Questo straordinario ritratto è conosciuto nel mondo della fotografia storica come la “Monna Lisa degli abissi” (o “Mona Lisa of the Deep”).

Questo straordinario ritratto è conosciuto nel mondo della fotografia storica
come la “Monna Lisa degli abissi” (o “Mona Lisa of the Deep”).

L’immagine originale (la prima) mostra il dagherrotipo eccezionalmente conservato di una donna sconosciuta della metà dell’Ottocento, caratterizzata da uno sguardo intenso, capelli acconciati in boccoli e un abito da sera nero decorato con pizzo ed elementi di gioielleria.
La storia dietro questo scatto è affascinante:
– Il naufragio:
La fotografia si trovava a bordo della SS Central America, una celebre nave a vapore che affondò nel settembre 1857, storicamente quindi prima della guerra civile o di secessione americana, a causa di un violento uragano al largo delle coste della Carolina del Sud.
La SS Central America era un battello a vapore a ruote lungo 85 metri che, durante gli anni della Corsa all’oro californiana, faceva la spola tra Panama e New York, trasportando passeggeri e tonnellate di oro grezzo e monete appena coniate.
La tempesta:
Il 3 settembre 1857 la nave lasciò l’Avana diretta a New York. Pochi giorni dopo fu investita da un uragano di categoria 2 al largo delle coste della Carolina del Sud.
I venti a 165 km/h squarciarono le vele e l’acqua iniziò ad allagare la sala macchine, spegnendo le caldaie.
Il disastro:
Senza motori, la nave rimase alla mercé delle onde. Il 12 settembre 1857, dopo giorni di tentativi disperati di svuotare la stiva, la nave affondò portando con sé 425 passeggeri (tra cui il capitano William Lewis Herndon) e circa 21 tonnellate d’oro.
L’impatto economico:
La perdita del carico d’oro fu così devastante per le banche di New York da scatenare il Panico del 1857, una delle peggiori crisi economiche dell’Ottocento.
Dei circa 578 passeggeri a bordo, solo 153 riuscirono a salvarsi.
L’evacuazione della nave fu un misto di disperazione e codici d’onore ottocenteschi.
“Prima le donne e i bambini”:
Il capitano William Lewis Herndon mantenne una disciplina ferrea.
Tutte le donne e i bambini a bordo furono fatti salire sulle poche scialuppe disponibili e tratti in salvo.
Il capitano scelse invece di affondare con la sua nave.
L’oro abbandonato sul ponte: Molti passeggeri erano minatori che tornavano dalla California con i risparmi di una vita.
Nei momenti finali, resisi conto che il peso dei metalli li avrebbe trascinati a fondo, molti si slacciarono i cinturoni pieni d’oro e li gettarono sul ponte, lasciando letteralwiekte il pavimento coperto di pepite e monete nella speranza di galleggiare più facilmente.
Salvataggi miracolosi:

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Dopo che la nave colò a picco, diverse imbarcazioni di passaggio (come il brigantino Marine) riuscirono a raccogliere decine di uomini che galleggiavano aggrappati ai detriti di legno nella corrente del Golfo.

