Tintarella di luna: quando la politica italiana si abbronza al contrario

Tintarella di luna: quando la politica italiana si abbronza al contrario
Analisi satirica di due anime dell’estate politica 2026

La luna piena del governo e l’abbronzatura della sinistra

“Abbronzate, tutte chiazze, pellirosse un pò paonazze, son le ragazze che prendono il sol, ma ce n’é una che prende la luna.”

Chi non conosce la celebre “Tintarella di luna”? Un inno spensierato all’abbronzatura notturna, una dichiarazione di anticonformismo in salsa leggera. E chi, osservando lo scenario politico di queste settimane, non ha pensato che forse qualcuno, a sinistra, ha deciso di prendersi la luna invece del sole?

Il governo, in queste settimane, ha incassato una serie di risultati che hanno reso la digestione particolarmente difficile per l’opposizione. L’Italia ha raggiunto il primato europeo sul fronte dell’occupazione, secondo i dati Ocse. La Commissione Europea ha concesso una deroga al Patto di Stabilità che permetterà al nostro paese di disporre di risorse aggiuntive fino al 2028, ben 14 miliardi di euro per mitigare gli effetti dell’aumento dei costi energetici, senza aggravare il debito pubblico. Sul fronte della politica migratoria, il governo rivendica un ruolo decisivo nella definizione del nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo.

Di fronte a questa pioggia di successi, la segretaria del Pd è apparsa in difficoltà. Intervistata dai cronisti Rai, ha glissato sulla domanda relativa al primato europeo dell’occupazione. Ha evitato di entrare nel merito dei 14 miliardi di risorse aggiuntive. E quando il giornalista ha spostato l’attenzione sul nuovo patto sui rimpatri, ha preferito sviare il discorso sulla tragedia dei quattro braccianti stranieri morti in Calabria. Un depistaggio così evidente che il cronista ha preferito interrompere l’intervista.

E qui sta il paradosso. Come insegna la canzone, “tintarella di luna, tintarella color latte”: non è un’abbronzatura, è una decolorazione. La sinistra, in questo momento, non è candida nel senso di pura e innocente, ma nel senso di sbiancata dallo shock. La leader democratica che depista l’attenzione dalla politica sui rimpatri per portarla sulla tragedia dei braccianti calabresi non sta facendo opposizione: sta facendo la tintarella di luna, cioè sta cercando di apparire candida mentre il sole del consenso la scotta. Ma la luna, si sa, non scalda.

Il nucleare? Una tintarella… di luna

E mentre la sinistra cerca riparo dalla luce del sole, il governo guarda alla luna. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha annunciato che il nucleare sarà pronto in Italia nel 2033-34. Una data che, come la tintarella di luna, è tutta notte e non si vede quando spunta il sole. “Tutta notte sopra il tetto, sopra il tetto come i gatti”—ecco, i gatti sul tetto aspettano la luna piena. Ma la luna piena del nucleare italiano è prevista tra sette-otto anni.

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Il ministro ha spiegato che la scelta del nucleare è “la discriminante tra rimanere un Paese ricco o fare la decrescita felice”. Ha aggiunto che un reattore da 300 megawatt occupa tre o quattro campi di calcio, mentre con il fotovoltaico per fare la stessa produzione ce ne vorrebbero circa tremila. Il nucleare, ha detto, è “un elemento di riequilibrio” perché produce energia in continuità.

La canzone dice: “tin tin tin raggi di luna, tin tin tin baciano te, al mondo nessuna é candida come te.” I raggi di luna del nucleare, però, non baciano ancora nessuno. Sono un’idea, una promessa, una scelta politica per il Paese e il futuro. Ma la luna, si sa, è un riflesso. E mentre il governo promette la luna del 2033, il sole dei rinnovabili—quella “decrescita felice” che sa di sinistra—viene liquidato come un’alternativa impensabile per un paese che vuole restare ricco.

La dialettica dei due soli (e di una luna)

E qui si innesta il vero gioco dialettico. Da una parte, un governo che si prende tutto il sole del presente—primato dell’occupazione, 14 miliardi dalla UE, patto sui rimpatri—ma per il futuro promette la luna, una luna che arriverà tra otto anni. Dall’altra, una sinistra così candida e color latte che non riesce nemmeno a vedere il sole, figuriamoci la luna.

La canzone ci insegna che “se c’é la luna piena tu diventi candida”. Ma la luna piena del nucleare, nel 2033-34, trasformerà l’Italia in un paese candido? O la candidezza è solo il colore di chi, come la sinistra, non prende il sole e rimane pallido? Il ministro dice che il nucleare è un elemento di riequilibrio. Peccato che l’equilibrio, in politica, sia come la tintarella di luna: un’illusione ottica. Chi sta sul tetto come i gatti non vede che la luna; chi sta al sole si abbronza. E il popolo? Sta a guardare, chiedendosi se sia meglio essere abbronzati, tutte chiazze come le ragazze al sole, o candidi come la luna come la sinistra che si rifiuta di prendere posizione.

Conclusione: una questione di latitudine

” Tintarella di luna, tintarella color latte, che fa bianca la tua pelle, ti fa bella tra le belle.”

Forse è proprio questa la chiave: la sinistra, in questo momento, è bella tra le belle—cioè elegante, moralmente superiore, candida—ma non prende il sole. Il governo, invece, si prende tutto il sole ma promette la luna. Il problema, cari lettori, è che la politica non si fa né al sole né alla luna: si fa sulla Terra. E sulla Terra, i cittadini hanno bisogno di risposte oggi, non di abbronzature tra otto anni o di candide elusioni in diretta TV.

La tintarella di luna è una canzone leggera, quasi una filastrocca. Ma leggendola in controluce, scopriamo che è la metafora perfetta di una politica che non sa più se prendere il sole o la luna, se essere paonazza di successi o candida di opposizione. E mentre i gatti sul tetto aspettano, il tempo passa. E la luna, si sa, non aspetta nessuno.

Tin tin tin, raggi di luna… o di parole? Al mondo nessuna è candida come la politica italiana. E forse è proprio questo il problema.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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One thought on “Tintarella di luna: quando la politica italiana si abbronza al contrario”

  1. L’articolo è una satira leggera ma pungente che utilizza la celebre canzone di Mina come metafora della politica italiana del 2026. L’autore descrive una maggioranza che rivendica risultati economici, occupazionali ed europei e un’opposizione che fatica a trovare una narrazione alternativa convincente.
    Al di là delle simpatie politiche, il punto interessante dell’articolo è un altro: denuncia una politica che vive sempre più di comunicazione e sempre meno di contenuti. Da una parte chi celebra ogni dato positivo come se fosse la soluzione definitiva ai problemi del Paese. Dall’altra chi, anziché contestare nel merito quei risultati, preferisce spesso spostare il dibattito su altri temi. La metafora della “tintarella di luna” funziona proprio per questo. Chi governa si gode il sole dei sondaggi e del consenso, ma promette progetti che vedranno la luce tra molti anni. Chi sta all’opposizione sembra invece cercare rifugio all’ombra, incapace di trasformare le critiche in una proposta credibile.

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