U can du Leccia e la politica italiana: chi piggia da tutti e dixe cu beccia

U can du Leccia e la politica italiana: chi piggia da tutti e dixe cu beccia

Matteo Salvini

C’è un animale, nella tradizione genovese, che riassume meglio di qualunque commento l’attuale teatrino della politica italiana: *u can du Leccia*. Lo sapete: u piggia da tutti e u dixe cu beccia – lo prendono nel … da tutti e lui, impettito, va in giro a dire che fotte. Una metafora tragicamente perfetta per chi oggi in Parlamento e nei talk show si atteggia a grande stratega, ma sotto sotto è sballottato da tutti i venti della cronaca e della propaganda.

Prendiamo l’ultimo capitolo della saga “aiuti militari all’Ucraina”: Matteo Salvini, già ministro delle infrastrutture e ora stratega di passaggio sulle trincee mediatiche, sembra incarnare perfettamente il nostro can du Leccia nazionale. La Lega, ridotta all’angolo dall’elettorato veneto e da sondaggi che oscillano come un’onda lunga tra l’Adriatico e il Tigullio, ha trovato la sua vocazione: agitare lo scandalo corruzione a Kiev, come fosse un bastone da leccia da brandire davanti agli elettori. Il messaggio è semplice eppure geniale: “Guardate, noi pigiamo nel c… e ce la raccontiamo come volete voi, ma almeno qualcuno ci ascolta!”

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E intanto Zaia invoca svolte diplomatiche e Trump viene tirato in ballo come un fantoccio: tutti a parlare, tutti a pontificare, tutti a fare i grandi statisti. Giorgia Meloni cerca di tenere la coalizione unita, mentre Crosetto prova a ricordare che le campagne di disinformazione non sono fiabe da recitare al bar, ma strategie che si agganciano alle fragilità interne. E cosa fa il Parlamento? Tra Pd, M5S e centrodestra, sembra più un parco giochi per cani da bastone: tutti ci giocano, tutti mordono e nessuno ammette di aver preso in faccia un po’ di verità.

La scena è tragicomica: mentre il mondo parla di strategie, conflitti e sicurezza europea, qui si discute se l’Ucraina sia “mangiata dai corrotti” o se i pacchetti di aiuti siano davvero utili, mentre i protagonisti più esposti – i nostri cani da leccia – continuano a camminare impettiti, mordicchiando il vento e dicendo cu beccia: “Vedete quanto contiamo!”

La morale? In Italia, come a Leccia, la politica è spesso una questione di apparenze: più prendi dai vari fronti, più sembri importante. E come il nostro amico a quattro zampe, anche i leader nostrani hanno imparato l’arte del sorriso beffardo mentre tutto intorno gli scappa di mano. U piggia da tutti, u dixe cu beccia e noi, spettatori increduli, possiamo solo ridere e sospirare.

In fondo, se la politica italiana fosse davvero un cane, sarebbe proprio *u can du Leccia*: il più curioso, il più presuntuoso, ma anche il più dolorosamente onesto nella sua tragicomica impotenza.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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