Una breve ricognizione sulla BPCO: come possiamo affrontarla e migliorare la condizione di chi ne soffre.
BPCO è un acronimo, sta per Bronco-Pneumopatia Cronica Ostruttiva. Colpisce in prevalenza i fumatori, ma non tutti, all’incirca 1 su 5. In altri casi è conseguenza del fumo passivo o dell’esposizione a sostanze irritanti in ambito lavorativo o domestico (le stufe a legna soprattutto). Può esserne responsabile anche la cattiva qualità dell’aria, in cui siano presenti inquinanti come le famigerate polveri sottili.

Si tratta di una affezione cronica e ingravescente, che compare sopra i 40 anni, caratterizzata dalla “mancanza di fiato”. Al malato di BPCO manca il respiro, inizialmente per sforzi intensi e via via negli anni per impegni fisici sempre più leggeri. Questa malattia è definita “ostruttiva” perché l’espirazione si fa sempre più impegnativa. L’aria finisce per rimanere intrappolata nei polmoni, perché qualcosa ne ostruisce l’uscita. Siccome soffiare è sempre più difficoltoso i polmoni finiscono per “gonfiarsi”: enfisema significa “gonfiore d’aria”. Quello polmonare è presente nelle forme più gravi di BPCO.

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La sensazione di mancanza d’aria si chiama dispnea. È il sintomo principale della BPCO e letteralmente vuole dire “cattivo respiro”. È una sensazione molto sgradevole e angosciante che induce il paziente a muoversi meno possibile, per evitarla. Questa strategia è fallimentare perché si ripercuote sulla muscolatura e sul cuore che divengono sempre più “pigri” e incapaci di rispondere alle richieste di movimento. Ne conseguono immobilità, tendenza ad isolarsi, depressione e rinuncia alla vita sociale. Per questa malattia soffre l’intero organismo e i pazienti entrano in un circolo vizioso di questo tipo: meno mi muovo e peggio respiro, peggio respiro e meno mi muovo… è una spirale discendente che può e deve essere interrotta.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità in Italia fuma un adulto su 4, ma tra i giovani il 30% usa almeno uno tra sigaretta, tabacco riscaldato o e-cig e raddoppia il policonsumo[1]. Il numero dei fumatori nel nostro Paese è vicino ai 14,5 milioni di persone. I ragazzi dovrebbero sapere che, se diventassero fumatori abituali, potrebbero entrare a far parte di quella quota di persone – il 20% circa – che svilupperà la BPCO. La prevenzione, dunque, va fatta dapprima in età scolare.
L’abitudine tabagica, stando ad A.Li.Sa.[2], nel 2020 riguardava il 28,830% dei genovesi (in tutta l’ASL 3 quasi 209 mila persone) e il 19,9% dei savonesi (oltre 53.000 persone nell’ASL 2).
Sempre secondo A.Li.Sa., nel 2020 quasi il 5,06% dei residenti nell’ASL 3 era affetto da BPCO. Si tratterebbe, oggi, di circa 37.400 concittadini liguri. La condizione di Savona è un po’ meno drammatica: nel 2020 ne soffriva quasi il 4,59% dei residenti, che oggi sarebbero pari a 12.300 persone.
La spesa totale italiana per la BPCO raggiunge i 7 miliardi di euro annui (6% della spesa sanitaria nazionale), dei quali oltre la metà deve attribuirsi alle riacutizzazioni e ai ricoveri in ospedale. Una buona parte di queste potrebbe essere evitata gestendo meglio i pazienti[3].
Il costo sociale medio per ogni ammalato di BPCO si aggira sui 2.700 euro all’anno[4] di cui l’80% sono costi diretti e il 20% indiretti[5].
La BPCO spesso non viene riconosciuta nelle sue fasi iniziali: è una patologia ampiamente sottodiagnosticata. Chi avesse dei sospetti si rivolga al proprio medico di medicina generale e gli domandi se sia il caso di sottoporsi alla spirometria, l’esame capace di riconoscere l’ostruzione bronchiale, perché misura il respiro.
