Un’Europa lontana dai cittadini: la deriva burocratica dell’Unione

Un’Europa lontana dai cittadini: la deriva burocratica dell’Unione
Da simbolo di progresso e cooperazione a macchina autoreferenziale: la crisi di legittimità dell’UE

Gli ultimi scandali di corruzione legati al Qatargate, che hanno travolto figure di primo piano negli ambienti comunitari, hanno fatto crollare enormemente l’immagine idealizzata dell’Unione Europea come casa comune dei popoli.
Dietro la facciata della democrazia e della solidarietà tra Stati, si nasconde una macchina burocratica smisurata, che consuma oltre 600 miliardi di euro all’anno e sembra avere come principale obiettivo l’autoconservazione dei propri apparati.

L’Europa che prometteva crescita, innovazione e stabilità si è trasformata in un sistema che assorbe ricchezza invece di crearla. Regolamenti ridicoli e direttive eccessivamente invasive – basti pensare ai tappi di plastica attaccati alle bottiglie o alle etichette sul vino considerato “nocivo” – mostrano quanto Bruxelles sia lontana dai bisogni reali dei cittadini e delle imprese.
Mentre il mondo si muove, e i Paesi del BRICS spingono su tecnologia e liberalizzazione economica, la tecnocrazia europea si paralizza tra carte, procedure e quorum.

Ma la crisi non è solo economica, basta pensare all’industria automobilistica distrutta dal “green deal europeo” ma è soprattutto politica e democratica.

La caduta del Governo Berlusconi nel 2011, favorita dallo spread ( il numero magico)  e da pressioni internazionali, segnò la prima ferita profonda alla sovranità italiana, aprendo la stagione dei “governi tecnici” voluti da Bruxelles. Da allora, la distanza fra le istituzioni europee e i cittadini non ha fatto che crescere.

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Lo stesso vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha recentemente criticato duramente la UE per avere tradito i valori fondanti della democrazia liberale. Dalla libertà d’espressione alla censura verso i movimenti non allineati, ciò che emerge è un’Europa che teme il dissenso e fatica a rispettare il principio della rappresentanza popolare.

La gestione autoritaria dell’emergenza Covid ha mostrato quanto possa essere invasivo il potere di Bruxelles.

Ogni emergenza crea  piani straordinari, meccanismi di stabilità, risposte tecniche con danaro distribuito, scelte che incideranno sull’economia e sulle società dei Paesi europei per gli anni a venire.

La crisi ucraina ha aggravato la distanza tra le élite europee e la gente comune: contribuenti costretti a finanziare un conflitto non voluto, imprese schiacciate dai costi energetici, famiglie lasciate senza tutele mentre la Commissione spende milioni per  l’Ucraina e  per sé stessa.

Il tandem von der Leyen–Kallas, che se si presentasse al voto dei cittadini europei non riscuoterebbe neanche il 3 % dei voti, ha incarnato questa Europa distante, pronta a sacrificare pace e benessere dei propri cittadini sull’altare di una strategia politico-militare decisa altrove.

Von der Leyen e Kallas

Lo stesso tandem si prepara a “ difendere i confini europei” promettendo miliardi delle future tasse degli europei per comperare armi dagli USA da regalare all’Ucraina, pagare un esercito ucraino di 800.000 uomini e ricostruire tutte le infrastrutture ucraine, chissà gestite da chi, sempre con le tasse degli europei e sempre senza chiedere agli europei cosa ne pensano, visto che si parla di oltre 1000 miliardi di euro.

La vittoria di Donald Trump ha riportato il mondo alla realtà, tanto è vero che Zelensky ora tratta solo con lui e la UE è rimasta senza bussola né credibilità internazionale ma pur sempre disposta a far pagare  i propri cittadini   il  definito  “ costo della democrazia” 

Oggi più che mai, a parere di molti,  l’Unione deve scegliere: continuare come struttura burocratica autoreferenziale al servizio dei propri funzionari, oppure riconnettersi ai popoli, tornando ad essere ciò che avrebbe dovuto essere sin dall’inizio — un progetto di cooperazione, libertà e prosperità condivisa, traguardo a cui sempre meno cittadini europei credono più, per tornare cioè a parlare la lingua dei cittadini.

Silvio Rossi (libero Pensatore)

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