Sul peso dell’onnipotenza

Chissà se Dio è contento dell’attribuzione dell’onnipotenza che gli si associa.
Unitamente all’unicità, all’onniscienza, alla bontà, all’onnipresenza, all’eternità-infinità, essa è una caratteristica che sùbito la nostra mente per ragioni storiche e culturali tende a collegare con il concetto che in Occidente si ha di Dio e che è sostenuto dalla dottrina cristiana.
Bisogna allora sottolineare che per i politeisti un Dio non è mai onnipotente, neanche quando, come Zeus, è il più potente di tutto il resto del pantheon.
Se Hera accecata dalla rabbia per i tradimenti del marito, punisce le di lui terrene amanti, egli, preso da pietà per loro, può solo intervenire con un qualche stratagemma e cercare di attenuare la pena inflitta, ma non cancellarla.
La mitologia ci dice per esempio della ninfa Callisto che sessualmente posseduta da Zeus, dovette subìre la vendetta di Hera, sicché si trovò trasformata da bellissima ragazza in un’orsa.
Ebbene, quel che fece Zeus non fu riportarla al suo stato precedente come pure avrebbe desiderato, ma sottoporla ad una seconda trasformazione riparativa: da animale feroce a brillare nel cielo notturno come costellazione: l’Orsa Maggiore.
Dai monoteisti Dio è invece davvero considerato sempre onnipotente? Non per tutti, ma certo per la stragrande maggioranza sì.
L’onnipotenza è un concetto di un tale peso e di una tale pervasività che coloro i quali, come i cristiani, lo legano al proprio modo di concepire Dio, potrebbero pensare, facendolo, di compiacerlo ed esaltarlo rispetto agli dei di altre culture.
Ma, appunto, è proprio così?
Bontà e onnipotenza davvero possono stare insieme senza vicendevolmente negarsi ( per non parlare del ginepraio che si trova davanti il teologo che al fine di restare fedele al Dio unico e personale deve contemplarne anche l’eternità-infinità e farle coesistere con l’onniscienza… ).
E’ davvero un “favore” che si fa a Dio? E’ davvero un contributo alla diffusione della sua gloria?
O non è un insopportabile peso quello di cui lo si carica talché egli ne farebbe…volentieri a meno?
La domanda sorge perché egli si troverebbe esposto, per così dire, alla più aspra ed esiziale delle querele.
Espressa da Giobbe, ma fatta propria da un’infinità di altri, ognuno a suo modo.
Dal filosofo al pastore, dal re al mendicante, da Auschwitz a Gaza: “Perché Dio che è buono e può tutto, permette che questo accada?”.
Significa forse che non è buono o completamente buono? Oppure, come sospetta il teologo Sergio Quinzio, che non è del tutto onnipotente?
Sono domande filosofico/teologiche profonde, e tuttavia per intuito drammaticamente passibili di essere sentite da tutti ( in modo più o meno represso a seconda del cosiddetto timor di Dio che ciascuno coltiva e in cui è stato coltivato ), giovani e vecchi, eruditi e ignoranti, ciascuno secondo la propria particolare storia e sensibilità.
Ma se si cerca per essere più asettici possibile una domanda che esuli dal contesto esistenziale e si rivolga alla pura logica, allora ci si accorge che l’attribuzione della onnipotenza a Dio è marcatamente aporetica e mette in crisi chi sostiene la conciliabilità di fede e ragione.
Omaggiare Dio dell’onnipotenza non nasconderà una sottaciuta egoistica occasione di esserne i fruitori?
Riconoscerlo onnipotente dunque, per avanzare poi la pretesa, sentita come giusta e logica, che sia risolvente e provvidenziale.
Svariate sono le domande che vanno a contrastare con una formula al primo sguardo totalmente rassicurante, ma che porta con sé nascoste difficoltà forse insormontabili:
“Dio può far sì che A sia Non-A? Che il risultato di 2+7 sia 3? Che un evento passato non sia mai stato?
Per portare il ragionamento ad un livello più concreto e impressivo, vale la pena di trascegliere un quesito che per i termini icastici con cui è posto, impedisce ( e ha impedito, essendo stato formulato per la prima volta mille anni fa ) di eludere il problema:
“Può Dio creare un masso così pesante da non permettergli di sollevarlo?”.
Con ciò si chiude la questione? Da questo paradosso non si esce? L’aporia non si scioglie?
Non sappiamo.
Probabilmente se ne discuterà ancora a lungo, e sarà fonte di diatribe e reciproci anatemi.
Quel che è certo è che essa ci induce ad essere meno immediati nell’equiparare in automatico la verità del milieu storico e socio-culturale in cui siamo cresciuti con la verità tout court.