SOLDI NOSTRI, O DI CREDITORI, PUBBLICI E PRIVATI?

Trovo persino patetico che, oggi come tante altre volte in passato, io mi trovi qui a difendere quelli che dovrebbero essere diritti acquisiti e inalienabili come la proprietà privata del denaro che abbiamo accumulato col nostro lavoro.
Invece, non è più così. Avendo a disposizione fondi illimitati, nonché i canali mediatici, in anni di paziente lavaggio del cervello, ci hanno convinto che digitale è bello, e contante è out.
Anni di diatribe sul presunto contrasto alla mafia, sugli evasori fiscali, sulla comodità e sicurezza di non dover andare in giro coi contanti in tasca.

Alcune delle immagini che compariranno sulle nuove banconote in euro, già da quest’anno: Maria Callas, Leonardo da Vinci, Marie Curie, Miguel de Cervantes et al. Una lodevole iniziativa, forse per farsi perdonare l’euro digitale, senza volto e contraddistinto dall’estrema aleatorietà circa la sua reale proprietà

E, dopo che ci hanno convinti, ecco la fregatura. E scopriamo che il contante non è un relitto del passato (come avevano qualificato anche l’oro), ma l’unica certezza di possesso del denaro che sono riuscito a mettere da parte. Beninteso, non in banca, su un conto pignorabile senza preavviso, nottetempo, da una pletora di aventi titolo, alla pari dei ladri.
Da un lato inneggiano alla privacy, dall’altro alla trasparenza, senza accorgersi che sono un ossimoro. Hanno addirittura fabbricato il Garante della Privacy, uno tra i tanti Garanti i cui stipendi sono inversamente proporzionali alla loro utilità.
Non sto sfoderando parole in libertà, sto creando il preambolo per arrivare alle conseguenze di questa follia digitale.
Il governatore della BCE, Christine Lagarde, ha fieramente anticipato l’uscita prossima ventura dell’euro digitale [VEDI], per cui non dovremmo più tenere denaro cartaceo in tasca, in un mondo in cui la parola sicurezza appare tanto quanto la sua mancanza reale. Obiezione: ma allora a che pro la parallela uscita delle nuove banconote? Specchietti per le allodole? Basterà metterne in circolo una quantità irrisoria, giusto per i numismatici, che finiranno per l’imboscarle tutte. Come i francobolli commemorativi per i filatelici. O le 500 lire d’argento.
Per la verità, enti pubblici, fisco e naturalmente banche, la pratica di soffiarti soldi alla chetichella la applicano già da anni, con o senza l’autorità di un giudice. Si parla tanto di burocrazia. Ma questa vale per noi cittadini, mica per loro, che si fanno le leggi ad hoc per scavalcare le mene dell’iter giudiziario: troppo lungo, gioca a favore dei delinquenti, quali vengono marcati tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, quasi sempre per mancanza di fondi, non riescono ad ottemperare al moltiplicarsi delle gabelle e al susseguirsi di regole emesse a frequenza ravvicinata per accelerare i prelievi coatti.

Per i trombati ci sono sempre posti d’oro. L’ex ministro Brunetta è saltato su un ente dichiarato inutile e in via di abolizione, e l’ha rivitalizzato con la sua augusta presenza. “C’è in quanto ci sono io”. Mi chiedo cosa farà tutto il giorno. Il piccoletto s’è attribuito uno stipendio adeguato alla sua competenza: € 215.000 l’anno. Poi, sembrandogli insufficiente, se l’è gonfiato a € 310.000. Ciò è sembrato eccessivo persino alla casta, che, con moral suasion, l’ha convinto ad “accontentarsi” di € 215.000. Poveretto. Però, tutti dichiarati; mica evade le tasse, lui.

