TORINO, IL GIORNO DOPO LA BATTAGLIA
TORINO, IL GIORNO DOPO LA BATTAGLIA
Viviamo in un momento di grande confusione, dovuto a chi ci governa, alle opposizioni farlocche, a situazioni trascinate dal tempo e leggi incompiute o create male, interpretate e percepite peggio, anche da chi dovrebbe proteggere e tutelare la popolazione.
Ieri come al G8 di Genova, ma in altri mille contesti anche durante gli scontri tra tifoserie, si sono succeduti almeno due eventi gravi, sia dalla parte dei poliziotti che dalla parte dei manifestanti, sono cose che in un mondo ed una nazione “normale”, non dovrebbero MAI accadere.
Il primo caso è stato quello del manifestante manganellato a sangue da alcuni celerini, vendetta, confusione, paura, ma sinceramente quando ci si ritrova in mezzo a certe situazioni, l’intelletto e l’istinto di sopravvivenza dovrebbero essere precipui.
Come nel caso del sessantenne Claudio Francavilla, il manifestante che secondo i suoi racconti si è improvvisamente trovato in mezzo alla frangia violenta ed agli scontri, perché non si è defilato ed è fuggito?
Perché è rimasto in mezzo e si è poi fatto bastonare dai celerini?
Ora torna a casa zoppicante con la testa rotta e fasciata,
«Mi hanno appena dimesso dal Cto» dice.
Indossa ancora il camice blu dei pazienti ricoverati, ha sulla fronte un cerotto e porta ancora sul viso i segni dal sangue secco.

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È il volto di quella che è diventata una delle fotografie simbolo della manifestazione per Askatasuna e contro il governo, il corteo degenerato in una guerriglia urbana che ha ferito Torino.
Era lì, racconta lui, perché aveva scelto di prendere parte alla manifestazione.
«Ad un certo punto le forze dell’ordine hanno caricato e io ero là in mezzo: partecipavo al corteo e mi hanno colpito con i manganelli, sono finito in mezzo agli scontri».
Non si spiega come sia successo, «non sono riuscito a scappare» dice.
E poi? «Sono caduto a terra – ricorda – I poliziotti mi hanno fatto alzare e mi hanno messo sulla panchina dell’autobus.
È arrivata l’ambulanza, che mi hanno portato al Cto».
Francavilla è rimasto in ospedale tutta la notte.
Viene giustamente da pensare però è solo una vittima della paura e del caso, o addirittura è colluso anche solo in parte o emotivamente coi manifestanti, ed ora perché ferito prova ad avere una scappatoia?
Sarà, ma per me, il Demonio fa sempre le pentole e mai i coperchi…
Se una persona non è più in grado di capire cosa le sta succedendo attorno o non possiede più questi due principi fondamentali, citati precedentemente, o è talmente sconvolto da non percepirli più, bisognerebbe si fermasse o venisse fermato da qualcuno.
La disorganizzazione della manifestazione e dei comitati organizzativi ha fatto il resto.
Parlando dei celerini, i questurini o superiori che li guidano dovrebbero avere il sangue freddo e la preparazione per capire certe cose, senza eccedere nell’intervento, soprattutto non andare contro il primo che capita a tiro, perché non mi possono venire a raccontare che non ci sono più gli osservatori ai lati che indirizzano le operazioni verso le persone che hanno veramente commesso violenza o si sono contrapposte vivamente contro le FdO.
In seconda battuta quando la polizia carica, nessun agente dovrebbe rimanere isolato e non coperto dai colleghi di reparto.
Ci sono movimenti ben studiati niente viene lasciato MAI all’improvvisazione.
Questo fa parte del cameratismo, una cosa che solo chi ha fatto il militare può capire.
Insomma non avrebbero dovuto lasciarlo solo!
Inoltre perché il casco dopo indossato non era ben allacciato?
Nessuno è perfetto, ma nella manifestazione di Torino, ci sono tanti elementi che mi hanno lasciato basito e con tante domande e quesiti da sottolineare..