Al di là delle cifre (pur impressionanti) e delle spese, bisogna far sapere a chi soffre di BPCO che migliorare la propria vita, anche di molto, è possibile. Come? La prima azione da compiere è smettere di fumare. Si può e si deve gettare via il pacchetto di sigarette.
Il disegno sottostante illustra il declino fisiologico della funzione respiratoria confrontato con quello delle persone affette da BPCO (linea tratteggiata). Quest’ultimo rallenta con la cessazione del fumo, per ritornare ad essere parallelo al declino fisiologico.
La BPCO si combatte principalmente con lo stile di vita: cessazione del fumo, attività motoria e dieta adeguata. Ci sono anche molti farmaci contro l’ostruzione e la dispnea. Sono i broncodilatatori, i corticosteroidi, i mucolitici, gli antibiotici e la somministrazione di ossigeno supplementare.
I bronchi, in definitiva, sono tubi. Servono per il passaggio dell’aria in entrata e in uscita nel respiro. Il loro calibro è variabile: si allargano nell’inspiro e si restringono nell’espiro. Nella BPCO si restringono troppo nell’espiro così che l’aria non può uscire del tutto. Nella struttura d’insieme assomigliano a un albero rovesciato.
Qui sotto, la fotografia capovolta un faggio vicino alla cima del Monte Antola. Il faggio, avendo rami molto fitti, rappresenta bene la struttura bronchiale. Nella BPCO è come se moltissimi rami minori fossero potati ed è questo il motivo per cui i polmoni dei pazienti trattengono l’aria al loro interno: nell’espirazione i “tubi” bronchiali non si sostengono più a vicenda e collassano precocemente chiudendosi. È presente una diminuzione dell’ossigeno nel sangue arterioso più o meno grave. Parallelamente ci può essere un aumento dell’anidride carbonica ematica.
Movimento e allenamento: le funzioni, muscolari, cardiocircolatorie e del respiro si recuperano soltanto esercitandole. Il resto lo fanno i farmaci e la dieta. È ormai provato da centinaia di studi che per questa via si raggiunge un miglioramento netto della qualità della vita.
L’allenamento fisico strutturato è uno strumento cardine nel trattamento della BPCO: fa parte degli strumenti terapeutici più efficaci e consolidati nella gestione della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), tanto da essere raccomandato nelle Linee Guida Internazionali con il massimo livello di evidenza scientifica (1,2). I benefici sulla capacità funzionale, sulla dispnea e sulla qualità della vita sono ampiamente documentati, così come il ruolo dell’esercizio nel ridurre le riacutizzazioni e migliorare gli esiti a lungo termine[6].
Con il respiro migliorerà l’umore, si potranno recuperare le relazioni sociali e nasceranno nuove idee e motivazioni.
A questo punto un problema rimane: chi guida i pazienti in questo percorso riabilitativo? Dovrebbe essere la Sanità Pubblica. Aspettiamo che si muova.
Fabio Tanghetti Democrazia Solidale, Demos Liguria
[1] IIS, Comunicato Stampa N°30/2024, pubblicato 30/05/2024 – modificato 30/05/2024.
[2] Azienda Ligure Sanitaria, https://www.alisa.liguria.it/images/documenti/PSL/ASL_UNIF_2021/asl.htm
[3] https://panoramadellasanita.it/site/bpco-per-il-ssn-un-costo-di-7-miliardi-annui-gli-esperti-ora-piu-prevenzione/
[4] DOI: 10.5301/GRHTA.5000220
[5] Brochure-AIPO-ITS-BPCO, PDF (telemonitoraggio.aiponet.it)
[6] Citazione da Un programma di allenamento fisico ad alta intensità rispetto a uno a intensità moderata nella bpco correlata a deficit di alfa-1 antitripsina (IMAC): uno studio randomizzato e controllato, Over the Breath, Redazione, commento a doi:10.1159/000541448
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