USA e UE
Dopo aver trascorso parecchio tempo della mia vita negli Stati Uniti, soprattutto soggiornando a lungo in Florida, lo scorso aprile sono tornato negli States dopo cinque anni di assenza. Questa volta, però, non per motivi di lavoro, bensì per far visita a mio figlio, che vive a New York.
L’ultima volta che ero stato a New York risale alla fine del 2019, quindi da allora è passato un po’ di tempo. Ma ciò che ADESSO mi ha colpito maggiormente è stato constatare quanto il costo della vita negli USA sia aumentato rispetto all’Italia, in soli cinque anni.
Nei cinquant’anni in cui ho frequentato gli Stati Uniti – soggiornando principalmente in Florida, ma visitando anche saltuariamente la West Coast e naturalmente il New England – ho sempre percepito il costo della vita come inferiore rispetto all’Italia, o perlomeno, in certi periodi, abbastanza simile. Questa volta, però, ho realmente notato una grande differenza.

La maggior parte dei VIP dello spettacolo schierati contro Trump
Parlando con un caro amico che vive in Florida ma lavora in Europa, ho avuto conferma delle mie impressioni. Si può dire che i quattro anni del governo Biden abbiano senz’altro creato le condizioni per un ritorno di Trump, nonostante quasi tutta la stampa e la maggior parte dei VIP dello spettacolo gli fossero contrari. Il Tycoon ha ottenuto un grande successo, apparentemente inatteso, ma in realtà comprensibile alla luce dell’inflazione e dell’andamento economico del momento.

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Girando per Manhattan, ho notato un cambiamento radicale rispetto alle tante volte in cui, nella mia vita, ho avuto occasione di visitare la Grande Mela. Ormai non si vedono quasi più “teste bionde”; al contrario, il crogiolo di razze è così variegato che, se non conoscessi la città, potresti pensare di trovarti in un qualsiasi Paese dell’Estremo o Medio Oriente.
Anche la lingua è cambiata: talvolta si fa fatica a comunicare in inglese, tanto si è trasformata la fonetica, e in certi casi persino l’etimologia. Questo è dovuto al fatto che la maggioranza degli abitanti della metropoli ha progressivamente modificato la lingua stessa.
D’altronde, se si considera che il Terzo Mondo continua a crescere mentre il mondo occidentale decresce, si può immaginare come sarà il nostro futuro fra cinquant’anni: città più simili a Bombay o Lagos che alle eleganti, ordinate città dell’epoca d’oro della Belle Époque.
Questo è anche uno dei motivi per cui i partiti conservatori hanno avuto un grande successo nel Midwest e in quelle zone degli USA abitate da popolazioni che hanno “fatto grande l’America” e che vedono oggi scemare le antiche tradizioni che alimentavano il sogno americano, travolte da un’immensa ondata di corpi estranei che non solo cambiano le abitudini, ma che rappresentano – come diceva Marx – un vero e proprio “esercito di riserva dei padroni”, che ha finito per impoverire la classe lavoratrice autoctona.