Finché continueranno ad alzare le pensioni su base %, dalle più basse alla più alte, non si farà che confermare l’attuale abisso tra le une e le altre. Hanno, giustamente, elevato a € 1000 il limite di impignorabilità, ma la promessa di usare aumenti ad almeno due cifre per le pensioni minime è rimasta lettera morta, fingendo di non vedere che, con la minima a € 630/mese, si può morire di fame

Ormai lo sappiamo bene, ce lo dice perfino la TV, l’Italia è ogni giorno più povera, nonostante i proclami autocelebrativi della Meloni. Quindi, per estrarre il proverbiale sangue dalle rape, bisogna attrezzarsi per incamerare quanto regole e leggi a protezione dei creditori stabiliscono vada dovuto. Del resto, le tasse sono sempre inferiori alle allegre spese di chi siede sugli scranni dai governi e in cascata fino ai Comuni. Brunetta insegna.
Ci sono due modi per farvi fronte: abbassare le spese o alzare le tasse. La prima opzione fa ribrezzo a qualsiasi ente pubblico; e basta guardare alle loro prebende, alla loro vita “istituzionale” che fa a pugni con la situazione economica generale: dai voli di Stato, davvero “alle stelle”, alle auto blu e alle scorte anche per l’ultimo rampollo della casta, fino ad arrivare al menu di Camera e Senato, con prezzi che neanche una trattoria d’infimo ordine. Non pasci di tutto ciò, si danno anche ai furti, ovunque se ne presenti l’occasione. Non elenco, basta guardare i giornali o persino la TV. Si scopre che il periodo più mesto della nostra vita, causa Covid, è stato la grande occasione per l’abbuffata, dai nostri politici su su fino ai vertici UE e OMS. I passati terremoti hanno funto da manuale.

Quando si crede di non dover rendere conto a nessuno in virtù dell’emergenza. Conte e von der Leyen durante il Covid si sono comportati come monarchi assoluti, acquistando a loro discrezione mascherine e vaccini. Acquisti per miliardi. Pur già super pagati, l’avidità ha avuto il sopravvento. E adesso che li abbiamo colti con le mani nel sacco, si schermiscono, rifuggono da ogni spiegazione. Segreti di Stato. Conte alfine cede alla pressione mediatica: si presenterà in Commissione, ma senza giuramento! Proviamo a farlo noi davanti a un giudice

Quindi, noi dovremmo pagare le tasse che questi farabutti ci impongono di pagare, mentre loro sguazzano nel più disgustoso benessere? Tasse per giunta sul già tassato: l’Iva cos’altro sarebbe? Se ho già pagato l’Irpef, perché, i soldi residui li gravi di una sovratassa, che non scalfisce il benestante, ma affama il più povero?
La Meloni, peraltro, oltre a non aver mantenuto neppure una delle promesse elettorali, s’è premurata, per raschiare il fondo del barile, dapprima di mantenere la tassa televisiva a € 7/mese. Poi, quasi subito, ci ha ripensato, e l’ha alzata a € 9/mese. Indi, per non lasciare niente di esentasse, ha pensato di tassare anche ogni pacchetto di provenienza entra-UE. Prima butta lì € 2 a pacchetto. Poi lascia perdere. Poi ci ripensa: facciamo € 3 dal 1° luglio.
Tutte tasse e balzelli che toccano la parte più bassa della popolazione, mentre non osa tassare gli extraprofitti (se non come “prestiti”) delle società energetiche e delle banche, né osa adeguare il 3% di tasse sui colossi del web, per non contrariare Trump, che minaccia nuove sanzioni a chi osasse farlo.   

Gates, Zuckerberg e Bezos, al vertice dei colossi web. Ossia, i privilegiati dal nostro fisco, che si rifà sui cittadini, con incursioni sui loro conti correnti, in vista di ulteriori agevolazioni grazie all’euro digitale, di proprietà della BCE. In tal modo, non potremo più usare i nostri soldi a nostra discrezione, ma solo se, al momento della spesa, riceveranno il placet del sistema.

