Cinema: A 30 secondi dalla fine

A 30 secondi dalla fine
film di Andrej Konkalovskij, con Jon Voight, Eric Roberts,
Usa, 1985, drammatico, 111 minuti.

Locandina tratta da amazon.it che vende il film

 Stati Uniti. Due evasi da un carcere si organizzano per proseguire la fuga. Essi hanno ancora  indosso la divisa carceraria numerata, l’uno è un esperto in fughe soprattutto di quelle  ritenute impossibili, l’altro, esordiente nel genere è posseduto dalla  paura, I due,  dopo essersi riforniti in un magazzino ferroviario di quanto necessario, ossia vestiti da abiti civili e scarpe protettive dal freddo, balzano su un treno da trasporto pesante, 4 convogli  in lenta  manovra lungo i binari  d’uscita del deposito.

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Il convoglio è munito di diverse locomotive collegate in serie per aumentare la potenza di trasporto. Il macchinista, ancora ignaro della presenza, in un  vagone, dei clandestini,  inaspettatamente muore di infarto.

Il treno continua a  correre all’impazzata con i freni fuori uso…
Le stazioni di controllo assistono impotenti alla folle corsa: seguendo il treno sugli schermi del computer…

Il mezzo del tutto  fuori controllo sta per attraversare un ponte, a quella velocità è  previsto che esca  dai binari precipitando…

Ai due evasi si aggiunge una donna operaia che lavorava all’interno del treno…
L’unica possibilità per salvarsi consiste nello sganciare le locomotive dal vagone in cui si trovano loro tre. Un compito quasi impossibile vista la velocità  in cui sono presi e il freddo intenso.

Commento:

Secondo film americano del russo Andrej Konkalovskij, un regista molto dotato sopratutto per le capacità che ha nel dirigere montaggio e fotografia.
Il film è tratto da una sceneggiatura di Zaira Kurosawa. La pellicola è  di fatto un film d’azione drammatico, e la sua esecuzione  è magistrale. Il racconto filmico si segue tutto di un fiato e fa venire in mente i grandi registi-autori russi  denominati  “formalisti” una scuola filosofica cinematografica di successo attiva negli anni’20 in Russia che  aveva suscitato per un certo periodo un forte interesse anche in occidente. I formalisti erano registi  molto dotati, sia nel montaggio che nel creare emozioni intense, quest’ultime  tanto vere quanto capaci  di staccare totalmente lo spettatore dalla realtà esterna, quella che di solito  lo fa decidere di andare al cinema…

La filosofia del film A 30 secondi dalla fine  è  un po’ questa: in carcere, nelle lunghe condanne si vive un po’ rassegnati, ma chi è  molto bravo nelle evasioni continua a sognare la libertà sperando di vivere, anche per  poco tempo, una vita che, pur rimanendo avventurosa, gli ridoni le pulsioni desideranti perdute, quelle che le istituzioni gli hanno dovuto reprimere per i reati commessi…

L’evasione riapre allora i giochi della vita, concedendo alla materia umana una nuova esperienza, spesso legata a un immaginario potente: quello ossessionato inconsciamente dalla madre creatrice, una donna che per ovvii motivi di naturalità primitiva non si può scordare mai..

Biagio Giordano (fotografo coordinatore della sezione fotografia dell’Associazione culturale no profit Renzo Aiolfi di Savona

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