Stabilicum: l’ennesima legge elettorale fatta per vincere, non per votare

In Italia le leggi elettorali non nascono mai per migliorare la democrazia. Nascono quando qualcuno teme di perdere le elezioni.
E così, puntuale come una finanziaria in deficit, arriva l’ultima creatura della politica italiana: lo Stabilicum.
Il nome già tradisce l’obiettivo. Non rappresentare meglio gli italiani, ma stabilizzare il potere. Possibilmente quello di chi scrive la legge
Dopo MattarellumPorcellumItalicum e Rosatellum, mancava solo il passo finale: una legge che dica apertamente ciò che da anni si tenta di fare in modo più elegante — decidere prima chi governerà, lasciando agli elettori il compito di confermare.

La governabilità come alibi permanente
La parola chiave è sempre la stessa: governabilità.
Un termine diventato il rifugio retorico di una politica incapace di costruire consenso reale. Se gli elettori votano in modo frammentato, invece di chiedersi perché i partiti non convincono più nessuno, si cambia la legge elettorale.
Lo Stabilicum promette miracoli:

  • vincitore certo la sera stessa,
  • maggioranza blindata,
  • Parlamento addomesticato.

Tradotto: meno incertezza politica, ma anche meno peso del voto reale.
Perché con un forte premio di maggioranza basta arrivare primi, non convincere la maggioranza degli italiani.

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Minoranza nel Paese, maggioranza in Parlamento
Il rischio è noto ma evidentemente accettato:
un partito o una coalizione con il 30-35% dei voti potrebbe ritrovarsi con il controllo pieno del Parlamento.
Una scorciatoia democratica presentata come modernizzazione istituzionale.
Il messaggio implicito è quasi brutale:
gli elettori producono caos, quindi serve correggerli.

Il vero problema che nessuno vuole dire
La verità è più scomoda.
L’instabilità italiana non nasce dalle leggi elettorali ma dalla crisi della politica.
Partiti senza radicamento, leadership personali, coalizioni costruite per sopravvivere e non per governare. E soprattutto un dato che terrorizza tutti: milioni di cittadini che non votano più.
Ma invece di recuperare fiducia, si preferisce cambiare le regole del gioco.
È più semplice riscrivere il sistema che riconquistare gli elettori.

La grande ossessione: evitare sorprese
Lo Stabilicum risponde a una paura precisa: l’imprevedibilità del voto.
Il Parlamento, da luogo di rappresentanza, diventa così un meccanismo di ratifica. Le elezioni servono meno a scegliere e più a legittimare decisioni già incanalate.
Una democrazia semplificata.
Troppo, forse.

Stabilità o controllo?
Ogni riforma elettorale italiana viene annunciata come definitiva. Nessuna lo è mai stata. Perché la vera regola non scritta è semplice: la legge elettorale dura finché conviene a chi governa.
Lo Stabilicum non fa eccezione.
Promette stabilità, ma rischia di produrre l’effetto opposto: maggioranze artificiali, opposizioni radicalizzate e cittadini sempre più distanti da un sistema percepito come manipolato.
E allora la domanda resta lì, inevitabile:
se per governare serve cambiare continuamente le regole del voto,
il problema è davvero la legge elettorale…
o chi chiede di riscriverla ogni volta?

https://www.metropolitano.it/

Alla fine lo Stabilicum non è soltanto una proposta tecnica.
È il sintomo di una politica che non si fida più nemmeno degli elettori.
Perché quando il voto diventa imprevedibile, invece di cambiare la politica si cambiano le regole del voto. Quando i cittadini si allontanano, non ci si chiede perché: si costruiscono maggioranze artificiali sperando che bastino a governare.
Ma la stabilità imposta per legge somiglia molto a quei palazzi tirati su in fretta: stanno in piedi finché non arriva la prima scossa vera.
E la scossa, oggi, ha un nome preciso: astensionismo.
Se milioni di italiani non votano più, non è perché manca lo Stabilicum, il Rosatellum o qualsiasi altro -ellum.
È perché cresce la sensazione che scegliere serva sempre meno.
Si può blindare il Parlamento.
Si può garantire una maggioranza.
Si può perfino decidere il vincitore la sera stessa.
Quello che nessuna legge elettorale riuscirà mai a garantire è il consenso.
E senza consenso, anche la stabilità diventa solo un’illusione istituzionale

ITALO ARMENTI

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