Trenta giorni per riprendere fiato

Trenta giorni per riprendere fiato
I calcoli sbagliati dei guerrafondai europei

Regno Unito e Unione europea hanno un bisogno disperato di tempo per rifornire i loro arsenali militari svuotati dopo tre anni di guerra alla Russia. Male informati dalle loro fonti di intelligence avevano creduto che dopo aver costretto la federazione russa a intervenire militarmente nel Donbass per fermare il massacro  dei propri connazionali avrebbero potuto assestare un colpo mortale al suo governo.  Era noto lippis atque tonsoribus che dopo lo sbandamento seguito alle disastrose politiche del becchino dell’Urss, Michail Gorbaciov, la Russia aveva trovato un nuovo assetto politico basato su un solido sistema di valori alternativo all’utopia comunista, sul recupero della tradizione e del rapporto fra lo Stato e la Chiesa ortodossa e aveva ripreso in mano il suo primato nell’ingegneria aerospaziale e missilistica e in campo nucleare senza contare la sua formidabile forza negli armamenti  convenzionali, che ne fanno una potenza militare con la quale nemmeno gli Stati Uniti possono stare alla pari nonostante la loro superiorità navale.

I media al loro servizio sono in uno stato di totale confusione mentale: un giorno la Russia è allo stremo, deve ricorrere ai droni perché non ha più né uomini né munizioni, il giorno dopo ammassa mezzi e uomini preparandosi ad invadere l’Europa, un giorno vuol chiudere la partita, il giorno dopo si prepara ad una guerra senza fine, un giorno  Putin è terrorizzato , il giorno dopo è una belva assetata di sangue; comunista e anticomunista e secondo i gusti il nuovo zar, emulo di Hitler ma anche epigono di Stalin.

Difficile ammettere che sia semplicemente il presidente eletto dal suo popolo attraverso elezioni sicuramente meno opache di quelle americane . Ma la cosa più sorprendente è la denuncia delle fake news e dell’invasività della propaganda russa  in Occidente – compresa l’Italia -, quando da noi trovare una voce dissonante rispetto all’unanimismo ucrainomane è come cercare un ago nel pagliaio.

Strippati fra la minaccia dei dazi americani e le sanzioni boomerang, annichiliti dalla crisi dell’auto, in balia dei costi dell’energia imposti oltre oceano, gli europei sull’orlo del crollo economico puntano tutto sull’industria pesante, vale a dire sugli armamenti:  carri armati al posto delle automobili e di fronte alla crisi politica che li attanaglia si impegnano in una ridefinizione del concetto di democrazia.

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Non passa giorno che da Londra a Berlino, da Parigi. a Varsavia non escano minacce, punzecchiature, accuse prive di fondamento contro la Russia, di solito rivolte personalmente a Putin. Il governo italiano si accoda, non entra nei dettagli ma non cessa di dichiarare il suo appassionato, totale, incondizionato appoggio all’Ucraina, che dal canto suo getta benzina sul fuoco e incita ad affrettarsi col riarmo perché, dice il capo dei servizi di Kiev, entro due anni al massimo le truppe russe dilagheranno sull’Europa. Parole preoccupanti ma per fortuna solo parole.

Diverso è il caso della Kallas, alla quale è stata affidata la responsabilità della politica estera dell’Ue, le cui dichiarazioni impegnano gli Stati membri. Non perde occasione per annunciare una cintura sanitaria intorno alla federazione russa, con la quale virtualmente saremmo già in guerra, che dall’Ucraina alla Moldovia arriva fino all’Azerbaijan per imbrigliare la Russia, isolarla dai suoi alleati, sfiancarla economicamente e consentire agli eserciti Nato di scorrazzare liberamente dalle coste del mar Nero fino a quelle del Caspio. Il primo passo è il controllo del mar Nero  per chiudere l’accesso al mediterraneo e creare un centro operativo che monitorizzi i movimenti del nemico e attaccarlo preventivamente.  Follia pura, scotomizzata dai nostri media che in prima pagina e nei telegiornali preferiscono dar conto dei droni russi sulle città ucraine, tacendo la circostanza che si tratta di ritorsioni per gli attacchi ucraini in territorio russo. . Stessa sorte per le dichiarazioni di Rutte, degno emulo del suo predecessore Stoltenberg,  che non si perita a dire che “per preservare la pace dobbiamo adottare una mentalità da tempo di guerra”.

Non ci sono più dubbi: lo scenario futuro disegnato dai governanti europei, con la sola eccezione dell’Ungheria e della Slovacchia, è quello dell’annientamento della potenza russa, da ottenere in prima istanza riarmando l’Ucraina, inasprendo le sanzioni, affamando la popolazione russa per creare un’opposizione in grado di far crollare il regime (o in alternativa assassinando Putin);  in seconda istanza attaccando la Russia da tutti i lati con intervento diretto della Nato, con o senza gli Usa.   In terza istanza,  se la Russia per sopravvivere dovesse ricorrere agli armamenti nucleari, l’ipotesi è quella del conflitto globale da concludere con la distruzione fisica del nemico.

A torto o ragione le cancellerie europee e i vertici Nato non si preoccupano della politica, tantomeno dell’opinione pubblica europea. Sono convinti che la gente sia stordita, che pensi ad altro, che i media abbiano fatto un buon lavoro;  e non dimentichiamo che hanno in mano un formidabile strumento di distrazione:  Gaza e la quotidiana strage di palestinesi.  Un martellamento quotidiano rinforzato dai movimenti pro pal, che non a caso è privo di un’autentica valenza politica ma serve alla sinistra come foglia di fico per coprire la vergogna europeista  e a tutti per stornare l’attenzione dalla catastrofe che incombe . sul mondo intero.

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