Bitcoin. Pro e contro

 

Bitcoin. Pro e contro

Il Bitcoin è un buon investimento? Diciamo che non può essere definito “investimento”, almeno in senso classico

Bitcoin. Pro e contro

Il Bitcoin è un buon investimento? Diciamo che non può essere definito “investimento”, almeno in senso classico

Luglio 2017

Più volte abbiamo sentito parlare di Bitcoin, spesso in articoli di sicurezza informatica dal momento che sono uno dei mezzi di pagamento dei cyber-criminali.

Il Bitcoin nasce come valuta virtuale nel 2009. Il suo inventore è misterioso, ma è noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

E’ una moneta non reale, intangibile, con cui però si possono comprare oggetti reali. E per il fatto che non esiste in maniera concreta, non esistono organismi che la controllano.

 


 

Per questo motivo il valore reale del Bitcoin è molto variabile: basti pensare che ad Aprile 2016 valeva circa 400,00 dollari, nel novembre scorso circa 700 dollari, a febbraio è salito per la prima volta oltre i 1.000 dollari, ad aprile ha sfondato il tetto dei 1.500 dollari, mentre a fine Maggio ha frantumato ogni primato raggiungendo i 2.800 dollari. In pratica, soltanto nel mese di maggio ha raddoppiato il suo valore.

Le quotazioni letteralmente volano grazie al vento che soffia da Est.

Nel novembre scorso l’India, in una notte, ha deciso di mettere fuori corso le banconote da 500 e 1.000 rupie, arrivate a rappresentare l’86% del contante in circolo. Facile intuire le ragioni del provvedimento: limitare l’uso del contante e far emergere il nero, costringendo i possessori a presentarsi in banca per depositarlo o convertirlo con altri tagli. Piuttosto che “segnalarsi” al fisco, molto Indiani hanno preferito convertire i soldi in bitcoin.

In Cina, il successo della moneta virtuale è arrivato quando in molti hanno capito che utilizzando bitcoin possono aggirare le norme che limitano – a partire dall’estate scorsa – la possibilità di investire all’estero.

Paletti introdotti dal governo di Pechino per combattere, anche in questo caso, l’esterovestizione dei patrimoni dei nuovi ricchi: il sospetto è che dietro alcune acquisizioni di società occidentali non strategiche agli interessi politici cinesi, e non di primo piano, si nascondano manovre per far girare i soldi e trovare loro una sistemazione nei paradisi fiscali.

Grande successo anche in Giappone, ma in questo c’è una spiegazione alla luce del sole: molto recentemente i pagamenti attraverso la criptomoneta sono perfettamente legali ed hanno già raggiunto punte del 40% del totale delle transazioni finanziarie effettuate.

Quindi, come è evidente, il numero delle transazioni è in forte aumento, il che fa del Bitcoin una realtà difficile da ignorare, e che difficilmente sparirà da un giorno all’ altro.

Il successo del Bitcoin è spesso associato al fatto che si tratti di una valuta sicura ed anonima, ma l’anonimato la rende anche una moneta molto chiacchierata, intorno alla quale si aggirano anche attori inquietanti e storie al limite della leggenda.

 


 

Come tutte le cose, il Bitcoin ha i suoi pregi ed i suoi difetti.

Tra i lati positivi, ricordiamo i bassi costi di transazione (le transazioni in Bitcoin presentano un profilo commissionale generalmente più conveniente rispetto a quelle effettuate con carte di credito o altra moneta elettronica tradizionale: compratori e venditori sono quindi avvantaggiati).

L’ elevata sicurezza: senza entrare nei particolari, il sistema (blockchain) sul quale si fonda Bitcoin è sicurissimo.

Poi, l’anonimato delle transazioni: nessuno può sapere che cosa state comprando o vendendo, o a chi state trasferendo denaro.

Alta disponibilità. I Bitcoin in circolazione sono ormai molti. E, rispetto a un deposito bancario, nessun’autorità è in grado di congelare i Bitcoin.

Velocità nei pagamenti internazionali. I Bitcoin possono essere trasferiti, senza limiti, ritardi o spese eccessive, da una parte all’altra del mondo in pochi minuti, perché non risiedono in un luogo fisico specifico. Non vi sono banche intermediarie che inseriscono “giorni lavorativi”.

Per quanto riguarda i difetti, se è vero che il sistema alla base di Bitcoin (blockchain) è molto sicuro, è anche vero che i Bitcoin viaggiano e sono detenuti su piattaforme virtuali, che potrebbero essere soggette ad attacchi di hacker o a truffe. 

Inoltre, l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia. Qualora vi chiediate se i Bitcoin possano sostituire definitivamente la moneta tradizionale nei prossimi anni, la risposta è semplice: è difficile. Questo perché il Bitcoin richiede un livello di tecnologia avanzato, cosa che, al momento non è possibile avere in tutti i Paesi del mondo. Semplicemente, in molti posti non c’è internet…

Alta volatilità. Il valore del dollaro e dell’euro oscilla in un anno di qualche punto percentuale. Quello del Bitcoin può oscillare, in pochi giorni, di centinaia di punti percentuali.

Finanziamento del deepweb. Individui con pochi scrupoli usano l’anonimato di Bitcoin a loro vantaggio, effettuando pagamenti per transazioni riguardanti armi, droga e quant’altro sia sul mercato deepweb.

 


 

Poca trasparenza delle transazioni. Evasione fiscale e aggiramento delle leggi sui capitali sembrano attività all’ordine del giorno nel mondo delle criptovalute. 

