Viaggio in Cisgiordania. Terzo ( e ultimo ) report 2026

Susanna Bernoldi, membro dell’ ISM (International Solidarity Movement), ha fatto pervenire a chi dall’Italia segue la sua attività di attivista per i diritti umani, alcune mail-report di testimonianza relative alla sua ultima permanenza in Palestina.
Testimonianza preziosa perché con i giornalisti stranieri che non vengono ammessi e con quelli del luogo che vengono intimiditi, o incarcerati o ammazzati, le voci che raccontano cosa accade nei territori occupati sono ormai esigue, e oltretutto messe in ombra le rare volte che riescono in qualche modo a superare la cortina entro la quale sono confinate da tante altre vicende che stanno stravolgendo il mondo, come lo scontro USA-Iran e conseguente crisi energetica, la stagnazione economica, la minacciata appropriazione più o meno indiretta di Cuba da parte americana, l’avvicendarsi di epidemie che rischiano di trasformarsi in pandemie come quella di Ebola o dell’Hantavirus, l’acuirsi dei bombardamenti reciproci tra Russia e Ucraina…
Dei Territori Occupati ci si può informare leggendo saggi, cercando su internet, presenziando a conferenze, seguendo podcast o trasmissioni televisive dedicate, guardando i telegiornali e leggendo i quotidiani, e, forse soprattutto, studiandone la storia.
Ma ciò può solo corroborare, non sostituire le informazioni di prima mano di chi vive quella esperienza sulla propria pelle.
Ed è proprio il caso di dirlo vista la pallottola di gomma con cui i soldati israeliani hanno colpito Susanna ad una gamba.
Ecco allora di nuovo, come già avvenuto l’anno scorso, l’opportunità di lasciare a lei la parola inserendo i contenuti di alcune sue mail fatte pervenire alla cerchia di persone che seguono il suo costante impegno verso chi ogni giorno viene rapinato del proprio diritto di vivere sulla propria terra e di disporre della propria persona.
Fare scudo con la sua presenza di occidentale che in quanto tale è titolare ( fino a che punto e fino a quando, però? ) di quei diritti che agli “animali umani” palestinesi non vengono più riconosciuti, al fine di porre un qualche freno alle prevaricazioni e alle violenze sistematiche dei coloni e dell’esercito, questa la motivazione, in sintesi, che l’ha spinta a ritornare in Palestina, nonostante tutti gli ostacoli e i rischi.
La motivazione più specifica invece è stata consegnare alla famiglia di Shireen ( Shireen Alhamamreh è una donna di 53 anni, malata, tenuta in prigione da quasi un anno per dei post pubblicati su Facebook con i quali si diceva solidale alla popolazione gazawi e citava brani del Corano che predicavano la necessità di sopportare con pazienza ) parte della somma raccolta utile a pagare la multa, corrispondente a circa 14000 euro, per la sua liberazione.
Un compito urgente, quanto è urgente che ad ogni vita palestinese sia restituita dignità.

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Cisgiordania, 11 maggio 2026

Vorrei ricordare che quella che qualcuno si ostina tristemente a chiamare l’unica democrazia del Medio Oriente, in Libano, che per sua sfortuna rientra nel progetto coloniale della Grande Israele, il suo democratico esercito ha ucciso, dall’inizio del cessate il fuoco del 2 marzo, 2.715 persone, tra le quali giornalisti e artisti…
In Gaza sempre nel cessate il fuoco, ha ucciso 846 persone, mentre in Cisgiordania i coloni, fortemente coadiuvati dall’esercito, hanno ucciso 1.157 persone e l’esercito continua ad avere come target importante i bambini sparati alla testa o al petto, come Mohammad Rajab, 10 anni, ucciso da un proiettile all’addome il 28 gennaio 2025 a Tulkarem alle 18.10.
Non dimentichiamo a quale governo troppi ministri, tra i quali i nostri, stringono le mani.
E sempre per parlare di democrazia, Israele non lo dice, ma da sempre, tutti gli immigrati, soprattutto gli Africani, sono stati considerati sì israeliani, ma di serie C. Invitati a riempire le colonie per scacciare i Palestinesi dalle loro terre, a loro non sono state mantenute le promesse di belle case, lavoro, ecc. Risultato dopo anni di discriminazione: la nascita di una gang di più di 100 giovani eritrei, la SSQ, ragazzi e ragazze fra gli 11 ai 17 anni che – a loro dire per avere finalmente i loro diritti – rubano denaro, auto, picchiano… uccidono.
Ora che con la fuga di migliaia di israeliani per la politica di guerra infinita di Netanyahu ci sarà l’ingresso di 6.000 indiani ebrei Bnei Manashe, saranno anch’essi solo usati per riempire le migliaia di nuove case progettate sulla terra rubata al popolo palestinese?

Per concludere, vi porto a teatro, ad uno che non è solo cultura ed arte, ma storia, voce di un popolo che incredibilmente resiste grazie alla forza insopprimibile del sapersi dalla parte giusta.
È il Freedom Theatre di Jenin, città a nord della Palestina, cuore della resistenza, il cui campo profughi ha visto il maggior numero di vittime uccise dall’esercito.
Fu fondato nel 2006 per generare una resistenza culturale, quindi non armata, ed offrire un’alternativa ai giovani del campo.
Attaccato violentemente più volte, è stato chiuso dall’esercito che ha impedito agli artisti di recuperare tutto il preziosissimo materiale scenico e tecnico.
Ma è difficile tacitare l’arte soprattutto se è voce di un popolo che denuncia soprusi e chiede libertà.
Siamo andate a Jenin ed abbiamo vissuto due ore di incanto ascoltando il Direttore Mustafa Sheta nella nuova sede. Uomo del quale non puoi dimenticare il sorriso, la gentilezza… la solidità fisica e morale. Per due volte in carcere come del resto altri attori del Freedom: umiliazioni, fame, torture, botte continue. Ricorda che il 7 ottobre 2024 lui e gli altri prigionieri erano certi che i soldati avrebbero fatto azioni di vendetta. Così fu. Assalti violentissimi nelle celle con ogni arma, i gas, i cani, senza distinzione per gli anziani e i malati. Molti morirono. Ma su questo argomento Mustafa si è soffermato giusto il tempo necessario: con una luce contagiosa negli occhi ha ripreso a spiegarci il loro impegno come teatro itinerante, soprattutto per i bambini, per liberarli dai traumi della pesante occupazione, per parlare di amore che da quello personale si espande all’amore per l’intero popolo e quindi diviene lotta.
Tante le collaborazioni con teatri del mondo. In Italia ha forti legami con alcuni artisti e con la grande Luisa Morgantini.
Un fiume in piena, ma una piena che non fa danni e ti dà energia.

Ora andremo al Sud. Ci attende un impegno importante, assolutamente grate di questa esperienza, di quello che ogni giorno impariamo da questo popolo. Massalama.

Fulvio Baldoino

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