I Presidenti democratici Clinton, Obama, Biden
Stati come la California e città come New York, dove la strategia politica dei Democratici è stata per anni quella di modificare deliberatamente la composizione sociale per creare una base elettorale dipendente dallo Stato – un po’ come stanno facendo PD e 5 Stelle nel Mezzogiorno d’Italia – hanno portato a un indebolimento della classe media e alla concentrazione della ricchezza in poche mani. Un fenomeno che si stava estendendo anche negli Stati del Midwest sotto la presidenza Biden.
Con il governo democratico, gli Stati Uniti – aprendo le porte non solo ai cosiddetti migranti, ma anche alle merci (globalizzazione selvaggia) – hanno superato i 36 trilioni di dollari di debito pubblico, portandolo al 130% del PIL. Questo non ha ampliato il benessere, ma ha aumentato le disuguaglianze, costringendo Trump a intervenire con misure drastiche: rimpatrio dei clandestini, imposizione di dazi, riduzione dei costi per la difesa dei Paesi europei.
La storia ci insegna che anche l’Impero romano cadde per ragioni simili a quelle odierne: grandi migrazioni di popoli conquistati, privi di cultura e di attaccamento all’impero stesso, spesso sfruttati a vantaggio delle élite del tempo.
AI GIORNI NOSTRI, un’élite simile – il cosiddetto “Deep State” – ha spinto Biden verso una politica aggressiva contro la Federazione Russa, come già successo in passato con altri presidenti democratici (Serbia, Iraq, Libia).
Trump, da poco tornato alla guida dell’impero americano, si ritrova a gestire un mondo occidentale in crisi, simile alla Roma decadente. Sta cercando di invertire la rotta, tra critiche e sarcasmi. Eppure, ha bloccato il programma nucleare iraniano, cerca la pace con Putin, fa pagare a Zelensky gli aiuti concessi da Biden, chiede alla NATO di sostenere il costo delle armi, e tenta di riequilibrare la bilancia commerciale con l’Europa tramite i dazi.

Von der Leyen e Rutte creano una task force su cooperazione Ue-Nato ANSA
Al contrario dell’Unione Europea – che si è rivelata un bluff – Trump agisce. L’UE non è riuscita a portare né ricchezza né giustizia, né tantomeno la pace. Oggi soffriamo un periodo di insicurezza economica, dovuta anche alle sanzioni imposte alla Russia, che si sono riversate sulle nostre economie. E in più, viviamo con una guerra ALLA PORTA DI CASA.
Ancora una volta, stiamo pagando a caro prezzo le conseguenze delle guerre promosse dai Democratici americani: in termini economici e sociali, a causa delle masse migratorie originate da conflitti fomentati da Clinton, Obama e Biden, con un’Europa sempre passiva e obbediente.
E pensare che ci sono ancora partiti di sinistra che auspicano un rafforzamento dell’Unione Europea, maggiore integrazione fiscale e nel welfare, fiduciosi nei vantaggi della globalizzazione. Un’Europa guidata da personaggi che, sul piano geopolitico, non contano nulla, e che in campo economico, con scelte ideologiche scollegate dalla realtà, ci stanno trascinando inesorabilmente verso la povertà.
Silvio Rossi libero pensatore
Ottima analisi .
Sono d’accordo sull’analisi di questo periodo, che stiamo vivendo, ben descritto in questo articolo.
sono in parte d’accordo con te, Ricordo negli anni ’80 con 10$ compravo un paio di Jeans e una camicia cucita con filò giallo o rosso e con altrettanti potevo mangiare. A mio avviso l’origine della situazione attuale ha avuto inizio con il trasferirsi delle industrie tecnologiche importanti americane e anche europee nel lontano oriente o comunque fuori dai confini USA. Parlo di Apple, dei semiconduttori, dell’Allen Bradley, delle industrie farmaceutiche, insomma di tutte quelle industrie che erano frutto e vanto delle superiorità occidentale. La spinta fu dovuta al minor costo della manod’opera di quei paesi e quindi maggiori utili con meno problemi burocratici fiscali e sindacali. In Italia abbiamo avuto l’esempio dell’SGS di Agrate Brianza, produttrice al mondo del primo microprocessore, lo Z80. Trasferì la produzione di semiconduttori avanzati inizialmente a Singapore poi a Taiwan e in Cina e aperto nuovi stabilimenti sempre in paesi del terzo mondo. Gli Iphone sono prodotti in Cina, non negli Usa, se non in minima parte. La Boeing fa produrre parecchie parti all’estero. Capisco il debito ststellare americano capisco Trump che cerca di far tornare l’industria in USA, ma ormai i bisonti sono scappati e i pastori orientali che li hanno accolti ora hanno imparato anche a farli riprodurre forse meglio che nella terra natia. Unultima considerazione: anche le mollette da bucato che compriamo dai cinesi sono fatte in Cina. Costano meno.