In caso di crisi. Qualora vi fosse una crisi, la moneta normale è garantita dalle banche centrali, il Bitcoin non è garantito da nessuno.

Investire in Bitcoin. Ma ha senso? Vediamo qualche numero. Qualunque sia il metro di paragone, il risultato è sempre lo stesso: l’ascesa del Bitcoin è stata così violenta da far apparire insignificanti le performance di tutte le asset class che possiamo considerare.

Quanto ha reso il Bitcoin rispetto alle altre asset class? Il Bitcoin, dal 2013, ha reso circa il 19.000%. Sì: diciannovemila. Investendo 1.000 euro in Bitcoin nel 2013, oggi vi ritrovereste quasi 200 mila euro. Nello stesso periodo, investendo i 1.000 euro nella asset class più performante (azioni USA), oggi avreste 1.667 euro, corrispondenti ad una performance del 67%: numero niente male in assoluto, ma ridicolizzato, se paragonato ai risultati di Bitcoin.

La domanda più importante però è questa: quanto è rischioso il Bitcoin? Abbiamo considerato una misura di rischio estrema, come il maximum drawdown, che ci dice qual è stata la maggior perdita verificatasi nel periodo. Troviamo estremamente utile questa metrica estrema, più che mai pertinente in questo caso. Ecco il risultato: Il Bitcoin è arrivato a perdere l’82% dal 2013, mentre l’azionario USA nello stesso periodo ha perso al massimo il 12%, e l’obbligazionario internazionale ha perso l’8%. Stiamo quindi parlando di ordini di grandezza diversi.

Insomma, il Bitcoin può dare grandi guadagni (o quantomeno li ha dati in passato), ma anche grossi dispiaceri, anche se è molto decorrelato (praticamente dal 2013, la correlazione media con azioni USA, azioni mondiali ed europee, con l’oro, le materie prime e le obbligazioni internazionali è prossima allo zero).Vediamo infine la capacità di diversificazione di Bitcoin.

 


 

Per farlo in modo semplice andiamo a calcolare la sua correlazione con le altre asset class: ebbene, dal 2013, la correlazione media di Bitcoin con le azioni USA, con quelle europe e con quelle internazionali in genere, con l’oro, le materie prime e le obbligazioni internazionali è prossima allo zero. Bisognerà però vedere se sarà vero anche in futuro ma, vista la sua elevata rischiosità, il consiglio è quello di non superare “dosaggi omeopatici”.

Come investire in Bitcoin, se interessati? Probabilmente la cosa più semplice è acquistarlo direttamente (per esempio con delle app destinate ai piccoli risparmiatori, come Conio). Esiste anche, negli Stati Uniti, un fondo, il Bitcoin Investment Trust (ISIN: US09173T1088), con grasse spese correnti annue al 2%. Ed è stato lanciato un ETF sulla Borsa USA: COIN, anche se al momento l’ETF è in attesa dell’ approvazione da parte della Sec (l’equivalente statunitense della Consob), che ritiene poco trasparente e fragile il meccanismo di determinazione del valore del sottostante.

In conclusione: il Bitcoin è un buon investimento? Diciamo che iI bitcoin non può essere definito “investimento”, almeno in senso classico. Sono sicuramente una scommessa interessante, ma non ha alcun senso paragonarli ad un asset finanziario tradizionale. L’alternativa non può essere fra investire in bitcoin o investire in qualche strumento finanziario. Sarebbe come scegliere fra andare a lavorare in treno o prendere una navicella spaziale per andare sulla luna. Non sono due cose paragonabili.
Scommettere una piccola cifra che si è disposti a perdere completamente sui bitcoin può essere sensato a patto di aver ben approfondito i rischi e le opportunità di questa valuta virtuale.

L’ entrata nel mercato da parte delle società d’ investimento è appena iniziata, ed è facile prevedere che le fees per fare una transazione aumenteranno.

Il Bitcoin perderà sempre più la sua funzione monetaria di scambio di valore, mentre aumenterà quella di collaterale per fondi d’ investimento e prodotti derivati.

Di conseguenza, il prezzo del bitcoin salirà ancora, e probabilmente molto, ma la funzione monetaria per lo scambio di valore si sposterà su altre criptovalute emergenti, che si apprezzeranno di conseguenza.

E nel lungo periodo cosa accadrà? Chiedetelo al Vostro mago di fiducia!”

 


 

Oggi…….

 

Quando scrivevo queste cose, come accennavo sopra, eravamo all’ inizio del secondo semestre 2017.

I massimi delle quotazioni (quasi 14.000,00 dollari) furono raggiunti a cavallo tra il 2017 ed il 2018, anno in cui cominciò lo storno, che ne ridimensionò il valore alla fine del 2018 a circa 3.700,00 dollari. Attualmente quota circa 5.100,00 dollari.

Per l’ anno in corso si prevede un ridimensionamento delle grandi aspettative sull’uso della blockchain in campi diversi da quelli delle criptovalute, un declino dei pagamenti in moneta digitale e l’assestamento dei tassi di cambio, dopo i valori stratosferici registrati nel 2017.

 

E nel lungo periodo cosa accadrà? Chiedetelo sempre al Vostro mago di fiducia!…… nel senso che di maghi che prevedono il futuro a lungo termine ce ne sono parecchi, e generalmente prevedono ciò che li fa guadagnare.

 

R.T.

 

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