Tra Cundiggiun e Rattatoia: la politica italiana alla prova del palato ligure

Se Montecitorio fosse una cucina genovese, la rissa parlamentare sarebbe un’insalata di pomodori troppo condita o una rattatoia bruciacchiata: amara, contraddittoria e pronta a farci digerire a forza l’agonia del bipolarismo tossico.

Nell’aula di Montecitorio, la politica italiana sembra oggi più una ricetta di cundiggiun che un piatto studiato con equilibrio: i pomodori della destra sono rossi, maturi, ma strizzati dalla tensione; il basilico del Pd, verde e fragile, tenta di coprire sapori troppo acidi senza riuscirci. Il condimento? Un’acidità che ha il retrogusto acre di Tweet, talk show e commenti da bar sport.

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Eppure, chi guarda da fuori potrebbe confondere il tutto con una rattatoia alla ligure: francesismo storpiato, miscuglio di zucchine, melanzane e peperoni politici, cucinati a fuoco troppo alto, fino a trasformare una semplice contrapposizione parlamentare in un piatto immangiabile, dove il gusto originale di ciascun ingrediente si perde in una crema indistinta di rabbia e slogan.

La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere? Sarebbe il sale e l’olio della preparazione: pochi lo mettono al posto giusto, molti lo buttano a casaccio. I deputati, come cuochi distratti, si limitano a mescolare senza assaggiare, mentre il governo esercita il ruolo di chef supremo, scegliendo lui cosa va nel piatto e cosa resta fuori.

Il Pd prova a salvare la cena, ma la nevrastenia dei suoi ingredienti è palpabile. L’Elly Schlein di turno tenta di aggiustare il condimento, ma ormai la pasta è cotta: ogni scivolone diventa notizia, ogni esultanza della destra una spruzzata di aceto che manda tutto in acidità.

Il risultato finale? Una politica che si mangia con gli occhi sbarrati, con l’istinto di masticare forte per digerire rabbia e incomunicabilità. Non è più bipolarismo: è un buffet di cundiggiun e rattatoia, un menù in cui il sapore del compromesso è completamente scomparso. E chi osa sperare in un antipasto di mediazione rimane a digiuno, mentre fuori dalla cucina il vento trumpiano soffia come olio bruciato sulla padella già troppo calda.

In conclusione: se la politica italiana fosse un piatto ligure, oggi sarebbe meglio ordinare fuori o prepararsi un semplice panino. Perché Montecitorio ha dimenticato come si cucina insieme.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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