Il ritrovamento:
Nel 2014, a circa 2.200 metri di profondità, una spedizione di recupero subacqueo ha individuato il ritratto tra i detriti del relitto, posizionato sopra un cumulo di carbone.
Trovare un oggetto di carta o di legno intatto dopo 150 anni in fondo all’oceano è quasi impossibile, ma questo ritratto non era una comune fotografia.
Che cos’è un dagherrotipo:
Il dagherrotipo (inventato nel 1839) non usa la carta. L’immagine è impressa su una lastra di rame rivestita da uno strato d’argento lucidato a specchio.
L’argento viene reso fotosensibile con vapori di iodio e, dopo l’esposizione, l’immagine viene sviluppata con vapori di mercurio.
La chimica della conservazione: L’immagine non è fatta di pigmenti o inchiostri che possono sciogliersi, ma è una vera e propria amalgama metallica (argento e mercurio) fissata chimicamente sulla lastra.
Le condizioni dell’abisso:
A 2.200 metri di profondità, la foto si è trovata in un ambiente ideale per i metalli:
buio assoluto (niente raggi UV che sbiadiscono i dettagli), assenza quasi totale di ossigeno (che ha bloccato l’ossidazione estrema) e temperature vicine allo zero.
La custodia:
La lastra era originariamente sigillata all’interno di un astuccio di pelle e vetro. Anche se l’astuccio si è deteriorato, ha protetto la superficie dai detriti e dalle correnti nei primi, cruciali momenti del naufragio.
Il valore odierno:
Dopo essere stata accuratamente ripulita e restaurata dagli esperti, la fotografia originale è stata venduta a un’asta nel marzo del 2023 per l’incredibile cifra di 73.200 dollari.
Nelle altre tre immagini create con una IA, la stessa foto, come potrebbe essere stata in originale, color seppia, in bianco e nero, ed infine con una simulazione inerente alla probabilità di colorazione originale, secondo gli abiti e colori tradizionali dell’epoca Vittoriana negli USA.
Quando il relitto è stato scoperto a 2.200 metri di profondità, gli archeologi hanno recuperato un vero e proprio spaccato della vita quotidiana del 1857 custodito all’interno dei bauli dei passeggeri.
Oltre naturalmente a questo Dagherrotipo, tra i pezzi più bizzarri e unici figurano:
I jeans da lavoro più vecchi del mondo, ritrovati all’interno del baule di John Dement, un passeggero sopravvissuto, è stato trovato un paio di pantaloni da lavoro in tela pesante con chiusura a cinque bottoni.
Questo indumento (probabilmente prodotto per la ditta che in seguito sarebbe diventata la celebre Levi Strauss) è stato venduto all’asta per la cifra record di 114.000 dollari come il più antico antenato dei moderni jeans.
Abbigliamento d’alta moda intatto:
Incredibilmente, camicie da uomo della storica sartoria Brooks Brothers e biancheria intima femminile dell’epoca (come i classici bloomers) sono riemersi quasi intatti dopo 165 anni sotto pressione.
Una cintura di castità:
Tra gli oggetti personali più misteriosi e intimi ritrovati sul fondo dell’oceano c’era una vera e propria cintura di castità dell’era vittoriana.
Prodotti di bellezza parigini:
È stata recuperata una boccetta di ceramica contenente un prodotto cosmetico francese a base di midollo di bue e olio di ricino, utilizzato all’epoca dalle signore benestanti per lisciare e acconciare i capelli.
Una spilla di Samuel Brannan:
È stata ritrovata una massiccia spilla in oro a 18 carati e quarzo aurifero, spedita dal famoso uomo d’affari Samuel Brannan come regalo per l’insegnante di suo figlio a Ginevra.
Bottiglie di birra e vino ancora sigillate: Centinaia di bottiglie di alcolici destinate ai saloni della nave sono state recuperate intatte dal fango, accompagnate persino dai cartelli originali in legno del bar di bordo.
Il team guidato dallo scienziato Robert Evans ha dovuto affrontare vere e proprie sfide chimiche estreme, per evitare che i reperti andassero perduti per sempre, si polverizzassero o si ossidassero a contatto con l’aria.
I restauratori si sono mossi seguendo protocolli specifici per ogni tipo di materiale:
I Tessuti e i Jeans del 1857:
i vestiti di cotone e lino trovati all’interno del baule di John Dement erano impregnati di acqua salata, fango e batteri marini.
Il processo di conservazione eseguito da laboratori specializzati, come il team di Soteria Conservation, ha previsto passaggi meticolosi:
Il lavaggio controllato:
I tessuti sono stati liberati dai depositi di sporco tramite una pulizia superficiale estremamente delicata, preservando le storiche macchie scure causate dal carbone e dai batteri decompositori per mantenere intatta la storia dell’oggetto.
La camera di umidificazione: Per evitare che le fibre secche e millenarie si spezzassero, i vestiti sono stati trattati all’interno di una camera a umidità controllata utilizzando acqua deionizzata e un umidificatore a ultrasuoni che generava una nebbia fredda. Questo ha allentato le pieghe secolari permettendo ai restauratori di riallineare la trama originaria senza stirare.
Asciugatura in tensione:
I capi sono stati fatti asciugare lentamente all’aria aperta sotto una leggera tensione meccanica, inserendo reti speciali nelle maniche e nei pantaloni per ridare la forma volumetrica originale dopo 166 anni di schiacciamento oceanico.
Le Monete e i Lingotti d’Oro:
L’oro è un metallo nobile e chimicamente inerte, quindi non si è corroso.
Tuttavia, le monete e i lingotti erano coperti da incrostazioni marine e depositi neri di solfuro di ferro.
Bagni chimici specifici:
Per far tornare a splendere il metallo prezioso, gli scienziati hanno evitato metodi abrasivi che avrebbero graffiato le superfici.
Hanno utilizzato soluzioni chimiche ultra-delicate capaci di sciogliere solo lo strato di sporco e calcare senza intaccare la lucentezza originaria del conio.
I Dagherrotipi (Le Fotografie):
Il dagherrotipo della “Monna Lisa degli abissi” era protetto dal suo astuccio, ma l’acqua di mare era comunque penetrata all’interno.
Risciacquo e stabilizzazione: Appena riportata in superficie, la lastra d’argento e rame è stata immediatamente immersa in bagni di acqua purificata per rimuovere completamente il sale, che altrimenti avrebbe corroso il metallo in pochi giorni a contatto con l’ossigeno.
Solventi delicati:
Sono stati applicati solventi speciali per rimuovere i residui organici e i microrganismi marini accumulati sulla superficie d’argento, restituendo la nitidezza allo sguardo della donna misteriosa.
Grazie a queste tecniche d’avanguardia, l’intera collezione di manufatti è stata resa stabile e permanente, permettendo la vendita all’asta o l’esposizione nei musei senza il rischio di ulteriore degrado.
(Dal web)

 

Paolo Bongiovanni
Blogger e creatore di contenuti digitali. Libero pensatore in un mondo libero. Uomo libero

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