  Parimenti, il governo non si azzarda a chiedere neppure un minimo contributo di solidarietà per i meno fortunati, dai ricconi multimilionari o miliardari. E guai a interrompere il fiume di miliardi verso quel pozzo senza fondo che è l’Ucraina, dipinta come eroica combattente anche per noi, per difenderci dalle mire espansionistiche della Federazione Russa: la più colossale bufala, inventata per sopperire con la produzione di armi ad un’industria automobilistica in ritirata e cercare di mantenere alto il Pil. Mentre l’UE fornisce all’Ucraina armi in grado di colpire l’intero territorio russo, mi chiedo quanto ancora durerà la pazienza di Putin nei confronti di chi quelle armi all’Ucraina le fornisce, divenendo di fatto cobelligerante.

Last but not least, anche il corpo giudiziario grava sui conti dello Stato. Hanno già paghe mensili che noi mortali neanche a vita. Se poi guardiamo le sentenze che emettono… Invece di aumentare l’organico e lavorare con la dovuta imparzialità, preferiscono gonfiarsi la paga

Sic stantibus rebus, è lapalissiano che i ricchi lo saranno ogni giorno di più, a spese di coloro che sbarcano a malapena il lunario, o anche no. Ci sarebbero gli ingredienti per una sommossa a furor di popolo. Ma mancano i numeri: ancora troppi i veri evasori/elusori, nelle fasce medio alte; quelli che scorrazzano con SUV per le strade e con barche nei porticcioli. Mentre il Paese è venduto a pezzi a sceicchi arabi o a società immobiliari straniere, come ho già documentato nei miei ultimi articoli. Del resto, è a loro che l’Italia fa l’occhiolino, con una flat tax su misura. Tanto che la Penisola attrae sempre più miliardari, accanto ad un crescente numero di poveri. Altro che lotta alle diseguaglianze. Milano è la città italiana col maggior numero di milionari stranieri e insieme di delinquenti col coltello alla mano.
Concludo con una notizia savonese. A differenza della sua sorella maggiore, Genova, il Comune di Savona non ha voluto aderire alla rottamazione quinquies, che il governo aveva esteso agli enti locali, ma in forma volontaria. L’adesione avrebbe portato ad un più facile pagamento delle cartelle pregresse, sgravate di sanzioni e interessi. L’ICA, Imposte Comunali Affini, con sede in Roma, alla quale anche il Comune di Savona si affida per ricuperare i propri crediti, ha quindi carta bianca nel pignorare i conti dei piccoli commercianti morosi: quelli che vivono borderline, in bilico tra sopravvivenza e chiusura. E bloccare il conto di un’azienda simile significa impedirle di lavorare; ma la cosa non sembra minimamente preoccupare coloro (i burocrati comunali, e figurarsi gli esattori di Roma) che su quell’altrui lavoro ci campano. Come conseguenza, è stato recentemente notato che molti negozi hanno dichiarato un improvviso guasto dei POS, chiedendo ai clienti il pagamento in contanti. Misura momentanea, ovviamente; ma che dimostra quanto nelle emergenze il contante sia l’ultima boa cui aggrapparsi per non restare a tasche vuote in qualsiasi momento.

Quello che dice un rabbino a proposito di soldi va sempre ascoltato con attenzione. In genere i suoi sono consigli riservati ai soli ebrei. Ma proprio per questo, quando sfuggono dal recinto, sono ancor più preziosi. E qui fa proprio un panegirico del contante, ultima forma di libertà finanziaria: una lezione per tutti gli italiani che si sentono “fighi” a pagare con la carta anche un caffè

A ulteriore dimostrazione di come il contante sia l’ultima salvezza dai metodi di tipo “israeliano” che molti enti pubblici adottano verso quanti non riescono ad osservare il fiume di adempimenti posti sulla loro strada, all’evidente ed unico scopo di far cassa sulle spalle dei meno abbienti. 

