresi. A fronte di una debole predittività scientifica, siamo un grande laboratorio osservazionale, da testare passo passo. Da qui, la necessità di operare con estrema gradualità nella fase 2.  A tutto ciò si aggiunga, a carico dei virologi al microfono, una cosa che ritengo molto importante, ovvero la delicatezza del passaggio dalla ricerca alla comunicazione dei suoi risultati, tanto più quando si tratti di studi non suffragati da sufficienti elementi di verifica. Qualunque affermazione, sparata in una comunicazione di massa, rischia di innescare comportamenti irrazionali e pericolosi: possono gli scienziati, investiti di autorevolezza, non farsi carico di questo? I contesti sono complessi e non è detto che un esperto di virus li abbia tutti sotto controllo. Tanto per fare un esempio, le cui conseguenze non riguardano l’uomo, Ilaria Capua ha, a un certo punto, comunicato al TG3 la possibilità che gatti e cani possano subire e trasmettere il contagio. Forse la ricercatrice ignorava i 20.000 abbandoni di cani solo a inizio pandemia, su spinta del tutto irrazionale, con canili traboccanti e adozioni fuori zona bloccate. 


Stefano Montanari

Già il giorno seguente, non solo la notizia ė stata smentita o, per i gatti, fortemente ridimensionata, ma addirittura sono stati presentati studi, ugualmente parziali, i quali ipotizzano che la vicinanza di cani e mucche può fornire uno schema protettivo. Come la mettiamo, se la scienza diventa una fake news? Altro caso: in una situazione di inizio fase 2, mentre si fa fatica a convincere i cittadini a indossare la mascherina, l’infettivologo Bassetti, che ricordiamo per il battibecco da Giletti col virologo Crisanti, se ne esce con un proclama contro ‘la dittatura delle mascherine’, trascurando il fatto che la parola ‘dittatura’ non mi sembra appartenga al lessico scientifico ma politico. Sembra che a determinare le varie posizioni non sia ancora il criterio di esattezza ma l’ideologia di sfondo. Intendiamoci, la scienza non è un sapere assoluto, che peraltro non esiste, ma deve essere un sapere estremamente serio e indipendente. E magari, è una mia convinzione tenace, i medici dovrebbero, nella loro formazione, prestare anche attenzione alla storia della medicina, che in questo caso parla di influenza spagnola e da lì a risalire.


Roberto Burioni

La medicina deve recuperare la dimensione della memoria, che ha sempre a che vedere con i contesti, verso cui dimostra scarsa abitudine. Devo riconoscere come alcuni esperti siano stati e siano tuttora importanti per le informazioni che via via ci hanno dato, alcuni dopo la prima sottovalutazione hanno chiesto scusa in modo anche accorato, in particolare Galli, e sono diventati presenze ricorrenti nella nostra giornata, tanto che a loro ci siamo quasi affezionati, uno per tutti il sobrio Lopalco, che si ė sempre mantenuto quanto meno prudente. La scienza, in generale, è entrata, si spera, in una sua fase 2, in cui ha smesso l’arroganza delle certezze, per indossare le vesti più umili della ricerca al cospetto dei fatti. In quest’epoca, dove l’immediatezza sembra una virtù, rivendico il valore di ciò che è mediato, meditato, sostenuto in scienza e coscienza e possibilmente condiviso in una dimensione quanto meno collegiale. Le donne e gli uomini di scienza ai tempi di facebook sono sembrati e in parte ancora sembrano,  minacciati da un altro coronavirus, che può a ben diritto prendere nome dall’aitante Fabrizio, il re della visibilità d’accatto, ed è l’esibizionismo personale e la ricerca dei like, ammesso non si debba in futuro scoprire che ci sono manovratori economici o ideologici ben più strutturati. Altrimenti, il rischio è che, se è vero che non c’è più religione, non ci sarà nemmeno più scienza.

GLORIA BARDI

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