Sugli angeli caduti in un secondo tempo

Genesi 6, 1- 4 :

Ora avvenne che gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e nacquero loro delle figlie. Vedendo i figli di Dio che le figlie degli uomini erano belle, si presero per mogli quelle fra esse che loro piacquero. Disse allora il Signore: “Il mio spirito non contenderà per sempre con l’uomo, perché è carne; il suo tempo sarà di centoventi anni “.
Ora, in quel tempo, c’erano sulla terra dei giganti, e ve ne furono anche dopo che i figli di Dio entrarono dalle figlie degli uomini e queste partorirono loro dei figli: Essi sono i forti, gli uomini famosi sin dai tempi antichi.

E allora, chi sono i “figli di Dio” di cui si parla?
Forse il suggerimento più significativo per fornire una risposta, teologi, biblisti e filologi l’hanno avuto dai versetti 5 e 6 della “Lettera di Giuda” del Nuovo Testamento:

A voi quindi, che una volta avete appreso ogni cosa, voglio ricordare che il Signore, dopo aver salvato il popolo dall’ Egitto, in un secondo tempo fece perire quelli che non credettero ed anche gli angeli, quelli che non serbarono il loro primato, ma abbandonarono la loro dimora, li ha tenuti legati con catene eterne, nel fondo delle tenebre, per il giudizio del gran giorno.

Si tralasci la difficoltà di pensare che degli esseri asessuati siano presi dalla voglia di unirsi sessualmente a delle femmine umane, e che possano farlo.
Quello che richiede soprattutto di essere chiarito è piuttosto come simili angeli abbiano preferito la Terra al Paradiso dopo ( e cioè dando vita ad un evento immerso nella temporalità ) che già era stato creato il… creato, con uomini ( e donne ) che non soltanto c’erano, ma anzi si moltiplicavano.
E perciò dopo la ribellione di Lucifero avvenuta “simul ab initio temporis”.
Tommaso d’Aquino infatti si rende conto della insufficienza e debolezza degli argomenti finalizzati a tenere insieme l’idea di un Dio che non avrebbe creato il male pur avendo creato ogni cosa materiale e spirituale ( vale a dire anche gli angeli ), con quell’altra per cui Lucifero il male se lo sarebbe trovato davanti come opzione.
Perciò la battaglia fra il medesimo e l’arcangelo Michele la propone non nell’eternità ma nell’eviternità, ovverossia in una situazione particolarissima in cui si sta a cavallo tra l’eterno e il tempo.
Il che alla stregua di un Giano bifronte consentirebbe a Lucifero di non essere creato e scacciato per e in un unico atto divino, come sarebbe inevitabile se fosse accaduto tutto nell’ambito dell’eterno; ma neanche di essere cacciato dopo la sua creazione, perché non si potrebbe nell’eviternità parlare di tempo ma di inizio del tempo…
Eviternità: una sorta dunque di terra di nessuno infinitesimale, o, se si preferisce, una sorta di punto il quale, per definizione, è ma senza bisogno di avere una precisa dimensione; o qualcosa del genere non meglio identificato e tuttavia adottato a rendere funzionale una visione che possa tentare di mettere insieme cose altrimenti in palese conflitto.

Sorge allora una dirompente questione: se la defezione di Lucifero e dei suoi sodali all’inizio dei tempi non è stata l’unica ma è stata seguita da quella degli angeli di Genesi 6, ciò costituisce un pericoloso precedente per la narrazione che si è sempre privilegiata al fine di spiegare l’esistenza del male.
Dotati, come asserisce la Chiesa, di libero arbitrio, gli angeli di oggi non rappresenterebbero più una garanzia, potendo diventare i diavoli di domani.
L’angelologia parla di una scelta irreversibile fatta da Lucifero, con la quale risulta in modo definitivo chi è restato fedele a Dio e chi lo ha tradito.
E dunque come è ammissibile che ci siano stati degli angeli i quali “non serbarono il loro primato, ma abbandonarono la loro dimora”?
Sembra proprio di dover parlare a buon diritto di “scelta”, cioè di quella operazione mentale che si fa nel tempo o non si fa; anche perché i verbi “serbare” e “abbandonare” indicano inoppugnabilmente che esisteva un “prima” per la cosa che, appunto, non si serba e si abbandona.
Ciò implica come, accaduto una volta ( nel tempo, dunque, perché se si avalla l’eviternità le volte sarebbero già una e mezza ), possa accadere una seconda nel momento in cui alcuni o, al limite, tutti gli angeli, decidessero di abbandonare il Cielo per la Terra.

Fulvio Baldoino

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