P.S. Due buone notizie! Qualcuno forse ricorderà i miei più recenti articoli, dove allargavo alla Puglia, e precisamente a Ostuni, nonché a Cala Finanza, Tavolara [VEDI e VEDI] un replay di ciò che avveniva nel bel mezzo del Canale di Otranto, sull’isola albanese di Sazan. Nell’uno e nell’altro caso, progetti sionisti, con fondi degli emirati arabi: la sporca accoppiata. Forse anche sorretti e incitati da quanto avveniva a Tirana, anche a Ostuni s’è innescata una vasta protesta popolare.
 Con risultato positivo: il TAR ha persino condannato il Comune a pagare le spese legali, in quanto la revoca dei permessi è avvenuta soltanto dietro la pressione popolare. Come dire: per Governo, Regione e Comune, il resort di lusso per milionari stranieri andava bene. Ecco come ci difendono gli enti che eleggiamo a governarci: sempre dalla parte dei soldi.
Seconda buona notizia. Stesso copione a Cala Finanza. Stavolta invece è stato il governo (direttamente Palazzo Chigi; forse la Meloni stessa s’è accorta della leggerezza compiuta) a bloccare il progettato resort di lusso, incalzato anche qui da massicce dimostrazioni popolari. [VEDI] Questa si chiama democrazia, non a parole, ma coi fatti. Il popolo dev’essere sempre vigile sui misfatti dei palazzi del potere, troppo sensibili alle sirene pecuniarie. Ma adesso bisogna pretendere l’abolizione della legge che istituiva le zone ZES, nata con ben altri intenti che quelli di agevolare la cementificazione dei luoghi di maggior pregio naturalistico. Altrimenti, i tentativi di snaturare quella legge non faranno che proliferare, attraendo i falchi stranieri come mosche.
E una cattiva. Edi Rama in Albania fa il duro e scatena la polizia con tutti i suoi mezzi più brutali contro i manifestanti per salvare l’isola di Sazan dalla speculazione dei figli di Trump. Evidentemente, l’osso che gli è stato promesso vince ogni residuo briciolo di onestà verso i suoi cittadini. Facile fare i duri dagli agi del palazzo presidenziale contro inermi cittadini, mandando ad attaccarli agenti in tenuta antisommossa. Edi Rama non è solo corrotto, è anche vigliacco. [VEDI]

Marco Giacinto Pellifroni 5 luglio 2026

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2 thoughts on “SOLDI NOSTRI, O DI CREDITORI, PUBBLICI E PRIVATI?”

  1. L’articolo pone una questione che va ben oltre il semplice utilizzo del contante: chi controlla davvero il nostro denaro? La crescente digitalizzazione dei pagamenti offre indubbi vantaggi in termini di comodità e tracciabilità, ma aumenta anche il potere di banche, intermediari e pubbliche amministrazioni di bloccare, pignorare o limitare l’accesso alle risorse economiche dei cittadini.
    Il caso citato , con la mancata adesione alla cosiddetta “rottamazione quinquies” e le conseguenze per piccoli commercianti già in difficoltà, apre un interrogativo politico prima ancora che economico: è più utile perseguire fino all’ultimo euro con strumenti coercitivi oppure favorire il recupero dei crediti consentendo a imprese e artigiani di continuare a lavorare?
    Il tema, in definitiva, non è essere favorevoli o contrari al contante, ma trovare un equilibrio tra il diritto dello Stato a riscuotere i tributi e il diritto dei cittadini a non essere schiacciati da procedure che, in alcuni casi, rischiano di trasformare un debitore in un fallito. Una fiscalità efficace dovrebbe recuperare risorse senza distruggere il tessuto economico che quelle stesse risorse le produce.

  2. La ringrazio per il suo commento. Lo inoltrerò, insieme all’articolo, al sindaco del Comune di Savona, retto da una giunta del c. d. centro-sinistra, ossia della formazione politica che ha perso di vista le sue origini, pervicace negatrice di ogni forma di mitigazione dei lavoratori in difficoltà, incurante di aggiungerli ai 5-6 milioni di incapienti, e insieme totalmente ignara della radice stessa del debito: la moneta creata e prestata dalle banche ai cittadini e gravata di interesse, madre di tutte le nostre sventure

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