Sull’argomento della restituzione degli ostaggi

L’argomento secondo cui serve che la punizione collettiva continui fino a che l’ultimo affiliato ad Hamas non sarà stato eliminato o non si sia arreso, dopo che tutti gli osservatori e i rilevatori internazionali hanno concordemente appurato che con la guerra Hamas non solo non è stato cancellato, ma ha registrato un notevole incremento, è ormai di conseguenza svuotato di senso.
E poiché la strage sta continuando, denuncia la menzogna o l’ingenuità di chi questo argomento sostiene.

Ciò con cui allora si cerca di tamponare la richiesta sempre più decisa dell’opinione pubblica di un altro cessate il fuoco a Gaza ( il precedente è stato violato unilateralmente, venendo meno ai patti stipulati con Hamas, dal Governo Netanyahu il 18 marzo scorso ), da parte di quelle persone o di quei partiti che nonostante la condotta di inequivocabile efferatezza israeliana si ergono a sua difesa, si è focalizzato soprattutto nell’affermare che se l’assedio dell’IDF non si ferma, è perché non vengono restituiti gli ostaggi. 

Giornalisti come Giancarlo Loquenzi, storici come Carlo Panella o politici come Matteo Salvini, addirittura più precisamente affermano che se gli ostaggi venissero restituiti, la guerra finirebbe domani.
Ora, visto il grado di affidabilità che si può concedere a uno Stato i cui Governi dalla Guerra del ’67 hanno continuato ad ignorare le risoluzioni dell’ONU adducendo che il controllo sulle terre occupate fosse solo funzionale alla sicurezza di Israele e non ci fosse nessuna finalità di annettere la Cisgiordania e la Striscia, mentre adesso l’annessione della prima viene praticata ogni giorno e ogni notte con le incursioni dei coloni sotto gli occhi compiacenti dell’esercito, e l’annessione della seconda viene teorizzata apertamente dalle dichiarazioni di diversi ministri ( e non smentita dai ministri restanti né da chi ne è a capo), non sarebbe un’ingenuità dargli credito?
Anche perché vi è una questione a monte, dirimente, di cui bisogna tener conto, sebbene raramente  evidenziata.Si tratta dei carcerati palestinesi
Tenuti in prigione da Israele, li si pensa in una situazione “migliore” di quella, terribile, di chi viene tenuto nei tunnel da Hamas.
Ma non è affatto sempre così. Infatti sappiamo che molti di loro con la privazione del sonno, con scosse elettriche, con pestaggi, con l’isolamento…vivono lo stesso incubo dei rapiti del 7 ottobre; in modo diverso ma ugualmente barbaro.
Tra loro molti sono in arresto amministrativo, vale a dire tenuti in prigione senza che abbiano mai potuto vedere un avvocato, senza che sia loro stato notificato il motivo dell’arresto e senza che ci sia un habeas corpus di cui avvalersi. Non fa differenza se adulti o minorenni; questi ultimi, anzi, rarissimo se non unico caso al mondo, vengono giudicati da un tribunale militare.
Non deve far scalpore, dunque, apprendere che negli incontri funzionali ad un cessate il fuoco, a fronte di una cinquantina tra ostaggi ancora in vita e deceduti, Hamas chieda la liberazione di svariate centinaia di palestinesi.
Infatti nella stragrande maggioranza si tratta di semplici pedine usate da molto prima del 7 ottobre per tenere sotto scacco ( ricatto ) le relative famiglie, o di individui colpevoli di reati minori ma puniti con pene sproporzionate, o di semplici sospettati che, in linea con la strategia della guerra preventiva, sono stati arrestati secondo una filosofia secondo cui il dubbio del più forte vale più della necessità della prova.
Questo significa ( ed è molto triste constatare una realtà che costringe a ragionare di uomini in termini di merce di scambio ) che Hamas una volta consegnati i 50 ostaggi non avrebbe più potere contrattuale, mentre Israele dopo averne consegnato mille, se ne potrebbe procurare altri mille come e quando volesse.  
Ma non dobbiamo stupirci.
Approfondendo un poco la storia, ci renderemmo conto che da sempre Israele naviga indisturbato nell’illegalità e nel terrorismo tra l’ignavia noncurante del mondo.
Fin dal suo nascere come Stato, quando con la Nakba ha espulso 750.000 palestinesi dalle loro case e dalle loro terre, e poi per loro non ha emanato in risarcimento, nonostante gli fosse stata intimata con la Risoluzione 194 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nessuna Legge del Ritorno.

Fulvio Baldoino

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