Ucraina: la guerra che potrebbe finire, ma che Putin non vuole far finire

A quasi tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, la guerra continua a scorrere come una ferita aperta nel cuore dell’Europa. Una guerra che potrebbe imboccare la strada del negoziato, se non fosse per un ostacolo grande come il Cremlino: Vladimir Putin.Perché, diciamolo con chiarezza, mentre il mondo invoca tregue, piani di pace e mediazioni, Putin non ha alcun interesse reale a fermare il conflitto. L’obiettivo dichiarato di “proteggere i russofoni” o “denazificare” l’Ucraina è da tempo crollato sotto il peso della realtà: è una guerra di espansione, di potere, di orgoglio imperiale.
Una guerra che Putin usa come clava geopolitica nei confronti dell’Occidente e come anestetico interno per soffocare il dissenso domestico.

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La pace? Solo quando coincide con la sua vittoria

Ogni volta che sul tavolo è stata messa una bozza di piano di pace — dal piano africano al precedente documento Trump-Witkoff, fino alle mediazioni europee — la risposta di Mosca è sempre la stessa: no, oppure un sì condizionato a richieste irricevibili, come la rinuncia da parte di Kiev ai territori già invasi o la neutralizzazione permanente dell’Ucraina.
In altre parole: pace sì, ma solo se significa resa ucraina.
Una posizione che rende impossibile qualunque trattativa seria.
Non è un caso che, nelle ultime settimane, mentre USA ed Europa lavorano a un nuovo “documento quadro”, da Mosca arrivino segnali duri: intensificazione dei bombardamenti, minacce nucleari velate, e la solita propaganda sulla “NATO aggressiva”.
Per Putin la pace è accettabile solo se coincide con la cancellazione dell’indipendenza ucraina.
Il resto è teatrino diplomatico.

La Russia non può fermarsi: l’autocrazia vive di guerra

La verità è che il sistema di potere costruito da Putin negli ultimi vent’anni non sopravviverebbe alla fine di questa guerra senza una “vittoria”, vera o presunta.

  • La guerra è la giustificazione perfetta per reprimere oppositori.
  • La guerra mantiene il Paese in stato di emergenza permanente.
  • La guerra permette al Cremlino di controllare l’economia, i media, la società.
  • La guerra, soprattutto, nutre il mito del leader forte, assediato dall’Occidente.

Fermarsi significherebbe ammettere il fallimento di un progetto imperiale.
Ed è un lusso che Putin non può permettersi politicamente.

L’Ucraina continua a resistere, ma a caro prezzo

Dall’altra parte, l’Ucraina — stremata ma ancora determinata — continua a difendere città, villaggi, infrastrutture sotto una pioggia continua di droni e missili.
Kiev ha accettato nel tempo diverse forme di dialogo, ma non può accettare di essere trasformata in un protettorato russo o di cedere territori come moneta di scambio.
Zelensky lo ripete da mesi: “La pace non può essere costruita sulle ginocchia dell’Ucraina.”
E ha ragione: qualunque concessione territoriale sarebbe l’inizio della prossima invasione.

Il ruolo dell’Occidente: tra fatica e responsabilità

Sebbene l’appoggio internazionale resti importante, la cosiddetta “stanchezza ucraina” attraversa Washington, Bruxelles e alcune capitali europee.
Il conflitto è lungo, costoso, politicamente complicato.
Alcuni leader guardano già alle urne e temono di perdere consensi.
Ma ogni cedimento, ogni ambiguità, ogni tentazione di “accontentare Putin per tornare alla normalità” porterebbe a un’unica conseguenza: rafforzarlo.
E un Putin rafforzato sarebbe ancora meno disposto a negoziare.

 Finché Putin dirà “no”, la pace resterà un miraggio

La pace in Ucraina non è lontana per mancanza di diplomazia, di tavoli, di proposte.
La pace è lontana perché chi ha iniziato la guerra non vuole davvero terminarla.
Putin continua a scommettere che l’Occidente si dividerà e che l’Ucraina crollerà.
È una strategia cinica, brutale, e per ora non vincente.
Ma è la strategia che condanna milioni di persone a un conflitto infinito.
Finché al Cremlino non cambierà questa linea — o questo leader — la pace resterà un esercizio retorico.
E l’Europa continuerà a convivere con la più grande guerra sul suo suolo dal 1945.

Ентоні Eлегантний

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