Un ucraino al ministero della difesa del governo Meloni

Quando me l’hanno detto ho pensato a uno scherzo, a una battuta amara sullo stato miserevole della nostra politica estera. Poi però ho visto i titoli dei giornali e sono rimasto esterrefatto: Crosetto ha assunto come consulente un uomo politico ucraino, quel Fedorov protagonista di uno dei continui rimpasti coi quali Zelensky tenta di sottrarsi al letamaio di cui è insieme frutto e causa.

Fedorov e Crosetto

Ma chi è Fedorov? Ministro della difesa ucraino per qualche mese dopo essere stato uno dei più stretti collaboratori  dell’ex comico, Fedorov, è l’uomo d’affari completamente digiuno di strategia militare e del tutto estraneo alle forze armate che ha portato una presunta innovazione tecnologica e digitale che intende integrare gli armamenti tradizionali col massiccio ricorso a droni di grande autonomia e di precisione chirurgica.  Indifferente alle perdite sul campo e alla inesorabile avanzata del tritacarne russo, teorizza l’attacco mirato a  singole personalità militari e politiche, a edifci residenziali, all’e-commerce, alle raffinerie, ai distributori di benzina, agli autobus e soprattutto a scuole e centri estivi per bambini, col chiaro intento di terrorizzare l’opinione pubblica russa e spingerla a ribellarsi a Putin.

Concettualmente niente di nuovo per un Paese  nelle mani di bande neonaziste che  hanno fatto delle autobombe il principale strumento di lotta – ne sanno qualcosa nel Donbass  ben prima dell’intervento russo –, riprendendo su più vasta scala i metodi mafiosi. Un teorico dell’assassinio, che toglie alla guerra quel che ha di tragicamente   umano nello scontro fisico, nella fatica, nel sudore, nella sofferenza,  nel sangue dei combattenti e nelle scelte che pesano sulla coscienza dei capi ai quali sono affidati.  La  Convenzione di Ginevra è messa scientemente  e definitivamente in soffitta:  non si venga a parlare di obbiettivi militari mancati o di effetti collaterali, quando la novità, oltre la gittata, è proprio la più sofisticata digitalizzazione  nella scelta dei bersagli. Né si venga a dire che  fra David e Golia è questo l’unico modo per difendersi, non dico per vincere. La guerra dei droni, infatti,  la pagano i civili senza alcun ritorno sul piano militare: oggi come ieri le guerre si vincono e si perdono sul campo e sul campo l’Ucraina l’ha persa prima ancora che iniziasse.  Il terrorismo ha effetto sulla popolazione quando il fronte crolla; in caso contrario serve solo a seminare odio contro il nemico. E infatti  sempre più agguerriti movimenti di opinione  premono sul governo russo per ritorsioni non solo contro una nazione già praticamente annientata ma  contro i Paesi, vedi il Regno Unito, che continuano a servirsene per i propri interessi. Praticamente una spinta verso la catastrofe planetaria ed è una fortuna che ai vertici del Cremlino venga frenata, almeno finora.

Bene, questo personaggio, la cui popolarità in patria è di per sé una pessima credenziale, sarà il consulente del ministero della difesa. E Mattarella, il capo dello Stato, che è anche capo delle forze armate, che ne pensa? Trova normale che uno straniero, anzi un  uomo politico straniero, addirittura un ex ministro, ficchi il naso nei più delicati gangli dello Stato? Qualcuno ha parlato di alto tradimento e l’accusa sarebbe plausibile in un Paese appena appena normale, se  le nostre istituzioni non fossero così sgangherate da rendere inapplicabile qualunque metro di giudizio etico o politico sulle scelte di chi le incarna.

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Un piano inclinato che dagli anni Settanta in poi ha progressivamente eroso il senso stesso dello Stato, l’economia, il diritto, la coesione sociale.  Dalla rinuncia ad una compagnia aerea nazionale alla falsa partenza della tecnologia informatica  alla svendita dell’industria automobilistica alla grottesca perdita della siderurgia fino al sistematico  espatrio di  tutti i marchi più prestigiosi in tutti i settori manifatturieri: un deserto sul quale si è eretta l’industria degli armamenti, che ha il piccolo inconveniente di essere alimentata dalle guerre e dalle tensioni internazionali; e nel contempo  Capo del governo e  ministri passati al vaglio  di poteri non tanto occulti,  la dialettica politica  sostituita da un imbarazzante pateracchio mentre  sui media non si fa sentire una sola voce libera e  le scelte di politica estera non solo sono prese contro il commune sentire del popolo sovrano ma in spregio di una Costituzione sacralizzata a parole e nei fatti carta straccia. La mossa incredibile di Crosetto non per nulla ha trovato il silenzio- assenso di Mattarella,  il benestare di tutti i partiti – con l’eccezione della pattuglia di Vannacci – e il convinto sostegno dei signori dell’informazione: è coerente    con un Paese finito nelle mani di un ceto politico  di incapaci e bugiardi, distanti anni luce dalla società civile e del tutto indifferenti all’interesse nazionale, allineati al peggio del peggio di un Europa in preda a un delirio bellicista incoraggiato dai mercanti di morte.

Non stupisce la corrispondenza di amorosi sensi fra Crosetto e l’affarista ucraino: entrambi hanno buoni motivi per sperare che il conflitto ucraino prosegua per almeno qualche altro anno in uno scenario di “alta tecnologia” inaugurato con successo da Kiev, che per i sognatori di Bruxelles e delle cancellerie europee sta tagliano le zampe all’orso russo. La realtà è un’altra, ma non importa: quel che conta è ciò che si fa credere e che muove i mercati. L’idea che la Russia si logori nel conflitto ucraino, che il suo baricentro rimanga ad ovest  e sia avviata verso un tracollo economico militare e sociale che lascerà il posto a una moltitudine di staterelli nell’orbita della Nato è un follia degna delle menti malate che reggono le  nullità  baltiche e i loro sponsor più o meno “volenterosi”. Per la Russia, protagonista di un asse euroasiatico e capofila del nuovo ordine mondiale anticipato dal Brics, la questione del Donbass e degli ukronazi è importante ma tutto sommato marginale: la sua macchina da guerra avanza con voluta lentezza e ogni giorno che passa le basi dell’edificio posticcio creato da Lenin si fanno più instabili ed è verosimile che  saranno gli amici di ora – polacchi  e rumeni – a dare la picconata finale. La rottura delle relazioni commerciali col resto dell’Europa sarà alla lunga fatale per l’Europa e irrilevante per la Russia, che ha davanti a sé un’area immensa di espansione economica e politica consolidata da reciproci vantaggi e dalla cooperazione in ambito energetico e culturale. Oltre la barbarie della guerra per popoli giovani e entusiasti usciti dalla dominazione neocolonialista si aprono i nuovi orizzonti del sapere, del riscatto sociale e della riconciliazione con l’ambiente. Mi rattrista doverlo riconoscere ma l’Occidente e in particolare l’Europa non sono più in grado di fornire modelli validi; il loro tramonto non è più uno spauracchio di filosofi e storici paranoici ma una palpabile e angosciosa evidenza.

Noterella finale

La  scelta di Crosetto è un’inqualificabile sfida al buonsenso prima che alla sovranità nazionale ma le parole di Tajani sull’intenzione russa di manipolare le prossime elezioni politiche non sono da meno. Fanno il paio con quelle delle sacerdotesse Ue che non si danno pace per lo smacco islandese: com’è possibile rinunciare   alla manna europea in nome di un po’ di pesce? Quel diavolo di Putin deve aver messo qualcosa di buono nell’acqua dell’Artico.

Pierfranco Lisorini

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2 thoughts on “Un ucraino al ministero della difesa del governo Meloni”

  1. La nomina di Mykhailo Fedorov come consulente di Crosetto sull’innovazione della Difesa pone un tema politico serio e legittimo: è opportuno che un ex ministro di un Paese in guerra, per quanto esperto di tecnologie militari, entri nella sfera di consulenza del nostro Ministero della Difesa? Quali saranno esattamente il suo incarico, i limiti, le informazioni accessibili e le garanzie di trasparenza?
    Sono domande che il governo dovrebbe chiarire pubblicamente, senza liquidarle come antimilitarismo o filorussismo. L’Italia può studiare l’esperienza ucraina su droni, difesa elettronica e innovazione, ma non deve rinunciare alla propria autonomia politica e strategica.
    L’articolo, tuttavia, perde forza quando trasforma giudizi e accuse gravissime — terrorismo deliberato contro civili, “bande neonaziste”, alto tradimento — in affermazioni senza documentazione verificabile. La critica alla guerra, al riarmo e alla subordinazione dell’Europa alle grandi potenze è necessaria; proprio per questo dovrebbe fondarsi su fatti solidi, non su formule che rischiano di dividere invece di far riflettere.

    1. Un consulente straniero al ministero della difesa è una roba da repubblica delle banane, punto; ma è anche la cifra di questo governo. L’eccidio mirato di civili in territorio russo è ampiamente documentato da fonti europei e riportato, anche con compiacimento, dai media. Sulle motivazioni libero ognuno di avere le proprie opinioni. Quel che è innegabile è che allontanano ogni prospettiva di pace

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